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Calcionews24

·28 marzo 2026

Bruno, da eroe del calcio a killer: il caso dell’omicidio di Eliza Samudio

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Bruno, da eroe del calcio a killer: il caso Eliza Samudio. La prima puntata del podcast originale di CalcioNews24 “Il lato oscuro del calcio”

CalcioNews24 presenta la prima puntata del podcast originale Il lato oscuro del calcio. Questo format esplora le vicende più drammatiche e oscure avvenute lontano dal campo.

Il primo episodio ricostruisce il tragico omicidio di Eliza Samudio. Il colpevole principale della vicenda è Bruno, ex portiere del Flamengo, condannato in via definitiva come spietato mandante dell’assassinio della compagna.


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Un’accurata indagine giornalistica per svelare i retroscena di un delitto che ha sconvolto tutti.

IL LATO OSCURO DEL CALCIO: IL CASO DI ELIZA SAMUDIO

Chiudete gli occhi e immaginate il boato di uno stadio gremito. Settantamila persone che urlano il tuo nomee e ti venerano. Diamo per scontato che chi indossa la fascia da capitano sia un eroe, un modello da seguire. Ma vi siete mai chiesti cosa succede quando, dietro la maschera dell’idolo, si nasconde la mente di un brutale assassino?

Questa è la storia di quando il calcio incontra il suo lato più nero. Un caso che ha squarciato l’anima del Brasile: l’omicidio di Eliza Samudio.

Siamo nel 2010. Bruno è sul tetto del mondo. È il portiere e il carismatico capitano del Flamengo, la squadra con la tifoseria più imponente del Sudamerica. È a un passo dall’indossare la maglia della Nazionale ai Mondiali. È ricco, potente e intoccabile. Ma c’è una crepa in questa vita perfetta, che rischia di far crollare il suo impero: Eliza Samudio.

Eliza ha 25 anni, è una modella. L’anno prima ha avuto una relazione con Bruno ed è rimasta incinta. Lui, uomo sposato e all’apice della fama, le intima di abortire. Ma Eliza dice no. Sceglie di portare a termine la gravidanza, dà alla luce il piccolo Bruninho e inizia una battaglia per il riconoscimento e il mantenimento. Per un uomo come Bruno, abituato ad avere il mondo ai suoi piedi, questo è un affronto. È una minaccia al suo conto in banca e alla sua immagine pubblica. E decide di risolvere la questione in modo definitivo.

Nel giugno del 2010, con la finta promessa di voler trovare un accordo pacifico, Eliza viene attirata nella tenuta del portiere e da quel momento, di lei non resta che un’eco nel vuoto.

Quando la polizia inizia a indagare, scoperchia un abisso di orrore che supera la più macabra delle sceneggiature. Le confessioni rivelano che Eliza viene sequestrata dal braccio destro di Bruno, e consegnata a un ex poliziotto riconvertito a spietato sicario. Eliza viene strangolata. Ma ucciderla non bastava. Bisognava cancellarla. Il suo corpo viene fatto a pezzi: in parte dato in pasto ai cani del sicario, in parte sepolto sotto una colata di cemento. Di lei non verrà mai più ritrovato nulla. Il piccolo Bruninho, di soli 4 mesi, viene ritrovato vivo in una baraccopoli, abbandonato a dei conoscenti dei criminali.

E qui, la storia prende una piega ancora più inquietante. Perché in un mondo normale, l’opinione pubblica si sarebbe stretta attorno alla vittima. Ma questo non è un mondo normale: è il mondo del calcio malato.Mentre emergevano i dettagli raccapriccianti del delitto, una parte enorme del Paese, dei media e dei tifosi iniziò a processare… Eliza. La macchina del fango si mise in moto per proteggere il campione. Lei venne etichettata come un’arrampicatrice sociale che voleva rovinare la carriera di un bravo ragazzo. Fuori dai tribunali, c’erano tifosi con la maglia del Flamengo che intonavano cori per Bruno, sminuendo l’omicidio come se fosse stato solo un “banale errore” causato da una donna avida. Una misoginia spaventosa, usata per condizionare il processo.

Ma questa volta il tifo non ha fermato la legge. Nel marzo del 2013 Bruno viene condannato a 22 anni e 3 mesi di carcere come mandante, per sequestro di persona e occultamento di cadavere. I suoi complici subiscono pene altrettanto severe. Nessun corpo ritrovato, ma testimonianze e tracce bastarono per far crollare il mito. O almeno, così sembrava.

Perché la giustizia, a volte, ha tempi e modi che lasciano l’amaro in bocca perchè il fischio finale non è stato definitivo. Nel luglio del 2019, dopo aver scontato meno di metà della pena, Bruno ha ottenuto il regime di semilibertà. Dal gennaio del 2023, gli è stata concessa la libertà condizionale. Oggi, Bruno è un uomo libero.

Non solo: negli anni successivi alla condanna, ha tentato più volte di tornare a giocare nelle serie minori. E la cosa più agghiacciante è che ci sono state società disposte a ingaggiarlo e tifosi pronti a chiedergli un autografo o un selfie con il sorriso sulle labbra.

Ma c’è un ultimo dettaglio in questa storia, un dettaglio che sa di giustizia poetica. Il piccolo Bruninho, il figlio che Bruno voleva cancellare dal mondo, oggi è un adolescente. È cresciuto con la nonna materna e ha una grande passione. Gioca a calcio. Fa il portiere, Bruninho difende la rete, onorando il nome di sua madre e portando sulle spalle il suo cognome.

Bruno pensava di aver eliminato il suo problema, credeva che il suo pubblico lo avrebbe assolto per sempre. Ma oggi, mentre lui cerca disperatamente di ricostruire un’immagine a brandelli, l’eredità di Eliza vive e lotta proprio su quel campo da calcio che lui credeva di dominare.

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