Calcionews24
·14 giugno 2026
Capello: «Ronaldo il fenomeno? Era un leader negativo: portava i compagni a far baldoria. Così con il presidente del Real decidiamo di mandarlo via»

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Nel corso di una lunga intervista concessa al Corriere della Sera, l’ex allenatore e oggi opinionista Fabio Capello ha affrontato un tema che da sempre accende il dibattito calcistico: i più grandi calciatori della storia.
I MIGLIORI NEL CALCIO – «Quando davi la palla a Maradona vedevi qualcosa di unico. Come Pelé. Io ho giocato con Pelé in America, nel 1976: torneo del Bicentenario, Italia-Inghilterra-Stati Uniti, lui era con gli Stati Uniti. Per tutta la partita fece pochissimo. A dieci minuti dalla fine prese palla e ribaltò il match. Maradona, Pelé e Messi sono i tre geni della storia del calcio. Hanno fatto cose che gli altri non osano neanche pensare. Chi il più grande? Non riesco a scegliere. Sono nati a vent’anni di distanza l’uno dall’altro. Ogni vent’anni nasce qualcuno che calcisticamente inventa qualcosa di nuovo”»
RONALDO IL FENOMENO – «Ronaldo il fenomeno. Anche se per vincere l’ho dovuto mandare via. Ronaldo arriva infortunato al Real Madrid e un po’ mal messo, un po’ gordo, come dicono gli spagnoli. Gli chiedo quanto pesava ai mondiali in Giappone, che aveva vinto. Mi risponde: 84 chili. Era arrivato quasi a 94. Era un leader negativo: portava i compagni a far baldoria tutte le sere. Così con il presidente del Real decidiamo di mandarlo via. Mi chiama Berlusconi, mi chiede un parere, gli dico che era il giocatore più forte che avessi mai allenato. Il giorno dopo leggo la Gazzetta: Ronaldo al Milan. L’aveva già preso Galliani. Berlusconi mi aveva chiamato solo per capire che giocatore fosse»
GLI OLANDESI – «Cruijff? Un giocatore di grandissima qualità, molto altruista. Nel ’73 ho avuto la fortuna e la sfortuna di giocare contro di lui a Belgrado con la Juve, finale di Coppa Campioni. Ci dominarono. Da tecnico lui è stato molto bravo, ma anche un po’ spocchioso. Aveva una certa superbia, come tutti gli olandesi. È difficile spiegare a un olandese qualcosa di diverso; è sempre lui che ti spiega cosa devi fare. Esempio? Faccio comprare Seedorf. Aveva 19 anni, lo porto dalla Samp al Real Madrid. Dopo cinque partite, durante l’intervallo, dico ai ragazzi: non parlate di quello che è successo in campo; ora vi dico cosa dovete fare. Si alza Seedorf e comincia a dire la sua, a spiegare come si deve muovere la squadra. Mi alzo, vado da lui, mi tolgo la giacca e gli dico: ecco, avete un nuovo allenatore. Van Basten? No. Era molto serio, molto attento, molto educato»







































