Calcio e Finanza
·3 agosto 2026
Cairo: «Mancini Ct è una scelta di Malagò. La Serie A voleva Conte in Nazionale»

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·3 agosto 2026

Urbano Cairo torna a parlare toccando i temi caldi dell’estate tra Nazionale, Federazione e, ovviamente, il futuro del Torino. Intervistato dalla Gazzetta dello Sport, il presidente granata è stato tra i pochi dirigenti di Serie A a esporsi pubblicamente dopo l’ultima assemblea di Lega, alla presenza della FIGC Giovanni Malagò e degli ormai ex dirigenti rossoneri Paolo Maldini e Leonardo.
Cairo ricostruisce la vicenda che ha portato alla nomina di Roberto Mancini come commissario tecnico: «Sappiamo come sono andate le cose. Malagò ha voluto indicare prima il direttore tecnico impegnandosi a convincere Maldini e poi sulla scelta di Pirlo il problema dello sponsor russo legato alle scommesse ha fatto cadere tutto». E aggiunge, senza troppi giri di parole, chi porta ora la responsabilità delle scelte federali: «Malagò era il candidato a presidente federale della Lega di A a cui poi si sono aggiunte altre componenti. Oggi è lui il responsabile delle scelte, da parte mia riceve un grande in bocca al lupo».
Il presidente del Torino non nasconde però quale fosse la sua preferenza personale per la panchina azzurra. Secondo Cairo la scelta giusta sarebbe stata Antonio Conte: «Lo avrei scelto perché è necessario dare un impulso forte all’attività, in modo da partire subito bene. Conte lo stimo aveva già fatto bene in Nazionale, una Nazionale che non era chissà cosa, specie in attacco. Era motivato, poteva essere l’uomo giusto».
Una preferenza che secondo Cairo era condivisa da buona parte del mondo Serie A: «Vero in Lega c’era una propensione per Conte ct, Malagò ha scelto diversamente».
Il presidente granata allarga poi lo sguardo alle dinamiche di potere del calcio internazionale, criticando alcune scelte del presidente Fifa Gianni Infantino.
«Infantino ha fatto alcune buone cose, – ha dichiarato – come sviluppare la raccolta dei diritti tv del Mondiale e della Coppa del Mondo per club, altre onestamente non le ho capite. A partire dalla squalifica tolta a Balogun: il calcio deve essere intoccabile».
Duro anche il giudizio sull’ipotesi di cedere quote del Mondiale a investitori esterni: «Una decisione presa così, quasi dall’oggi al domani. No, le scelte vanno condivise senza seguire una politica personalistica».
Il tema più delicato resta comunque quello del futuro societario. Cairo, alla guida del Torino da quasi ventun anni, ribadisce la propria apertura a una cessione qualora si presentasse un acquirente adeguato: «Ho preso il club dal fallimento e fatto cose buone e altre meno. Capisco che la gente vuole qualcosa in più. Se c’è qualcuno che arriva che è abbastanza ricco da poter mantenere la squadra, tifoso perché bisogna esserlo, sono disponibile a vendere».
Il presidente respinge però i paragoni con altre proprietà più munite di capitali, come quella del Como: «Ognuno sa quello che può fare: il Como in tre anni ha investito 400 milioni, io non li ho, devo essere crocefisso per questo?». Al momento, precisa, non sono arrivate offerte scritte.
Cairo chiude l’intervista escludendo un possibile impegno diretto in politica, spiegando di voler continuare a dedicarsi alle proprie aziende e ai dipendenti del gruppo Rcs, editore anche della Gazzetta dello Sport, quotidiano che dichiara di leggere ogni sera subito dopo il Corriere della Sera. Un settore che cambia: «La tendenza al digitale è ineluttabile ma i numeri della carta scendono meno velocemente di quanto preventivato. Serve però mantenere un livello alto».







































