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·11 giugno 2026
Bologna, Tedesco: “Orsolini e Freuler pilastri! I piani su Castro e Rowe…”

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·11 giugno 2026

Domenico Tedesco si è presentato in conferenza stampa ai tifosi del Bologna. Ecco le sue dichiarazioni riprese da TMW…
Qual è il suo obiettivo minimo in questa avventura?
“Sono felicissimo e molto orgoglioso di aver ricevuto questo incarico importante. Ringrazio il presidente, il direttore Fenucci e i direttori Sartori e Di Vaio per la fiducia. Respiro già un feeling positivo e sono qui per ripagare la fiducia. Questo è un club importante con una storia altrettanto importante. Gli ultimi anni hanno dimostrato una crescita indiscutibile con la qualificazione in Champions League e la vittoria della Coppa Italia e l’obiettivo è proseguire in questa crescita. Credo che il gruppo sia molto positivo e motivato ed è quello che ho visto anche da fuori. Lavoreremo ogni giorno e tutto il resto verrà strada facendo. Abbiamo una buona base”.
Qual è il sistema di calcio che ci vuole presentare?
“Questa squadra è stata costruita per giocare a quattro in difesa, poi davanti si vedrà: 4-3-3 o 4-2-3-1. Mi piace un gioco Ad fluido, offensivo, propositivo, con giocatori coraggiosi”.
La stimola o la spaventa il paragone con Italiano e Motta?
“Voglio fare i complimenti ai tecnici che mi hanno preceduto perché hanno fatto un ottimo lavoro facendo crescere anche i singoli individui”.
Quanto le è rimasto il Bologna nei pensieri dopo il primo approccio di due anni fa?
“Molto, perché quando ho iniziato a conoscere la gente che lavora per il club ho trovato un’onestà incredibile: parole e obiettivi chiari. Di solito non si dice sempre la verità quando si approccia un nuovo allenatore, invece qui è stato diverso. Bologna è rimasta nei miei pensieri fortemente”.
Che messaggio vuole dare a giocatori e tifosi?
“Il messaggio che do è ‘divertiamoci’. Sia per i tifosi allo stadio sia per i giocatori sia per il mio staff. Siamo fortunati a poter lavorare nel calcio e deve essere un divertimento”.
Ha avuto modo di parlare con Riccardo Orsolini?
“No, ma è stata una mia scelta ponderata non sentirlo perché dal momento che ne avrei sentito uno avrei dovuto sentire tutti. L’unico con cui ci sono stati contatti è stato Lorenzo De Silvestri perché con lui c’è una situazione in essere importante. Comunque è logico che vorrei che Orsolini diventasse una bandiera di questo club”.
Quanto c’è di italiano nel suo modo di fare calcio?
“Sono cresciuto italiano, a casa parliamo italiano e mangiamo italiano. I miei calciatori preferiti sono sempre stati italiani ed ho sempre seguito allenatori italiani. Calcisticamente sono nato in Germania lavorando per circa 11 anni nello Stoccarda e poi nell’Hoffenheim, ma a parte questo ho molto di italiano in me”.
Se chiamasse Freuler che cosa gli direbbe?
“Innanzi tutto gli farei i complimenti per la carriera e poi forse come sta andando la preparazione al Mondiale. Sul Bologna? Forse arriveremo anche a parlare di quello”.
Quando ha pensato che sarebbe diventato un allenatore?
“Da calciatore ero scarso e lento (ride, ndr). All’età di 18 anni ho iniziato ad allenare i bambini nel mio paese perché c’era un allenatore italiano che necessitava di una mano avendo più di 30 bambini. È nato per gioco e poi è diventata una cosa seria”.
Ha già detto che c’è una buona base, ma questa squadra può tornare in Europa?
“È presto per parlare di Europa, non dobbiamo pensarci ora perché si rischia di perdere qualcosa sull’inizio della stagione. L’importante è lavorare giorno per giorno e poi si vedrà”.
Ha una scansione fissa del lavoro settimanale o tende a variare?
“Siamo abituati con il Fenerbache a giocare ogni tre giorni. Ora si può programmare meglio e cambiare qualcosina. Sappiamo già come programmare la settimana”
Si è espresso con la società sul futuro di Rowe e Castro?
“La società conosce bene la rosa e i singoli giocatori. È importante che tutto venga discusso all’interno. Chiaro che sono giocatori importanti, ma vedremo. E importante la tempistica perché fa parte del calcio che a volte succedono degli imprevisti. lo comunque sono fiducioso e rilassato”.
Quanto conta per lei come allenatore la carta d’identità dei calciatori? Qual è il suo rapporto con i giovani?
“Venendo da un settore giovanile mi piace lavorare con i giovani perché si vedono progressi e miglioramenti e ti dà soddisfazione. Ad alti livelli non conta l’età, sarebbe sbagliato puntare solo sui giovani o solo sull’esperienza. Quello che conta è la prestazione durante gli allenamenti e durante le gare, ma non l’età”.
Ha già parlato con la società di quali giocatori potrebbero lasciare il Bologna? Potremmo vedere Ferguson più vicino alla porta?
“Un conto è vedere un gruppo di giocatori in televisione o in video e un altro è vederlo sul campo. Non è la Playstation, abbiamo a che fare con essere umani che hanno idee e sentimenti. Prima di spostare un giocatore bisogna vedere il suo carattere e il suo feeling, ascoltare e poi prendere una decisione. Ferguson ha dimostrato di poter giocare in più ruoli ma voglio conoscerlo e parlarci”
Che idea ha di Raimondo?
“Vorrei averlo con noi dall’inizio. È un giovane molto interessante e quantomeno vorrei vederlo in sede di preparazione. So che è molto richiesto ma vorrei giudicarlo sul campo perché gli 11 gol segnati con il Frosinone sono un bel biglietto da visita”.
Che legame ha con la Calabria?
“Sono nato a Rossano ma sono di Bocchigliero. È un paese che amo e voglio bene alla gente di lì. Fino a 17 anni passavo le mie vacanze lì con Domenico Berardi con il quale facevamo un torneo di calcio. Ora sono 8 anni che non torno perché non ho più i parenti lì, ma sono molto legato a quella terra”.
Ha già un’idea della rosa che vorrà costruire?
“Mi piacciono le rose snelle. Se c’è necessita con l’Europa si deve ampliare il numero di giocatori, ma senza Europa mi piacerebbe avere un gruppo di 17-18 persone perché tutti potrebbero essere titolari. Più giocatori si ha e più giocatori sono scontenti e insoddisfatti. Alla fine tutti vogliono giocare e accettano meno volentieri la panchina. Avendo giocatori ibridi che possono ricoprire più posizioni vorrei avere una rosa più snella. L’ideale sarebbero 20 giocatori, più 4 portieri”.
Cosa l’ha colpita del Bologna? Ci dice almeno un giocatore del quale ha parlato con la società?
“Ho incontrato il direttore Giovanni Sartori due anni fa e fu molto onesto dicendomi già quali giocatori avrebbero abbandonato il club, seppur poi tra noi non si fece nulla. Mi aveva colpito la sua onestà. Adesso non abbiamo ancora parlato dei calciatori”.
Che pensiero si è fatto sul maxi Mondiale che inizierà oggi?
“In Belgio avevamo iniziato già a preparare questo Mondiale. Penso sia difficile perché prevede spostamenti in diverse città e tante squadre che vi partecipano. Ma posso dire che un Mondiale senza Italia ha un sapore diverso”.







































