Carnevali: «Conte? È un amico e allenatore top, però non è mai stato un nostro pensiero. Spalletti? Di allenatori ne ho visti tanti, Spalletti è capace, insegna, è straordinario» | OneFootball

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·1 ottobre 2026

Carnevali: «Conte? È un amico e allenatore top, però non è mai stato un nostro pensiero. Spalletti? Di allenatori ne ho visti tanti, Spalletti è capace, insegna, è straordinario»

Immagine dell'articolo:Carnevali: «Conte? È un amico e allenatore top, però non è mai stato un nostro pensiero. Spalletti? Di allenatori ne ho visti tanti, Spalletti è capace, insegna, è straordinario»

Carnevali: «L’arrivo alla Juve? Ero concentrato sul Sassuolo, dovevamo ripartire. Sconfitta col Sassuolo? Se penso a quella partita mi rotolo per terra qui»

L’amministratore delegato e direttore generale della Juventus, Giovanni Carnevali, ospite del Festival dello Sport ha affrontato diversi temi cari in casa bianconera. Le sue parole:


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ARRIVO ALLA JUVENTUS – «L’arrivo alla Juve? Ero concentrato sul Sassuolo, dovevamo ripartire. Avevamo appena deciso di iniziare con Aquilani, avevo chiuso l’accordo. Tant’è che il mister il giorno dopo essere andato alla Juve mi ha detto: ‘Non potevi dirmelo?’. E gli dico: “Non lo sapevo neanche io! Il primo pensiero? Gioia ed emozione. Ma il primissimo è andato Sassuolo. Ho lavorato 13 anni lì, abbiamo costruito qualcosa di straordinario. In quel momento ho pianto, lasciavo una famiglia, creata da Squinzi. È grazie a loro se ora sono alla Juventus».

ELKANN – «L’ho sentito poco fa. Ho avuto la fortuna di lavorare con presidenti importanti, lui è un uomo straordinario. Non lo conoscevo prima. In questi giorni lo sto sentendo spesso, capisci la grande forza della persona. Basta vedere quanto è successo ieri, l’investimento ulteriore che è andato a fare: credere nella società, credere nella Juventus. Tutti dobbiamo fare qualcosa in più per essere riconoscenti verso di lui. L’obiettivo? Vincere».

OBIETTIVO CHAMPIONS – «Quello che conta è vincere. Sì, devi vincere. Ma devi anche capire come farlo. Col lavoro, costruendo una base solida, cercando di non fare cambiamenti ogni anni. C’è un percorso, e il percorso ti porta a ottenere un risultato. Quarto posto? È diventato più business che calcio, se arrivi in Champions è una cosa, altrimenti è un bagno di sangue. Noi non ci accontentiamo, l’obiettivo di tutti noi è quello di vincere».

SPALLETTI – «Sconfitta col Sassuolo? Se penso a quella partita mi rotolo per terra qui. È impossibile prendere dei gol così. Di allenatori ne ho visti tanti, Spalletti è capace, insegna, è straordinario. So che uomo e allenatore è. Abbiamo bisogno di tecnici come lui. Vorrei farvi venire a vedere un allenamento. Ha il suo carattere, ci mancherebbe. Ognuno è diverso dagli altri. Lui ha grande voglia di vincere. Non l’ho difeso, ho detto il mio pensiero, lui non ha bisogno di essere difeso da me. C’era una intervista su Radio Rai già programmata, abbiamo perso con il Sassuolo, cui vanno fatti i complimenti anche se è stata una sconfitta assurda. Si è scatenato tutto quello che di negativo ci poteva essere anche nei confronti di Spalletti».

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MAROTTA – «Con Marotta c’è un rapporto di amicizia che non si cancella. Lui oggi rappresenta un club che oggi è campione d’Italia, l’Inter, ma io sono alla Juve è c’è grande antagonismo. Le trattative con lui sono state sempre massacranti. Ognuno lavora per sé, io voglio che la Juve vinca e lui che vinca l’Inter. Lui è uno dei più grandi dirigenti. Fra 5 anni chi avrà vinto di più? Lui parte avvantaggiato perché ha una squadra che ha già vinto da anni. Ma se fosse una corsa dei 100 metri dico: i 100 metri sono lì in fondo, lavoriamo e poi ci vediamo lì in fondo».

CONTE – «È un amico e allenatore top, però non è mai stato un nostro pensiero. Oggi abbiamo bisogno di continuità. Nella Juve ci sono stati troppi cambiamenti. Possiamo sbagliare, ma dobbiamo costruire. Spalletti ha anche uno staff molto preparato. C’è anche unione, essere vicini serve soprattutto quando le cose vanno male. Poi conta il campo: le parole non contano un tubo».

DEL PIERO PRESIDENTE? – «In questi momenti capisco cosa significhi essere alla Juventus. Esce un nome da uno qualsiasi che non è un giornalista magari e tutti ne parlano, poi domani ne trovo un altro. Io non ho i social, non mi interessano, so quello che devo fare, per me non esiste nulla, non c’è niente di vero».

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