Bonny a tutta ruota: «La mia prima maglia da calcio è stata dell’Inter, era destino. Chivu è uno competitivo. San Siro? Lo stadio più grande del mondo» | OneFootball

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·1 giugno 2026

Bonny a tutta ruota: «La mia prima maglia da calcio è stata dell’Inter, era destino. Chivu è uno competitivo. San Siro? Lo stadio più grande del mondo»

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Bonny, l’attaccante dell’Inter si racconta nel format ufficiale della Lega tra retroscena e campo: ecco tutte le sue parole

I riflettori del canale ufficiale della Serie A si accendono su Ange-Yoan Bonny. Il giovane attaccante dell’Inter è infatti il protagonista assoluto di “La trama del gol“, lo speciale approfondimento che analizza le giocate e le reti più spettacolari del campionato. Arrivato a Milano per mettersi a disposizione di Cristian Chivu, il classe 2003 ha ripercorso i momenti chiave della sua crescita e l’impatto con il mondo nerazzurro, svelando anche alcuni retroscena legati ai suoi inizi e alle sue passioni.

SULLA SUA PASSIONE PER IL CALCIO – «Ho sviluppato la passione per il calcio perché mia madre mi trovava iperattivo e aveva provato con il judo, ma non ha funzionato per calmarmi. Così ha detto che serviva più spazio, più terreno: abbiamo provato con il calcio e mi è piaciuto subito. È la mia passione, ho la fortuna di averne fatto il mio lavoro, ed è ciò a cui gioco da quando ero piccolissimo. La prima maglia da calcio che mi ha comprato mia madre era quella dell’Inter, quindi penso che sia destino».


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SUL PERCORSO PER DIVENTARE PROFESSIONISTA – «Per diventare un professionista nel calcio penso che bisogna lavorare sodo, ma soprattutto bisogna amare molto il calcio: è un impegno quotidiano, bisogna volerlo davvero, con tutto te stesso. Ho giocato la mia prima partita da professionista a 16 anni a Chateauroux, da lì è partito tutto. Penso di essere un giocatore a cui piace collaborare con gli altri, che ama divertirsi, che ama dribblare. Un giocatore moderno. Il ritmo in campo è importante perché è ciò che detta tutto, e bisogna fare le cose al ritmo giusto. Se si è troppo in ritardo, l’azione non va fino in fondo; se si è troppo in anticipo, non va bene. Il ritmo è come le note musicali».

SUL SUO ARRIVO IN ITALIA – «A parte il calcio, non conoscevo affatto l’Italia: per me era il Paese della pasta, della pizza, non ne sapevo molto. Quando sono arrivato, sono rimasto piacevolmente sorpreso: la gente è accogliente, molto affettuosa. All’inizio è stato difficile, sono arrivato giovane a Parma, ma la gente, i giocatori e lo staff mi hanno accolto bene. Da quando sono in Italia mi chiamano Angelo: mi piace!».

GIOCARE A SAN SIRO – «Non mi sarei mai immaginato di giocare a San Siro perché per me è lo stadio più grande del mondo: giocarci con il sostegno dei tifosi è qualcosa che mi emoziona sempre. Penso che, indipendentemente da chi ci sia, quando lo stadio è pieno e tutti cantano, sia uno dei migliori sentimenti che si possano provare nella vita. Il fatto che ci siano molti calciatori francesi passati da qui, e che anche io ho avuto la fortuna di far parte di questo gruppo, è anche motivo di orgoglio. Vogliamo seguire le orme dei grandi giocatori come Vieira e Marcus (Thuram, ndr)».

SULLA SUA ESULTANZA – «Festeggio in questo modo perché è uno scherzo, un video che faceva ridere me e i miei amici, ed è un modo per dedicar loro ogni mio gol. Un po’ come il pirata che si copre l’occhio. È diventato il nostro segno distintivo, di tutti noi, mio e dei miei amici di infanzia».

SUL SUO RAPPORTO CON CHIVU – «Come persona è uno competitivo. Poi è un grande burlone, gli piace ridere, è una brava persona. È ancora giovane, quindi questo aiuta. Penso a noi due, che l’anno scorso lottavamo per la salvezza con il Parma, e oggi abbiamo lottato per vincere titoli: è una bella lezione di vita ed è bellissimo».

SUL FUTURO E I SUOI SOGNI – «Se non fossi stato un calciatore… Non avrei avuto tempo di pensarci. Il mio sogno nel calcio è continuare su questa strada e continuare a migliorare, ma soprattutto continuare a vincere titoli. Al di fuori del calcio, sogno la prosperità della mia famiglia. Tra molto tempo, quando smetterò con il calcio, penso che vorrei che mi ricordino come un giocatore che, prima di tutto, ha vinto titoli, ma anche come uno che ha dato tanto e che si è divertito molto».

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