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·15 gennaio 2026
Cataldi si racconta: "Dall'esperienza alla Fiorentina, al ritorno in biancoceleste con Sarri"

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·15 gennaio 2026

Oltre a superare le 250 presenze con la maglia della Lazio, Danilo Cataldi si prepara a raggiungere la 265° in vista della sfida contro il Como.
Cataldi ha ripercorso alcune tappe della sua carriera ai microfoni di Lazio style Channel, dal suo approdo lo scorso anno alla Fiorentina fino al suo ritorno nella Lazio di Maurizio Sarri in panchina. Di seguito l’intervista completa.
Sono passati un po’ di anni e superati i 30, vivi tutto in maniera un po’ diversa. In più, Firenze è stata diversa rispetto alle precedenti esperienze, è stato differente.
Ho visto tutte le partite, almeno quelle che riuscivo a vedere: anche quando eravamo in spogliatoio le vedevo col telefono. Sicuramente i quarti con il Bodo è la partita che mi ha segnato di più e il dispiacere per i miei compagni che ho sentito tutto l’anno. Anche i due derby li ho seguiti in maniera caotica: li ho visti insieme a Edo (Bove, ndr).
Sono stati tutti allenatori importanti. Penso che con mister Sarri ci sia un legame a livello calcistico e per questo ci siamo trovati subito bene e speriamo di continuare questa crescita anche a 30-31 anni.
Una gioia incredibile, una partita che non meritavamo nemmeno di stare sotto 1-0. Tornare in Champions con quell’episodio è stato un bel momento. Un calciatore del passato con cui mi sarebbe piaciuto giocare? Domanda difficile, la Lazio ha avuto tanti grandi calciatori e grandi personalità. Se me lo chiedi oggi, dico Sinisa.
Kean-Immobile? Credo che il paragone tra Immobile e Kean sia complicato: Ciro ha passato tanti anni a livelli importanti. Lui era incredibile, un attaccante che ha avuto una continuità impressionante, che la gente sottovaluta. Abbiamo avuto un ragazzo che ha vinto una scarpa d’oro. Kean credo che sia un giocatore incredibile, dalle potenzialità atletiche impressionanti. L’anno scorso ha fatto un campionato importante: è un giocatore forte. Credo che ripetere lo scorso anno sia difficile, ma ha tutte le qualità per poterlo fare. Ho trovato un ragazzo per bene.
Sicuramente sono considerazioni che ricorderò quando lascerò il calcio. Stefan è stato una persona che dentro lo spogliatoio mi ha aiutato di più. Anche con Miro ho giocato, ma oltre a essere giocatori straordinari, sono personaggi importanti nella storia del calcio. Felipe Anderson era straripante in cui i primi 2-3 mesi faceva davvero la differenza, poi è tornato e penso che fosse un giocatore diverso: faceva la differenza in altro modo, era più pulito e meno devastante a livello fisico, ma più pulito a livello tecnico.
Penso che, da un certo punto di vista, non sia stato nemmeno così facile, dato che ho fatto avanti e indietro in alcune stagioni, alcune le ho saltate. Ma se guardo indietro penso non sia stato nemmeno così facile: in mezzo al campo c'erano giocatori importanti, di spessore internazionale. È una cosa di cui sono contento e spero di farne più possibile, cercando di portare la Lazio più in alto possibile.









































