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Alessandro De Felice ·12 luglio 2026
💣CAOS Lazio, clima 🔥 protesta e Stati Generali, Lotito PROVOCA i tifosi🤯

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Alessandro De Felice ·12 luglio 2026

La Lazio vive ormai su due piani paralleli. Da una parte c’è la società, che presenta le nuove maglie, apre la campagna abbonamenti e affida a Gennaro Gattuso la ricostruzione tecnica. Dall’altra c’è una parte sempre più ampia del popolo biancoceleste, scesa prima in strada e poi riunita agli “Stati Generali della Lazialità” per chiedere un cambio di gestione, maggiore dialogo e un coinvolgimento concreto nella vita del club.
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A rendere ancora più esplosivo il clima sono state le date scelte dalla Lazio: le divise sono state lanciate il 2 luglio, giorno della manifestazione contro Claudio Lotito; Gattuso è stato invece presentato l’11 luglio, appena un’ora prima dell’inizio degli Stati Generali.
Due coincidenze che i gruppi organizzati hanno interpretato come tentativi di creare dei diversivi mediatici. La società non ha mai confermato questa lettura, ma il muro contro muro appare ormai totale.
Il primo atto è andato in scena giovedì 2 luglio. Il corteo è partito da Ponte Milvio e ha raggiunto lo Stadio Flaminio, attraversando due luoghi simbolici della storia laziale.
Le stime della stampa hanno parlato di oltre 25mila partecipanti, mentre dal palco è stata rivendicata una presenza vicina alle 30mila persone: numeri normalmente associati a una vittoria, non a una protesta contro la propria società.
L’invito dei gruppi era stato chiaro: indossare una maglia della Lazio e “colorare Roma”, trasformando il dissenso in una manifestazione d’amore per il club.
Nel mirino non c’erano Gattuso o i calciatori, ma Lotito e quella che viene definita una progressiva “de-lazializzazione”: poca comunicazione, ambizioni ridimensionate, continui cambi in panchina e una squadra costruita attraverso un mercato sostanzialmente a saldo zero.
Poche ore prima del corteo, la Lazio e Mizuno avevano presentato ufficialmente le maglie Home e Third per il 2026/27. La prima, nel tradizionale celeste, presenta un colletto a polo e il monogramma “SSL900” impresso sul tessuto, riferimento al 1900, anno di fondazione del club. La terza è invece blu navy, con dettagli dorati e grafiche ispirate ai mosaici e alle antiche pavimentazioni di Roma.
Un lancio normalmente destinato a monopolizzare social e siti ufficiali, ma finito inevitabilmente dentro la contestazione. Per i tifosi non si è trattato di una semplice scelta commerciale: la contemporaneità con la manifestazione è stata letta come la prima risposta mediatica di Lotito alla piazza. Una sensazione rafforzata nove giorni più tardi, quando si è ripetuto uno scenario quasi identico.
Sabato 11 luglio, alle 17, il Teatro Manzoni ha ospitato gli “Stati Generali della Lazialità”. Oltre 500 sostenitori hanno riempito la platea e diverse persone sono rimaste all’esterno per l’eccessiva affluenza.
L’evento, durato quasi quattro ore, è nato dal movimento creato da Alberto Ciapparoni e Federico Marconi, promotori della petizione contro Lotito che ha raccolto circa 50mila adesioni.
Sul palco si sono alternati giornalisti, rappresentanti delle istituzioni e personaggi legati alla storia laziale: Massimo Maestrelli, Matteo D’Amico, Gabriele Pulici, Walter Sabatini in collegamento, Michele Plastino, Guido De Angelis, Luigi Bisignani, Francesco Rutelli e il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca.
Si è parlato anche del futuro dello Stadio Flaminio, della sostenibilità economica del club e delle modalità con cui proseguire la protesta.
Il risultato più concreto dell’incontro è stato il “Manifesto della Lazialità”, un documento pensato per raccogliere valori, richieste e aspirazioni della comunità biancoceleste.
Tra le proposte emerse c’è la creazione di un’associazione strutturata di sostenitori, ispirata ai supporters trust inglesi, che possa dialogare con la società e rappresentare formalmente i tifosi nelle questioni legate al futuro del club.
Il messaggio non riguarda soltanto una possibile cessione. Gli organizzatori chiedono trasparenza, risorse, rispetto della storia e una presenza stabile dei laziali nei processi decisionali.
Alle 16 dello stesso sabato, a Formello, la Lazio aveva programmato la presentazione ufficiale di Gennaro Gattuso. Gli Stati Generali sarebbero iniziati soltanto un’ora più tardi.
La reazione dei gruppi organizzati è stata durissima. La scelta è stata definita “l’ennesima provocazione” e “un tentativo disperato e inutile di creare un diversivo mediatico”.
Un’accusa che resta una lettura dei tifosi e non un’intenzione ammessa dalla società, ma che racconta la totale assenza di fiducia tra le parti.
Prima le maglie nel giorno del corteo, poi Gattuso nel pomeriggio degli Stati Generali: per la piazza laziale, le coincidenze sono diventate troppe.
La protesta non si fermerà agli striscioni. I gruppi organizzati hanno invitato al boicottaggio degli abbonamenti e del merchandising, mentre Repubblica ha riferito che, nelle prime ore della nuova campagna, erano state acquistate meno di 100 tessere.
Secondo una stima del Corriere dello Sport, una stagione con l’Olimpico svuotato potrebbe provocare un danno vicino ai 20 milioni di euro tra biglietteria, abbonamenti e ricavi collegati.
Gattuso inizierà dunque il ritiro a Formello con un compito che va molto oltre il campo: ricostruire una squadra mentre intorno alla Lazio si combatte una battaglia identitaria, politica ed economica.
Da una parte Lotito continua a programmare la stagione; dall’altra il popolo biancoceleste prova a trasformare la protesta in un’organizzazione permanente. Nel mezzo c’è Ringhio, arrivato con l’elmetto quando la guerra era già cominciata.







































