Inter Milan
·16 aprile 2026
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Vigilia di Inter-Cagliari, gara valida per la 33ª giornata di Serie A: i nerazzurri scendono in campo a San Siro venerdì 17 aprile alle ore 20:45.
In vista del match il tecnico nerazzurro Cristian Chivu ha presentato la sfida in conferenza stampa direttamente dal BPER Training Centre:
Cosa servirà mettere in campo contro il Cagliari per replicare le ultime due prestazioni? "Avevamo fatto le prestazioni anche prima delle ultime due partite, poi si deve giudicare il risultato e il momento della stagione. Ci proveremo anche domani, consapevoli che mancano sei partite alla fine del campionato, poi parleremo anche della Coppa. Dobbiamo essere orgogliosi di ciò che abbiamo fatto e mantenere spirito e ambizione giusti per essere la nostra miglior versione e aggiungere altri tre punti in classifica". La capacità di concentrarsi è la cosa più importante per questa squadra che ha reagito nelle ultime due gare? "Il focus abbiamo sempre cercato di portarlo in campo per avere la consapevolezza e capire l'importanza della partita a seconda del momento, oltre all'importanza di essere pronti fisicamente e mentalmente capendo i momenti della partita e ciò che l'avversario propone, cambiando il nostro modo di giocare in base ai momenti e agli avversari. In alcuni momenti abbiamo fatto molto bene, in altre partite meno per mancanza di energia e magari di qualche giocatore che avrebbe spostato l'inerzia, ma abbiamo sempre cercato di dare tutto come nelle ultime due partite. Una volta finite le insidie dell'andare in nazionale con responsabilità importanti tutti sono tornati a pensare ai nostri obiettivi, una volta smaltite le delusioni, per cercare di portare a buon fine i nostri desideri, ovvero essere competitivi fino in fondo". Cosa c'era dietro le sue dichiarazioni post Como? "Se non capiamo l'ironia meglio che facciamo altro: si vive in un mondo in cui troppe cose sono prese troppo seriamente e trattate superficialmente, tante cose sono narrate in modo sbagliato o in base a quelli che sono obiettivi, amicizie e doveri di difendere l'uno o l'altro. La mia era una battuta ma c'era anche una realtà dietro: si è sempre parlato di qualificazione Champions per le squadre dietro di noi e l'ho fatto anche io con il sorriso sulle labbra, poi qualcuno magari non l'ha presa bene ma il calcio non è la vita è solo un gioco e bisogna prenderlo anche con ironia. Ci sono squadre che provano ad arrivare fino in fondo e vincono, altre che ci provano e non ce la fanno: non bisogna offendersi se la squadra del cuore non ce la fa, bisogna rendere merito a tutti quelli che danno il massimo per riuscirci". Come sta Bastoni mentalmente e fisicamente? "Io la farei finita, si parla di lui da un mese a questa parte non per elogiarlo, cosa che si dovrebbe fare per l'uomo e il giocatore per quello che ha messo in questi mesi, dando la disponibilità alla nazionale nonostante tanti giorni con le stampelle, mettendo la faccia e provando a dare il suo contributo. Bisogna essere orgogliosi di ciò che ha fatto. Ha un problema fisico, quella caviglia non è al 100% si è allenato poco in un mese ma è vero che siamo a fine aprile e fare un ricondizionamento fisico serve a poco. Bisogna dargli fiducia e farlo sentire parte del gruppo anche se in questo momento non è al massimo, ma ci dà sempre disponibilità e cerca di dare il suo contributo. Domani non sarà convocato e rimarrà fuori per riprendersi per il problema alla caviglia e fare qualcosa per rialzare condizione atletica". A che punto è arrivato della sua esperienza personale? "Io miglioro e imparo tutti i giorni, ogni mattina faccio autocritica imparando dagli errori e spero di non averne combinati tanti, ma ne ho fatti. Imparo e miglioro dal punto di vista professionale e umano, per capire come comportarmi con i ragazzi e per le premure che devo avere nei loro confronti. Devo avere priorità diverse a seconda dei momenti, anche mediatici, di ognuno: non è semplice, si pensa superficialmente a volte, la negatività vende e regala titoli. La cultura dell'imballaggio disprezza i contenuti, io devo farli sentire apprezzati e amati per comportarsi in maniera tale da conquistare rispetto dei compagni, io sono io e vado avanti per la mia strada per non fare gli stessi errori. L'esperienza si acquisisce facendo strada e errori, con ambizione di essere sempre meglio del giorno prima". Il ragazzo del settore giovanile nerazzurro Filippo Serantoni ha una bella storia, tornato in campo dopo un brutto incidente con il caschetto: a lei questa storia che cosa le ha fatto provare? "Ha anche segnato domenica scorsa. Devo dirvi che sono stato uno dei primi a sapere dell'accaduto, sono stato uno dei primi a chiamarlo e ci ho tenuto a parlare con il padre e la famiglia, anche perché io ero appena arrivato all'Inter quando è successo l'incidente: lo abbiamo anche invitato qui. Ho chiacchierato con lui, mi ha fatto piacere vedere un ragazzo con ambizione e sorriso, con tanta voglia di tornare in campo, gli ho dato consigli su che casco usare e come metterlo, di avere il coraggio di non pensare a ciò che è successo. La cosa più importante è che sia tornato a giocare, gli consiglierei di tagliarsi la copertura delle orecchie per farle uscire e sentire meglio i compagni. Credo che la gioia più bella sia quella di tornare a giocare a pallone, quando si ha la fame e la voglia di giocare non è semplice passare un momento così difficile, ma lui è sulla strada giusta e gli consiglio di mantenere il sorriso e l'amore per il gioco, di andare avanti con convinzione per inseguire il suo sogno anche se le cose non vanno come si vorrebbe. Lui è già fortunato per avere avuto un'altra opportunità in questa vita per far vedere l'uomo e il professionista che vuole diventare". Come stanno Lautaro e Bisseck? "Bisseck ha già iniziato a lavorare in campo, a breve si aggiungerà al gruppo. Lauti è in regola con i tempi previsti, settimana prossima credo che tornerà in campo a fare qualcosa in più, si tratta di giorni. Bisseck sarà in gruppo in due giorni, Lauti tra sette/otto e sta migliorando facendo molto bene". Chivu è cambiato negli ultimi tempi o sono gli altri che hanno una percezione diversa di lei? "Posso essere tutto, ma di sicuro non sono un fesso: la vita mi ha insegnato ad adattarmi in base al momento e alla narrativa, per il ruolo che occupo che è la leadership del gruppo. All'inizio volevo trasmettere alcune cose e dicevo cose in un certo modo, poi sono cambiate perché è cambiato un po' tutto, aspettative comprese perché all'inizio dovevamo finire ottavi e dovevo essere cacciato subito con l'elenco dei sostituti. Invece si è andati avanti perché questi ragazzi hanno sempre avuto l'ambizione di essere competitivi rispettando se stessi dal punto di vista umano, le cose sono cambiate penso post Juventus, quando tutto è diventato gogna mediatica per l'Inter e un suo giocatore e la narrazione è cambiata. Io non ho mai fatto polemica, non ho mai messo la maschera, non ho mai parlato di arbitri e ho cercato di mantenere equilibrio: se ora a qualcuno non vado più bene anche se io ho mantenuto una coerenza allora non è affar mio ciò che gli altri pensano di me, io lavoro per la gente che mi ama e non per essere amato da qualcun altro. Pre Juventus io ho detto che quando vedrò un allenatore che ammetterà un episodio a favore allora parlerò anche io degli arbitri, ma non ho mai detto che sarei stato il primo e volevo ricordarlo" Si parla di campionato brutto e mediocre, forse per sminuire il cammino dell'Inter: quanto le dà fastidio? "Così è troppo facile cambiare pensiero in base a ciò che è la realtà della classifica. Fino a qualche giornata o mese fa con pochi punti in palio era tutto competitivo, poi a seconda della classifica il campionato diventa mediocre e poi competitivo. Io vorrei essere sempre così mediocre, perché ho la certezza di avere una grande Società che mi sostiene e ragazzi che danno tutto, diventa troppo facile classificare un campionato in base ai punteggi e alle delusioni della propria squadra".
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