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Milannews24

·15 maggio 2026

Cardinale parla, il Milan affonda: parole, slogan e zero autocritica. Dieci domande al numero uno di RedBird

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Il problema non è il fallimento sportivo. È l’assenza totale di identità. Le nostre 10 domande a Gerry Cardinale

Gerry Cardinale torna a parlare. E quando parla, ormai, nel mondo Milan si alza sempre la stessa sensazione: più marketing che calcio, più narrativa che sostanza. Nelle interviste rilasciate oggi a La Gazzetta dello Sport e Corriere della Sera, il proprietario rossonero ha ammesso che senza Champions sarebbe “un fallimento”, promettendo valutazioni su tutto e tutti.

Finalmente. Perché il fallimento il tifoso milanista lo vede da tempo. Non soltanto nei risultati, ma soprattutto nella confusione gestionale, nella perdita di riferimenti, nella continua sensazione che il Milan venga trattato come una start-up da ottimizzare e non come uno dei club più gloriosi del pianeta.


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Cardinale continua a ripetere di voler vincere, di voler essere un “Berlusconi 2.0”, di avere una visione moderna e sostenibile. Ma nel frattempo il Milan ha perso pezzi, anima e credibilità. E soprattutto ha perso il contatto col suo popolo.

Le 10 domande che Cardinale dovrebbe finalmente affrontare

1) Si è pentito di aver cacciato Maldini e Massara?

Perché da quel momento il Milan ha smesso di sembrare una squadra costruita da uomini di calcio ed è diventato un laboratorio finanziario. Paolo Maldini rappresentava identità, competenza, milanismo. Oggi manca tutto questo.

2) Come pensa di costruire un Milan vincente cedendo almeno un pezzo pregiato all’anno?

Non si costruiscono cicli vincenti smontando continuamente la squadra. I grandi club europei trattengono i campioni. Il Milan, invece, sembra costretto ogni estate a spiegare perché una cessione “sia sostenibile”.

3) Allegri resterà a prescindere?

Perché se ogni stagione finisce con “valuteremo tutto”, allora nessun progetto tecnico può avere credibilità. O si crede davvero in un allenatore oppure si cambia. Questa zona grigia logora tutti.

4) Ha intenzione di cambiare Furlani nel ruolo di AD? È soddisfatto del suo lavoro fino ad oggi?

Perché il tifoso fatica a capire dove stia andando il club. La comunicazione è fredda, distante, spesso arrogante. E i risultati sportivi non aiutano certo a difendere l’attuale dirigenza.

5) Perché dopo aver comprato i terreni a San Donato millantando di voler fare il nuovo stadio da solo lo fa ora insieme all’Inter?

Per mesi è stata venduta l’idea del “Milan indipendente”, del progetto autonomo, del futuro rossonero costruito senza compromessi. Oggi si torna a parlare di collaborazione con i nerazzurri. Qual è la verità?

6) A cosa serve Ibrahimovic se non a fare danni?

Figura ambigua, ruolo poco chiaro, dichiarazioni spesso fuori fuoco. Zlatan doveva essere il ponte tra società e ambiente. Finora sembra più un parafulmine mediatico che un dirigente utile.

7) Non si accorge che il Milan ha perso l’identità e la fidelizzazione col tifo che l’ha sempre contraddistinto?

Questo è il punto più grave. Il Milan non era soltanto una squadra: era appartenenza, stile, riconoscibilità. Oggi molti tifosi si sentono semplici clienti. E un club come il Milan non può sopravvivere solo di business plan.

8) Non si stanca a vedere i rivali cittadini vincere ogni anno?

Perché mentre il Milan parla di sostenibilità, l’Inter alza trofei. E nel calcio conta quello. Sempre. Il resto sono conferenze, slide e interviste costruite.

9) Cosa pensa dell’operato di Tare?

Perché anche qui regna il mistero. Strategie, ruoli, gerarchie: tutto sembra improvvisato, mai davvero definito.

10) Quando pensa di fare una conferenza stampa a Casa Milan con domande non decise a tavolino?

È questa la vera questione finale. Il Milan oggi comunica soltanto attraverso interviste controllate, senza contraddittorio, senza confronto reale. Ma i tifosi meritano risposte vere. Non slogan americani adattati al calcio italiano.

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