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·6 maggio 2026

Calcio in lutto: è morto Evaristo Beccalossi, storico campione dell’Inter

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Il mondo del calcio piange la scomparsa di Evaristo Beccalossi, ex fantasista e bandiera dell’Inter, morto nella notte tra martedì e mercoledì 6 maggio alla Poliambulanza di Brescia, dove era ricoverato. Avrebbe compiuto 70 anni il prossimo 12 maggio. Da oltre un anno le sue condizioni di salute erano peggiorate a causa di un’emorragia cerebrale che lo aveva colpito nel gennaio 2025 e che lo aveva costretto a un lungo coma durato 47 giorni.

Nato a Brescia nel 1956, classico numero 10 dal talento puro, era stato soprannominato “Dribblossi” da Gianni Brera. Cresciuto nel settore giovanile del Brescia, passò all’Inter nel 1978, dove fino al 1984 collezionò 216 presenze tra campionato e coppe, segnando 37 gol, tra cui una doppietta nel derby vinto 2-0 il 28 ottobre 1979. Con la sua fantasia fu uno dei protagonisti dello scudetto nerazzurro della stagione 1979/80 e della Coppa Italia conquistata nel 1981/82.


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Dopo l’arrivo a Milano di Hansi Müller fu ceduto alla Sampdoria, con cui vinse la prima Coppa Italia della storia del club nella stagione 1984/85. In carriera vestì anche le maglie del Monza e del Barletta, chiudendo nel 1987. Rimasto nel mondo del calcio, fu poi dirigente e opinionista televisivo.

Il ricordo dell’Inter

Profondo il cordoglio dell’Inter, che ha voluto ricordarlo con un lungo messaggio: «Ci sembra impossibile. Nelle pieghe dei ricordi e nella vita di tutti i giorni, Evaristo era sempre uno di noi. Ineffabile, come i suoi dribbling, unico, come il suo modo di trattare il pallone».

Il club nerazzurro ha poi sottolineato il valore del suo talento: «Il talento non si impara. È un dono – si legge nel messaggio del club –, al massimo lo si alleva, con la testardaggine di chi è destro di piede e fin da bambino allena il sinistro nel garage di casa fino a diventare mancino, ambidestro, praticamente onnipotente con entrambi i piedi. Quello di Evaristo Beccalossi era limpido, abbagliante, in contrasto con una continuità di rendimento che a volte veniva meno nel corso delle partite ma che, sempre, gli veniva perdonata, dai compagni e dai tifosi».

«Fantasista: precisamente, Beccalossi. Gianni Brera lo aveva ribattezzato “Driblossi”. L’arte di dribblare, di saltare gli avversari: azzardi sfrontati, quasi sempre riusciti, con leggerezza. Il bello del calcio – continua il ricordo del club – il modo più romantico per far innamorare i tifosi». Indimenticabile anche il ritratto tracciato da Peppino Prisco: «Lui non giocava con il pallone, era il pallone che giocava con lui. Lui non lo calciava, l’accarezzava riempiendolo di coccole».

Nel ricordo dell’Inter scorrono le immagini di una squadra entrata nella storia, quella guidata da Eugenio Bersellini verso il 12° scudetto, con compagni come Giuseppe Baresi, Alessandro Altobelli e Gabriele Oriali: «Oriali, Marini, Baresi correvano, Beccalossi inventava. E segnava, forniva assist, dipingeva traiettorie». E resta anche uno dei cori simbolo di quella stagione trionfale: «Con Beccalossi e Pasinato vinceremo il campionato», intonato dai tifosi nerazzurri nel 1980 e diventato parte della memoria collettiva interista.

Genio e imprevedibilità, qualità che lo stesso Beccalossi raccontava con disarmante sincerità: «Quando arrivavo a San Siro i compagni non sapevano se avrebbero giocato in 10 o in 12: dipendeva solo da me». Più dei numeri, dei gol e dei trofei, resta il ricordo di un calciatore capace di accendere la fantasia dei tifosi: «Beccalossi è sempre stato l’uomo dei sogni: quello che ti poteva regalare una magia, in qualsiasi momento».

«La cosa più bella a mio avviso era che il popolo interista si identificava in noi. Ho lasciato un buon ricordo anche al giorno d’oggi», aveva detto. Un ricordo che oggi diventa memoria collettiva, tra malinconia e gratitudine. «Non solo un buon ricordo, ma anche un orgoglio profondo nell’aver avuto il “Becca” nella storia del Club. E quella malinconia che si mischia alla tristezza profonda di queste ore ci accompagna con l’ennesimo dribbling della vita di Evaristo», ha concluso l’Inter.

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