Calcionews24
·29 novembre 2025
Carlo Verdone: «Gasperini mi piace. I giocatori ora sanno dove devono stare, alcuni sono resuscitati. Ecco come vivo il calcio. Con Totti…»

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A Roma c’è grande entusiasmo per il primato dei giallorossi e ancora di più per la verifica di domani sera contro il Napoli. Carlo Verdone, che recentemente è stato il sindaco per un giorno della Capitale, ne ha parlato a La Gazzetta dello Sport.
L’ALLENATORE DELLA ROMA – «Quello è il compito più delicato di tutti, puoi essere fatto fuori in un attimo, se ne sbagli tre di fila la valigia è pronta, te ne devi anna’ perché hai tutti contro e i tifosi a volte sono una brutta bestia. Quando ho iniziato ad andare allo stadio io era diverso, più scenografico, non ricordo particolari scazzottate: è cambiato tutto dopo l’omicidio del povero Paparelli, da là c’è stata una svolta verso il peggio e il calcio non è più stato lo stesso».ANDARE ALLO STADIO – «Certo che ci vado, se non sto girando altrove ci vado sì! L’ultima che ho visto è stata Roma-Parma. Abbiamo giocato molto bene e abbiamo vinto. E ora siamo primi… Gasperini era stato annunciato come una persona che il pubblico avrebbe odiato, averlo scelto sembrava quasi un affronto alla città, forse perché si fa molto i fatti suoi. Ma se adesso vai da un romanista e gli nomini Gasperini, guai a chi glielo tocca!».GASPERINI PIACE – «Molto, i giocatori ora sanno dove devono stare, alcuni sono resuscitati, tipo Celik che è diventato improvvisamente un fenomeno, Mancini è sicuramente migliorato, Pellegrini risorto… E poi li sa mettere bene in campo, perché noi, diciamocelo, non abbiamo una squadra completa, ci mancano i centravanti e pure una fascia. Lui è comunque riuscito a mettere a posto il mosaico. Ha fatto un lavoro molto intelligente e di grande competenza, in questo momento è al massimo del mio gradimento».PRIMATO – «Già, io non mi faccio tante illusioni, mi basterebbe entrare in Champions League perché ci sono rivali al momento più complete. Certo, il Napoli ha Lukaku rotto e qualche altro infortunato, ma la squadra è solida, così come l’Inter. Al Milan bisogna stare attenti perché se azzecca due partite diventa tosta, quindi non mi faccio molte illusioni. Però sperare in qualcosa di importante non è male, alla fine la squadra c’è, i calciatori mi sembrano tranquilli, contenti del modo e della posizione in cui giocano, sono ben collegati, c’è molta empatia. Quindi siamo contenti anche noi, finalmente vediamo una squadra che ci dà delle soddisfazioni, andiamo allo stadio e diciamo: “Abbiamo vinto e abbiamo visto pure un bel gioco” oppure “Abbiamo perso, peccato perché abbiamo giocato bene”. Ora vengono prese con filosofia anche le sconfitte».ROMA IN VETTA, CITTÀ SILENZIOSA – «Perché nessuno se l’aspettava, è questa la cosa bella. Non facciamo tanto rumore perché siamo tutti quanti a bocca aperta, ma nello stesso tempo con i piedi per terra perché sappiamo che ci manca ancora qualcosa. Fortunatamente la squadra, per la disciplina che ha e per il gioco piacevole che offre, ci sta dando molto, quindi chissà dove arriverà, speriamo più in alto possibile. Certo, avessimo avuto Pruzzo vincevamo il campionato. Vediamo che succede a gennaio».COME VIVE IL CALCIO – «In modo diverso rispetto a un tempo. Prima andavo in Curva, ora ho la tribuna e non c’è niente di poetico, è tutto un salutare presunti amici, industriali… Negli Anni 70, quando non avevo i soldi, non ero nessuno e andavo in Sud era un’altra cosa».TOTTI – «Con lui siamo amici, veramente, però ci vediamo poco: lui fa una vita molto ritirata, io ne ho una anche troppo dinamica. Dobbiamo fare ‘sta benedetta cena da me da anni, sta diventando una presa in giro! Ma la farò, adesso che mi fermo con la promozione della serie la faccio».









































