Inter News 24
·18 aprile 2026
Cannavaro rivela: «Fu la società a cedermi alla Juventus. Arrivai all’Inter con grande voglia, ma l’infortunio cambiò tutto…»

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Fabio Cannavaro è tornato a parlare della sua esperienza con la maglia dell’Inter durante un’intervista esclusiva rilasciata ai microfoni di Prime Video. Il difensore napoletano, che ha vestito il nerazzurro tra il 2002 e il 2004 prima del passaggio alla Juventus, ha analizzato con sincerità quel periodo storico della sua carriera. Ecco, di seguito, le sue dichiarazioni.
SUL SUO TRASFERIMENTO ALL’INTER – «Una bella batosta perché vado all’Inter con grande voglia e determinazione di far bene perché era un salto importante da Parma. Una realtà completamente diversa, c’è chi viveva a Como e chi a Milano, io avevo deciso per Milano: non c’era il gruppo che c’era a Parma ma era una grande squadra quindi ci sta, non devi essere amico per forza».
SULLA SUA PRESENTAZIONE IN NERAZZURRO – «Non posso mai dimenticare la presentazione: non giocai titolare, Cuper mi fece entrare dopo e tutto San Siro fece “ooooh”. Moratti a fine partita venne e mi disse: “Guarda, una cosa del genere l’ho vista solo con Ronaldo”. Eccezionale».
SULL’INFORTUNIO – «Però finimmo il ritiro a ottobre a Como, non posso mai dimenticare, faccio un intervento, metto il piede a terra e sento una fitta sulla tibia. Ci mettiamo solo un mese per capire che era una frattura da stress grazie a Silvano Cotti: avevo fatto risonanze, TAC, ma non avevo fatto radiografie. Faccio quella e c’erano nove fratture da stress di cui una sottilissima e aperta: l’errore è stato mio perché dovevo fermarmi. Ero arrivato da poco, prendevo infiammatori ogni giorno per fare allenamento perché volevo dimostrare che potevo essere da Inter».
SU QUELLA STAGIONE – «Quell’anno le cose non andavano malissimo, arrivammo in semifinale di Champions che perdemmo col Milan: invece che fermarmi ho continuato ed è stato un errore perché in quell’anno avevo perso il 40% della forza della gamba sinistra».
SULLE CONSEGUENZE DELL’INFORTUNIO – «E’ stato un anno in cui ad un certo punto ho detto “voglio smettere”: andavo a fare visite ovunque e non riuscivo a risolvere il problema. Non eravamo male come difesa con Materazzi e Cordoba, però le mie prestazioni non erano all’altezza mia e dell’Inter: finimmo l’Europeo, mi fermo e da quel giorno dissi di non voler ritornare finché non stessi bene».
SUL RECUPERO E LA CESSIONE – «Feci due mesi senza mai appoggiare il piede a terra, col fisioterapista dell’Inter cominciammo un programma in cui facevo solo forza e bicicletta ogni giorno. Il campionato riprendeva il 12 settembre e dissi a Mancini: “Una settimana prima vengo e sono pronto”. Mi ripresentai alla Pinetina e cominciai a correre normalmente: mi chiamò Oriali e mi disse “ti abbiamo venduto”. Risposi: “Ma adesso che sto bene mi avete venduto?”. Lui: “La società ha deciso perché voleva cambiare vendendo me e Bobo”. Andai alla Juve e poi arrivarono Calciopoli e intercettazioni: ma andai alla Juve a guadagnare meno che all’Inter, non è che sono voluto andare alla Juve, sono le circostanze che mi portarono lì».
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