Calcionews24
·29 aprile 2026
Caso Rocchi, con chi parlava a San Siro? Ecco l’ipotesi dei pm. Domani gli interrogatori, gli ultimissimi sviluppi dell’inchiesta

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La Procura di Milano, guidata dal pm Maurizio Ascione, prosegue il suo lavoro per fare luce sul cosiddetto caso Rocchi. L’inchiesta ruota attorno alla pesante ipotesi di frode sportiva, legata a presunte designazioni concordate a tavolino. L’accusa centrale è che l’ex designatore abbia scelto arbitri graditi all’Inter. Il luogo chiave del presunto accordo sarebbe lo stadio di San Siro, precisamente il 2 aprile 2025 in occasione di Milan-Inter di Coppa Italia. La domanda è: con chi parlava Rocchi al Meazza? Gli inquirenti sospettano che Rocchi stesse interloquendo con altri esponenti del mondo arbitrale, e ora cercano prove decisive per supportare questa tesi. Lo riferisce La Gazzetta dello Sport.
L’indagine, iscritta a ottobre 2024, entra nella fase calda con le convocazioni a Milano. Se il supervisore Andrea Gervasoni si presenterà davanti ai magistrati, Gianluca Rocchi ha scelto l’assenza. Il suo avvocato, Antonio D’Avirro, ha chiarito la strategia: “Una decisione mia, lui voleva presentarsi“, precisando poi: “Non avendo conoscenza del fascicolo delle indagini preliminari, ritengo di non essere in grado di svolgere efficacemente il mio mandato difensivo”.
Attualmente gli indagati sono cinque, tutti legati all’AIA: Rocchi, Gervasoni, Nasca, Di Vuolo e Paterna. Nel frattempo, il neo designatore Dino Tommasi ha dichiarato: “Mandiamo un messaggio di solidarietà e vicinanza a Gianluca e Andrea da tutto il gruppo di arbitri“. Sull’autosospensione di Rocchi è intervenuto anche il presidente dell’AIAC, Renzo Ulivieri: “Come per qualsiasi inchiesta bisogna stare al giudizio del magistrati, credo che Rocchi abbia fatto bene a ritirarsi“, aggiungendo che “Se tutti facessero come Rocchi probabilmente in qualche azienda ci sarebbero meno persone, ha seguito un principio morale“.
In Procura sono stati ascoltati numerosi testimoni chiave, tra cui Andrea De Marco, Daniele Orsato e l’ex fischietto Eugenio Abbattista, che in tempi non sospetti aveva dichiarato: “Ero stanco della sensazione di schifo che avvertivo attorno”.
A rendere il clima ancora più teso sono le indiscrezioni sul presunto sistema illecito nella sala VAR di Lissone. Una fonte anonima ha riferito all’AGI dinamiche inquietanti: “Il codice dei segni a Lissone esisteva ma non tutti ricevevano i suggerimenti di Rocchi o di altri. Quelli erano rivolti solo agli ‘amici’. Chi non si piegava a questo metodo veniva esautorato. I supervisori erano presenti solo ad alcune partite, in linea di massima quelle che interessavano club importanti o in cui, come Udinese-Parma, si voleva aiutare qualche ‘amico’ addetto al Var a fare carriera“. Un quadro che, se confermato, getterebbe un’ombra profondissima sull’intero sistema calcistico italiano.









































