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·31 luglio 2026

Cellino prepara il ricorso sul Brescia, ma dice basta: «Con questo calcio ho chiuso»

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Nel giorno del suo 70° compleanno, il 28 luglio, Massimo Cellino ha ricevuto l’ufficialità dal Tribunale di Brescia del fallimento del Brescia Calcio, con i suoi simboli, compreso lo stemma, che erano stati assegnati poco prima all’Union Brescia del patron Giuseppe Pasini.

«Con una sentenza pronta da una settimana e che invece mi è stata notificata in una giornata di festa – ha raccontato amaramente Cellino a Il Giorno –. Esattamente come quattro anni fa, quando proprio il 28 luglio ricevetti la notizia di un maxi-sequestro preventivo dei miei beni. Mi sento una vittima? Dico solo che tutto questo mi pare un far west. Chi non vive in quei posti non si rende conto di ciò che accade: pensano che il mondo cominci in un rione di Brescia, c’è gente astiosa e provinciale. Non credo di meritare quel che è accaduto».


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Cellino ha provato poi a mettere sul tavolo le sue mosse future: «Osservo le prossime due ore per provare ad aggiustare una sentenza che oggi penalizza non solo me ma anche i creditori, che sarebbero stati soddisfatti con i soldi per la vendita di Tonali al Tottenham, di cui una percentuale spetta al Brescia. Ma sembra che a 70 anni sia io quello impazzito, è la triste realtà. Anche se nella vita i giudici per bene li ho trovati. Tornare nel calcio? Non ci penso proprio. Io ho avuto la fortuna di conoscere il più bel calcio del mondo dal 1992 in poi. Oggi è cambiato troppo: proprietari incerti, direttori sportivi che guadagnano una fortuna, giocatori strapagati. Questo calcio non lo saprei più fare».

«Vivo nel mondo del calcio da quasi 35 anni, ho ricoperto cariche istituzionali in Federazione e in Lega Calcio, ho sempre pagato tutti regolarmente, mai preso multe e sanzioni – ha continuato Cellino –. Sa quante tasse avrò versato fino ad oggi? Fra i 500 e i 600 milioni di euro, considerato che la media degli stipendi dei miei giocatori è sempre stata di 30 milioni l’anno, 60 miliardi quando c’erano le lire. Ho fatto quel che potevo, altri no. Se oggi mi trovo in questa situazione è perché sono stato truffato: a maggio l’ha detto anche alla Procura di Brescia, fui ingannato da persone accusate di aver organizzato il sistema di cessione dei crediti inesistenti».

Sui tifosi del Brescia: «Che colpa posso avere io se sono finito nelle mani di un amministratore e di un commercialisti disonesti, per poi poter scoprire nel maggio del 2025, dopo il benestare della Covisoc, che quei crediti erano falsi, senza neppure avere la possibilità di ricorrere? Era una sentenza scritta, c’era volontà di farci del male anche da parte della Federazione e io mi ritrovai in Serie C con 7 milioni da pagare e senza alcuna disponibilità. Escluso dai campionati e senza calciatori. Solo Dio sa quel che ho passato quest’anno per cercare di mettermi a posto coi creditori. E invece prima mi hanno chiuso lo stadio, dove dentro c’erano nostre attrezzature per un valore di 9 milioni; poi hanno mandato i vigili e hanno sequestrato tutto dando a chi è venuto dopo. Posso pure aver sbagliato a fidarmi di certe persone, ma io con i soldi del Brescia non mi sono pagato neppure un pranzo. Nessuno ha mai detto la verità, erano solo concentrati a dire che “Cellino aveva fatto fallire il Brescia”. Ma sono sempre stato assolto o prosciolto ed ora mi chiedo cosa ho fatto di male».

Sugli errori: «Negli ultimi due anni a Brescia sono stato contestato perché non vincevo e ho avuto un atteggiamento duro nei confronti della tifoseria, male educata e male abituata, attirandomi altre antipatie. Non potevo girare neppure dal tabaccaio, mi urlavano “Cellino, porti sfiga, vai via da Brescia“. Nel frattempo il mio direttore generale portava i soldi del club sul suo conto corrente. Fui costretto a mettere il mio denaro e invece mi hanno ucciso trattandomi come un farabutto. La verità è che non appartengo ad alcun partito anche se qualcuno mi ha dipinto come uomo di centro-destra. Ho accettato di tutto, pensate che l’Union aveva cominciato una trattativa per acquisire titolo e marchi e poi hanno preso il vecchio marchio di Corioni. Mi spiace perché poi Brescia ha gente laboriosa e grandi industriali, potrebbe competere ad alti livelli. Evidentemente davo fastidio».

«Il calcio non è più il mio mondo – ha concluso Cellino –. Tanti miei ex colleghi sono spaventati e sono scappati, non esistono quasi più presidenti che si siedono e dettano una linea. Mi auguro solo che Dio aiuti il nuovo presidente federale Malagò, è l’unico che può salvare il calcio. Dategli il tempo di sedersi. Arriva dopo un decennio di disastri in cui a seguito della caduta di Tavecchio, persona capace, il calcio italiano è stato devastato, a prescindere dalle mancate qualificazioni ai Mondiali. La FIGC è un covo di vipere, non basteranno cinque anni visto il lavoro che il nuovo presidente avrà da fare. Aiutatelo».

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