DirettaCalcioMercato
·4 ottobre 2026
Como, Fabregas: “Da Cunha ha una mentalità pazzesca. Conte? Ecco cosa mi ha insegnato…”

In partnership with
Yahoo sportsDirettaCalcioMercato
·4 ottobre 2026

A margine del Festival di Trento organizzato da La Gazzetta dello Sport, Cesc Fabregas ha passato in rassegna l’inizio di stagione e il modello calcistico italiano. Ecco le parole raccolte da TMW.
La scelta del Como: ce la racconta?
“È iniziata in maniera strana, non sapevo cosa fare dopo il Monaco. A volte si prendono decisioni più di pancia che di testa, questa è una di quelle. Andavo tante volte con la mia famiglia a Como, ma non sapevo che esistesse una squadra di calcio. Lo stadio c’era? Si, ma guardavo altre cose. Speciale quello che stiamo vivendo adesso”.
La gente viene a Como anche perché giocate davvero bene.
“Dibattito molto interessante, cosa vuol dire giocare bene? L’idea che hai la devi portare avanti con grande convinzione. Il presidente inizialmente pensava al lato strutturale del club, voleva portare più turismo e per farlo gli serviva un calcio attraente. Quanto più bello è il calcio, tanto più alla gente piace venire. Di questo si è parlato nella prima chiacchierata con il presidente. Poi ho inserito la gente nello staff, i giocatori giusti per seguire la nostra idea”.
Quand’è che sei soddisfatto?
“La vittoria è la vittoria. Prima di ogni gara penso: ‘Come voglio perdere?’. Cosi alla peggio vado a casa perdendo con la nostra idea. Perché se perdi la partita in un modo in cui non credi, poi i rimpianti sono doppi“.
Raggiunta la Champions, come hai combattuto il rischio di appagamento?
“Non penso che il rischio sia questo. La sfida ora è legata al fatto che viviamo una cosa che non abbiamo mai vissuto, da me ai giocatori, allo staff ed al club. Penso anche al fatto che oggi abbiamo 15 giocatori più Cassano che vanno in Nazionale. Da Cunha fa 4 partite con la Francia, due da titolare e tutti iniziano a parlare di lui: questo non è sempre facile da gestire, sono cose nuove. Ti chiama Zidane e ti fa giocare con giocatori che sono al Real Madrid”.
Su Da Cunha:
“Il merito è tutto suo. Io ho creduto in lui, ma la crescita è stata incredibile per la mentalità e la fame che ha, che sono incredibili. All’inizio dicevo questo a Ludi ed al club: voglio gente con fame che punta a giocare nel Real Madrid, nel Barcellona. Preferisco uno con meno talento, ma con una fame incredibile di fare carriera rispetto a chi arriva con un grande passato e che ha già fatto i soldi. Questo serve al Como”.
Con quale percorso arrivate alla scelta di un giocatore?
“Il passaggio è lunghissimo, non so quante riunioni facciamo, pensiamo sempre al mercato successivo per essere sei mesi in avanti. Non so chi comprerò, ma il profilo che mi serve per migliorare sì. Ludi sta facendo un lavoro incredibile, in un mercato una volta ha fatto 31 operazioni fra entrate e uscite. Per un allenatore e per una società una cosa così non è facile da gestire: inizi con una squadra nuova ogni sei mesi. Ti fa crescere, ma c’è un rischio grandissimo perché magari qualcuno manca di esperienza e può rallentare il processo di crescita”
“Con Conte al Chelsea avevo già 29 anni. Prima ho avuto Wenger che non faceva così tanta tattica, non lavorava così sulla mentalità, ma era bravissimo a prendere giocatori con la stessa idea di calcio dandoti tanta libertà. Conte era attento al dettaglio, alla struttura, al movimento, per me all’inizio era anche pesante. Nessuno mi aveva mai detto dove dovessi passare la palla. Il terzino mi passa la palla, di prima la metto a Diego Costa che fa gol. Pensavo andasse bene visto che abbiamo segnato, ma Conte a fine allenamento: ‘Nooo, il calcio non è questo’, e mi spiega dove avrei dovuto passarla”.
“Sono un pensatore, analizzo molto le cose. So che dei migliori allenatori a fine carriera si contano i trofei, giusto che sia così. Ma parlavamo di Da Cunha: per me come allenatore vale più di un trofeo, lui. Tanti ragazzi sono venuti a Como per me, non lo dico per arroganza. Hanno creduto in me. Nico Paz è arrivato qui dal Real Castilla, ora si parla di dargli la 10 di Messi. Due anni fa suo papà ha messo tutta la sua fiducia in me. Posso dire lo stesso di Alex Valle, di Perrone, di Da Cunha, di tanti altri.
Quando li vedo, non posso andare in altre squadre: mi sento in debito, si sono fidati di me e ora devo dare loro tutta la mia vita. Nel calcio di oggi ogni 2-3 partite si butta via tutto, la cosa che vale di più per un allenatore è il tempo. Guardate Arteta: nei primi tre anni è arrivato ottavo, poi ancora ottavo, poi quinto. Ora tutti vediamo che ha vinto la Premier, ma l’Arsenal ha avuto la pazienza e la forza di confermarlo e aspettarlo, anche se allora era pesante”.
Ma nel nostro calcio c’è un problema nella crescita dei giocatori? Sbagliamo qualcosa visto che li prendi spesso in Spagna?
“Non sono nessuno per dire cosa sia sbagliato. Ora abbiamo provato a creare la nostra accademia che praticamente è nata due anni fa. Tutti questi esperti vi possono dire che magari ci vorranno 10 anni. Abbiamo 3 giocatori nell’Under 16, 3 nell’Under 17, 3 nell’Under 18 e via dicendo, piano piano stiamo costruendo e arrivando. Vogliamo portarli in prima squadra. Si deve lavorare, costruire, credere. Prendo Liberali: quando ho parlato con lui gli ho detto ‘non ti prendiamo perché sei italiano’. Mi piace come gioca, la sua personalità di come trasferisce il suo calcio in un contesto che non lo favorisce fisicamente. Davanti ha Nico Paz, Baturina, Caqueret, ma se lui fa bene le cose e merita a me non me ne frega niente dell’età. Formiamo parte del calcio italiano, mi sento italiano, sono sempre in vacanza in Italia anche se vivo qui. Ora stiamo anche provando ad aiutare nel formare i calciatori italiani”
Che giocatori provate a formare in questa Accademia?
“Gente di talento, giocatori che sanno riconoscere tempo, spazio, movimento del tuo compagno. Mi piace lavorare con giocatori intelligenti. Riccardo Cassano è un esempio: non aveva mai giocato nemmeno con la Primavera, si è allenato con noi, al secondo giorno ho chiamato Roberts (responsabile dell’accademia) dicendogli che lo volevo vedere di più ogni giorno, per vedere come avrebbe reagito ad una spallata di Diao, per esempio. Abbiamo scoperto un giocatore. Mi piace chiedere loro chi sia il loro idolo e fargli vedere i video dei loro idoli”.







































