Calcionews24
·6 gennaio 2026
Casarin avvisa: «Arbitri? Bisognerebbe abbassare i toni. Sembra quasi che, vedendoli un po’ in difficoltà, i calciatori incrementino certe situazioni in gioco…»

In partnership with
Yahoo sportsCalcionews24
·6 gennaio 2026

Leggenda dei fischietti, scrittore e ancora oggi considerato una “linea-guida” di idee e buon senso per il mondo arbitrale. Paolo Casarin interviene sulle colonne de La Gazzetta dello Sport in un momento storico in cui il calcio sente il bisogno di rientrare nei binari di una valutazione più serena.Ecco il suo pensiero.
ABBASSATE I TONI «Bisognerebbe abbassarli, sì. Assolutamente. E in tutto questo è necessario che ogni componente debba collaborare: parlo anche dei calciatori e della piaga delle simulazioni. Vede… Sembra quasi che, vedendoli un po’ in difficoltà, i calciatori incrementino certe situazioni in gioco, le simulazioni appunto, che poi magari portano anche a certi rigori. Non devono fare i furbi: evitarlo aiuterebbe. Il calcio ha bisogno di tutti e questi… tutti hanno funzioni diverse ma devono andare nella stessa scia. Io dico solo questo: non serve e non fa bene fare i furbi, perché alla fine si diventa tutti colpevoli di fare il falso».L’ARBITRO CENTRALE «Certamente, perché è lui che deve decidere, è lui che ha la percezione del campo. Io sono favorevole all’arbitraggio umano. E il dialogo è non solo importantissimo ma fondamentale. Le racconto questa: ricordo una volta una gara della Juventus che arbitravo con Boniek appena arrivato in Italia. Io avevo lavorato in Polonia per cui certi epiteti in polacco li conoscevo bene. In quel primo tempo io faccio finta di niente ma da lui sento due paroline un po’ così. Vado avanti. Poi, all’intervallo, parlo con Scirea e gli spiego le cose. Che non era il caso insomma. Mentre parliamo arriva Zibì, col quale oggi c’è un rapporto amichevole: lui sbianca perché non sapeva che io… sapevo. Secondo tempo perfetto, niente paroline: il dialogo ha fatto finire tutto lì. Morale: ci si parla, ci si deve capire, si argomenta, ci si capisce e tutto può andare meglio».IL VAR «Il Var corregge e nasce per questo. Ed è una innovazione giusta, corretta. Ma i varisti mi sembra che ultimamente facciano i ricercatori, come se volessero trovare qualcosa. Guardi per Fiorentina-Cremonese… Il Var deve essere al servizio e non fare di più. Deve correggere. E’ anche un atto di umiltà, di amicizia e unione, andare verso la cosa giusta assieme. Quando c’è l’errore clamoroso, ecco, intervenga, sennò è appunto andare a fare i ricercatori… Per esempio: sfido chiunque, dal campo, vedere se quello a Bergamo dell’Atalanta fosse gol o meno. Il Var, in quel caso, ha fugato i dubbi. Lì è stato al servizio dell’arbitro ed è così che dovrebbe essere. Insomma: il Var si deve sentire in obbligo o in dovere di intervenire quando ci sono errori gravi o situazioni davvero intricate come quella di Bergamo. Nel resto, deve decidere chi è più vicino, l’arbitro: per quello dico che bisogna tornare il più possibile all’arbitro “umano”».IL VAR SUL SECONDO GIALLO «Assolutamente no. Secondo me finirà per creare dei problemi. Così, a sensazione…».IL FUORIGIOCO CON “LA LUCE” «Giustissimo: pescare due uomini “distinti geograficamente” è più facile. È sempre e sarà sempre questione di centimetri, ma in quel caso il fuorigioco diverrebbe più facile, evidente».









































