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·15 settembre 2026

Carlos decisivo, Barella ovunque: i cinque momenti di Inter-Udinese

Immagine dell'articolo:Carlos decisivo, Barella ovunque: i cinque momenti di Inter-Udinese

Al fischio finale San Siro canta e applaude per un’Inter bella, pirotecnica, divertente e ancora vincente. È servito uno spavento iniziale per innnescare la scintilla, due gol subiti a freddo per far scattare la potenza offensiva dei nerazzurri. La quarta giornata di campionato porta con sé la seconda rimonta consecutiva in casa, sempre partendo da due gol di svantaggio: questa volta la squadra di Chivu ne ha segnati cinque, arrembante nella reazione e famelica nel chiudere i conti. Il match con l’Udinese regala altri tre punti, che portano il conto a quota dodici: quattro su quattro, punteggio pieno come non accadeva dal 2023/24, testa della classifica condivisa con la Roma, prossimo avversario in Serie A. Una partita scoppiettante e aperta, con momenti di bellezza calcistica da applausi scroscianti, con perle tecniche da boati di meraviglia sugli spalti.

Riviviamo la sfida tra Inter e Udinese attraverso cinque momenti, cinque istantanee rimaste negli occhi della quarta giornata di campionato.


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CARLOS, UN BOLIDE

Dopo sedici minuti di gioco, sul tabellone luminoso di San Siro si legge Inter-Udinese 0-2. I nerazzurri sono intorpiditi, colpiti a freddo da due affondi della squadra di Runjaic: la partita è tutta lì da giocare, ma bisogna trovare un lampo per riaprirla, un primo colpo per rispondere all'uno-due assestato dai bianconeri. Ed è un lampo, letteralmente, a riaprire la sfida. Al 26' Bastoni recupera un pallone a metà campo e l'Inter riparte, Mkhitaryan arriva a crossare dalla sinistra ma la difesa friulana respinge. La palla arriva sui piedi di Carlos Augusto, che stoppa e non ci pensa due volte: il brasiliano lascia partire un colpo di cannone da oltre 25 metri, il pallone vola che è una bellezza e si infila dritto in porta all'angolo alla sinistra di Okoye. Un diagonale potentissimo che rianima i nerazzurri e San Siro, un getto di acqua fresca per rimettere tutti in piedi dal torpore, il secondo gol consecutivo per Carlos dopo quello del Bernabéu: una rete che lo porta a eguagliare le sue partecipazioni ai gol dell'intera stagione passata. Un inizio col turbo di Carlos Augusto, sul pezzo e decisivo anche in fase difensiva: corre, recupera, intuisce, tiene alta la concentrazione. Dopo che l'Inter ha pareggiato i conti con Barella, il brasiliano è decisivo con una chiusura in anticipo su Unai Gomez: Miller porta palla sulla trequarti e gioca un uno-due con Davis, riceve il pallone di ritorno e tenta un filtrante per mandare in porta Gomez. Idea brillante, ma Carlos la legge in anticipo: chiude la linea di passaggio, impedendo allo spagnolo di presentarsi davanti alla porta.

L'ELETTRICITÀ DI BARELLA

Dopo il gol di Carlos Augusto, l'intensità della pressione nerazzurra sale vertiginosamente, e c'è un calciatore in particolare che sembra ricoprire tre o quattro posizioni contemporaneamente. Nicolò Barella è ovunque: azzanna gli avversari, sporca le linee di passaggio, si smarca e smista palloni, indica la via. Leader tecnico ed emotivo. Non è un caso che sia lui a realizzare il meritato pareggio nerazzurro, segnando un gol che è un manifesto del suo modo di stare in campo: nessuna palla è data per persa, nemmeno dopo esser caduto a terra. Barella, infatti, è letteralmente a terra pochi istanti prima di segnare il gol del 2-2: il 23 nerazzurro scivola in area di rigore dopo aver raccolto una sponda di Thuram, ma con tutta l'elettricità che ha in corpo trova il modo di rialzarsi in un istante e sfruttare lo slancio per dribblare e calciare. La posizione è defilata sul lato destro, ma Barella colpisce il pallone dall'alto verso il basso, imprimendogli un effetto che disorienta Okoye. La rete, però, non racconta interamente l'enorme contributo di Barella in campo: è lui a recuperare il pallone da cui parte l'azione del 2-2, è lui a lanciare Diouf creando i presupposti per il 3-2. Nicolò ruggisce e con lui lo stadio, chiama la squadra a raccolta con ampi gesti e torna di corsa a centrocampo: un'istantanea che racchiude il suo poderoso avvio di stagione, un segnale che il lavoro è appena iniziato.

ANCORA THURAM

Continua a metterci lo zampino, Marcus Thuram, allungando una scia che prosegue dal finale della passata stagione, quando a suon di gol il Tikus ha risolto le partite decisive per lo Scudetto. Dopo il colpo di testa del 2-2 col Napoli, contro l'Udinese è arrivato il gol che ha sigillato la rimonta, quello del 3-2. Dopo cinquantasette minuti di sportellate e di pressing, di iniziative sventate da Okoye e dalla difesa bianconera, Marcus si è fatto trovare pronto in area per girare in porta il terzo assist in campionato di Diouf. Come una settimana fa l'esultanza è rabbiosa, così come rabbioso è il suo atteggiamento in campo: aggressività, primo portatore di pressing sulla costruzione dal basso, voglia di recuperare, di trascinare. Thuram scivola sotto la curva, si indica il petto e poi si porta le mani alle orecchie, sciogliendosi finalmente nel suo classico sorriso. Un sorriso che va avanti da mesi con la maglia nerazzurra, con Marcus che da aprile ha preso parte a 12 reti in campionato (8 gol e 4 assist): solo Malen, con quindici partecipazioni attive, ha fatto meglio in Serie A nello stesso periodo. Una prestazione completa, quella contro l'Udinese, che a fine partita gli vale il premio di Mvp del match. Potente, trascinante, decisivo: non fermarti, Marcus!

LA MAESTRIA DI ZIELINSKI

"Alcuni, da lì, avrebbero calciato, ma ho visto che Pio si era smarcato bene e ho pensato di servirlo". Parole e musica di Piotr Zielinski, che al termine del match ha commentato in questo modo l'assist visionario che ha regalo a Pio Esposito la palla del 4-2. Un gioiello pensato ed eseguito in un istante, tagliando completamente fuori la difesa dell'Udinese, una perla a coronare una meravigliosa azione di qualità, di passaggi nello stretto, di intesa e di tecnica. Proprio la qualità è l'aspetto sottolineato da Piotr per raccontare la rimonta dell'Inter, una qualità che sgorga a meraviglia dai suoi piedi. Ennesima prova da architetto in mezzo al campo, una prestazione eccellente per qualità delle giocate, tempi, circolazione del pallone, sublimata da quell'assist sontuoso che ha permesso a Pio di realizzare il quarto gol, per mettere l'Inter definitivamente in controllo del match. Un tocco in verticale calcolato al millimetro, vedendo un corridoio stretto e appoggiando il pallone con un'imbucata che ha spiazzato i difensori bianconeri, pronti a immolarsi per respingere l'eventuale conclusione del polacco. Il risultato, invece, è stato quello di mettere Esposito davanti al portiere e far esultare San Siro per la quarta volta.

IL CONTRIBUTO DI TUTTI

Quando, al minuto 79, Bonny mette in porta il gol del 5-2, Thuram scatta dalla panchina per raggiungerlo alla bandierina del calcio d'angolo ed esultare con lui. Un gol voluto e cercato, quello di Ange-Yoan, che si è gettato in scivolata per ribadire in rete il salvataggio di Okoye sulla sua prima conclusione. Un modo per ribadire che anche chi entra a gara in corso è pronto al cento per cento a dare il suo contributo. L'abbraccio della squadra mostra il coinvolgimento di tutti, il livello di concentrazione mantenuto in campo testimonia la volontà di lasciare il segno. Chivu, a fine partita, ha ribadito l'essenzialità di questo aspetto in una stagione lunga e ricca di impegni, in cui l'Inter vuole essere protagonista. In cui i giocatori chiamati a entrare dalla panchina possono incidere ed essere decisivi: contro l'Udinese lo ha fatto Bonny e ci è andato vicino anche Stankovic, che al tramonto del match ha scheggiato il palo su calcio di punizione. L'Inter corre a punteggio pieno dopo quattro partite, spinta da un gruppo forte e unito, capace di reagire ai colpi e mantenere sempre la propria identità.

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