Caso Equalize, chiesto il rinvio a giudizio per 74 persone: c'è anche Leonardo Maria Del Vecchio | OneFootball

Caso Equalize, chiesto il rinvio a giudizio per 74 persone: c'è anche Leonardo Maria Del Vecchio | OneFootball

In partnership with

Yahoo sports
Icon: Calcio e Finanza

Calcio e Finanza

·22 luglio 2026

Caso Equalize, chiesto il rinvio a giudizio per 74 persone: c'è anche Leonardo Maria Del Vecchio

Immagine dell'articolo:Caso Equalize, chiesto il rinvio a giudizio per 74 persone: c'è anche Leonardo Maria Del Vecchio

Sul caso dei dossieraggi e degli accessi abusivi alle banche dati delle forze dell’ordine con al centro Equalize scoppiato quasi due anni fa, la Procura di Milano, diretta da Marcello Viola, ha depositato una maxi richiesta di processo. Si tratta del filone sui cosiddetti clienti e tra i 74 imputati figurano Enrico Pazzali, ex titolare dell’agenzia investigativa, l’esperto informatico Nunzio Samuele Calamucci, ma pure Giacomo Tortu, fratello del velocista Filippo, il banchiere Matteo Arpe e Stefano Speroni, direttore affari legali Eni. E sono 832 le presunte vittime di spionaggi, tra cui Ricky Tognazzi, Alex Britti, Selvaggia Lucarelli, Fabrizio Corona, Marcell Jacobs, Stefano Boeri e il presidente del Milan Paolo Scaroni.

Rispetto agli 81 indagati della chiusura indagini, notificata ad aprile, la posizione del generale della Guardia di Finanza Cosimo di Gesù che, da imputazione, avrebbe acquisito dalla «Banca dati Serpico», su «richiesta» di Pazzali, dati riservati su alcune società, è stata già trasmessa a Roma per competenza territoriale. Mentre in sei hanno raggiunto accordi con i pm per chiedere di patteggiare. Tra questi Pierfrancesco Barletta, ex socio di minoranza di Equalize, ma anche alcune posizioni relative al caso Number1. Barletta, spiegano gli avvocati Francesco Centonze e Alessandro Tondo, «originariamente indagato per due presunti episodi di accesso abusivo a un sistema informatico, risulta estraneo alla richiesta di rinvio a giudizio avendo ampiamente dimostrato, anche attraverso un interrogatorio, l’infondatezza della prima contestazione. Per quanto riguarda la seconda contestazione – chiariscono – gli inquirenti hanno ritenuto di operare una derubricazione in ‘tentativo’ di accesso abusivo».

Visualizza l' imprint del creator