Bologna Sport News
·16 settembre 2026
Bologna, Bernardeschi il perno di Palladino e le diverse alternative tattiche

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·16 settembre 2026

Il Bologna accoglie Palladino, il mister ha già le idee chiare per risanare la situazione.
Raffaele Palladino è consapevole che questo organico è stato concepito per svilupparsi attraverso il 4-2-3-1. La gestione di Domenico Tedesco ne proponeva una versione ibrida che ha finito per limitare i singoli: impostare per vie centrali senza un regista puro, affidandosi solo a mediani di rottura, complica la manovra; allo stesso modo, disporre di esterni capaci di far male negli ultimi trenta metri (Orsolini, Cambiaghi, Mbangula e Bernardeschi) e costringerli a badare più a rincorrere i terzini avversari che a puntare l’area si è rivelato un controsenso.
La Gazzetta dello Sport ha analizzato le diverse soluzioni a cui pensa Palladino, prima di tutte dare centralità a Bernanrdeschi. La rinascita del gruppo passerà dal restituire a ciascuno il proprio ruolo naturale. Bernardeschi agirà da punto di riferimento tecnico e carismatico: se il baricentro tornerà a salire, Federico potrà muoversi sia largo sulle corsie sia da trequartista centrale dietro la punta quando ci saranno Orsolini e Cambiaghi sulle fasce. Al netto della sua preferenza per partire dall’esterno, la priorità assoluta è ridare peso e continuità alla fase offensiva.
Le tracce del nuovo corso si vedranno a breve, forti del bagaglio maturato da Palladino nelle esperienze con Monza, Fiorentina e Atalanta. In riva all’Arno il tecnico ha dimostrato di non essere legato a dogmi fissi, adattando lo scacchiere agli uomini a disposizione: cominciò a metà agosto con il 3-4-2-1 per poi virare, a fine settembre dopo l’intervallo con la Lazio, su un 4-2-3-1 rimasto intonso ed efficace fino a febbraio. A Bologna le soluzioni non mancano e l’assetto si modellerà sulle caratteristiche della rosa.

Palladino mette Bernardeschi al centro del progetto (Photo by Gabriele Maltinti/Getty Images via OneFootball) Bologna Sport News
In vista dell’impegno imminente di sabato contro il Torino i margini per rivoluzioni sono ridotti, rimandando le prove tattiche più coraggiose alla sosta per le nazionali. Eppure il passaggio ai tre centrali resta un’ipotesi concreta sul tavolo.
Tedesco aveva chiuso la porta a questa soluzione («giocheremo solo a quattro»), ma l’organico offre interpreti adatti: una linea composta da Helland, Heggem e Theate è una pista percorribile, senza dimenticare Vitik e Casale, rimasti a secco di minuti nelle prime quattro gare. La rosa corta voluta dalla precedente gestione ha comunque lasciato in dote un centrale in più (proprio Casale), carta preziosa per impostare una retroguardia a tre.
Dalla Fiorentina al passato recente, Palladino ha spaziato dal 3-4-2-1 al 4-2-3-1, toccando anche il 3-5-2. L’aspetto cruciale sarà la ritrovata verticalità: il Bologna recente produceva gioco a ritmi troppo compassati, isolando gli attaccanti esterni e togliendo loro brillantezza e gol. Esaltate con Italiano e spente sotto Tedesco, toccherà al nuovo allenatore riattivare le ali e rimetterle al centro della manovra.







































