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·29 giugno 2026
Brasile-Giappone 20 anni dopo: dal record di Ronaldo il Fenomeno alla trappola di oggi di Ueda e compagni

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Oggi, la delicata sfida dei sedicesimi di finale dei Mondiali 2026 tra Brasile e Giappone catalizza l’attenzione degli appassionati. Una gara secca, dove sbagliare significa tornare a casa, che inevitabilmente fa riavvolgere il nastro dei ricordi fino all’estate del 2006, quando le due nazionali si incrociarono nella fase a gironi del Mondiale in Germania. Quella partita, terminata 4-1 per i verdeoro, è entrata di diritto nella storia del calcio.
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Il 22 giugno 2006, a Dortmund, la sfida aveva un sapore del tutto particolare. Sulla panchina giapponese sedeva infatti una divinità calcistica brasiliana, Zico, chiamato a tentare l’impresa proprio contro il suo Paese. Il miracolo sembrò prendere forma al 34′, quando Keiji Tamada trafisse Dida con un sinistro fulmineo, portando i Samurai Blu in un clamoroso e inaspettato vantaggio.
L’illusione, però, si spezzò in fretta. Prima dell’intervallo il Brasile rialzò la testa, per poi scatenare tutto il suo strapotere tecnico nella ripresa:

Dalla storia al presente: vietato abbassare la guardia – CalcioNews24.com
A vent’anni di distanza da quella notte di Dortmund, il contesto è radicalmente mutato. Il 4-1 del 2006 era figlio di un calcio in cui il divario tecnico e di mentalità tra Sudamerica e Asia era ancora piuttosto marcato. Oggi, nel tabellone a eliminazione diretta di questo Mondiale 2026, il Brasile si ritrova di fronte un Giappone profondamente diverso.
I Samurai Blu non sono più la squadra volenterosa ma ingenua di un tempo: sono una realtà matura, tatticamente solida e letale nelle transizioni rapide, capaci di esaltarsi proprio contro le corazzate, piena di individualità spumeggianti (Nakamura, Maeda, Ueda: dateci un’occhiata oggi e dite se non farebbero bene nella nostra Serie A). Se nel 2006 la Seleção poté permettersi un avvio compassato, subendo lo schiaffo prima di reagire, oggi sa benissimo che ogni distrazione potrebbe essere fatale. Il Brasile parte inevitabilmente con i favori del pronostico, ma per conquistare gli ottavi di finale servirà quella concretezza che Ancelotti ha dovuto immettere subito nel corpo della squadra, andando a correggere immediatamente quei difetti emersi in maniera preoccupante nell’approccio della gara d’esordio con il Marocco.







































