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·27 maggio 2026
Comolli: «Abbiamo fallito, io responsabile. Ma l’anno prossimo saremo competitivi. Rapporto con Spalletti? Sorpreso da quanto leggo»

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Per l’amministratore delegato Damien Comolli, non aver centrato la qualificazione in Champions League rappresenta «un fallimento» che provoca «un dolore fisico, come una fitta allo stomaco». Una delusione profonda, che deve essere condivisa con l’intero mondo Juventus:
«Come ha detto Luciano Spalletti, anche io non dormo di notte. E mi prendo la piena responsabilità di quanto accaduto».
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In attesa del cruciale vertice risolutivo tra John Elkann, Spalletti e lo stesso ad (previsto tra venerdì e lunedì per chiarire le linee guida e mettere i classici “puntini sulle i”), Comolli traccia il bilancio stagionale. L’obiettivo primario resta riportare il club ai vertici in Italia e in Europa, bilanciando sapientemente i sacrifici economici con le intatte ambizioni sportive.
Nonostante il finale di stagione amaro, i vertici societari non arretrano sul progetto tecnico intrapreso:
«È frustrante non essere riusciti a raggiungere gli obiettivi pur essendo arrivati vicini, sembrava tutto nelle nostre mani e la partita della Fiorentina ha cambiato tutto. Ma io ho fiducia cieca in tutto lo staff e nei processi che abbiamo avviato, dobbiamo credere nel progetto. Noi non abbiamo un piano A o B o C, noi abbiamo un piano solo: riportare la Juventus in alto. Le ambizioni che abbiamo riguardano la necessità di mettere la squadra in condizione di vincere non abbasseremo le nostre ambizioni, magari faremo qualche aggiustamento, ma nulla cambia rispetto a prima».
Comolli rassicura sulla stabilità della sua posizione e sulla piena sintonia con la proprietà, pur sottolineando l’importanza nevralgica del bilancio e dell’accordo con l’UEFA per i prossimi passi operativi sul mercato:
«Con John Elkann parlo diverse volte alla settimana, indipendentemente dai risultati. Abbiamo parlato al mattino dopo la sconfitta con la Fiorentina: siamo allineati sugli aggiustamenti da fare, anche con Spalletti. In termini di aggiustamenti, dopo il mancato raggiungimento della Champions, potremmo effettuare una cessione in più di quanto avevamo in mente perché dobbiamo far funzionare l’aspetto finanziario. Ma non darò nomi dei giocatori. Questo non significa che indeboliremo la squadra: vogliamo costruire una rosa competitiva. Non c’è necessità per una ricapitalizzazione, i conti si chiuderanno il 30 settembre. Stiamo lavorando a un accordo transattivo con la Uefa, riguardante le stagioni 2022/23, 2023/24, 2024/25, arriveremo a una decisione finale fine giugno. Questo significa che, se firmiamo l’accordo, se nella lista, quella stilata il 2 febbraio, toglieremo un giocatore dovrà arrivarne un altro che costi meno. Pareggio di bilancio? Noi pensiamo di essere nella posizione di raggiungere il pareggio o arrivarci vicino nel 2026/27, di sicuro ci arriveremo nel 2027/28. L’accordo transattivo che trattiamo con la uefa non ci dà molta scelta se non raggiungere il pareggio».
L’ad smentisce categoricamente le voci di presunti attriti o divergenze con il tecnico toscano, ribadendo come le strategie di rafforzamento e la visione sul futuro siano frutto di una condivisione quotidiana:
«Non ho mai pensato che Elkann intendesse sollevarmi dall’incarico, anche perché tra me e John c’è un dialogo costante. Sono sorpreso nel leggere che il mio rapporto con Spalletti non sia buono: con Luciano abbiamo condivisione di idee, c’è comunicazione costante, anche individuale. Anche sul mercato abbiamo condiviso piani, nomi, strategie. I giocatori presi a gennaio li abbiamo presi insieme, eravamo d’accordo. Luciano ha parlato con i giocatori che vogliamo per la prossima stagione. Lui è totalmente coinvolto in questo processo, spesso è più informato di me sul mercato dal nostro ds Marco Ottolini. Quando abbiamo scelto Luciano, io lo volevo perché ero e sono convinto sia la persona giusta per guidare la squadra. E ho spinto per rinnovare il contratto, condividendo questo pensiero anche con l’azionista di maggioranza, per dare continuità e forza al progetto. Se ci chiedete: possiamo lavorare meglio insieme? Certo che possiamo e dobbiamo, ma ci conosciamo da 7 mesi e ci vuole un po’ di tempo per migliorare. Avremo una finestra più ampia di mercato in estate per lavorare: se Spalletti ci chiederà “che ne pensate di quel giocatore?” noi gli risponderemo in base all’accordo transattivo con l’Uefa, se possiamo permettercelo. E Luciano è anche molto incuriosito dall’analisi dei dati e gli algoritmi, che possono aiutare anche nel valutare la personalità di un calciatore. Ed è proprio ciò che ho capito in questi mesi: alla Juve servono giocatori con personalità. Finora nessuno dei giocatori con cui abbiamo parlato in chiave ci ha detto che non verrà alla Juventus perché non è andata in Champions. Vogliono venire perché questa è la Juventus, al di là della Champions. E anche dopo la partita col Torino questi calciatori non mi risulta che abbiano cambiato idea».
Comolli ha poi parlato anche dei possibili investimenti che la Juventus potrà sostenere sul mercato in entrata:
«Se guardate quello che ha fatto il Real Madrid negli ultimi 10-15 anni, vedete che ha spesso puntato giocatori alla fine del contratto o vicini alla fine del contratto. Se lo fa uno dei club più grandi e ricchi del mondo, significa che per ogni club il mercato dei free agent è importante. In alcuni anni, come l’anno scorso, io e Giorgio siamo arrivati tardi e quindi quel mercato era diverso. Quest’anno può essere diverso. Sì, ci stiamo concentrando anche sul mercato dei free agent dal primo gennaio, perché le regole FIFA lo consentono. Ma questo non significa che prenderemo tanti giocatori a parametro zero. Ci concentriamo su giocatori specifici per posizioni specifiche. Se alcuni di loro sono free transfer, fantastico. Se per altri dovremo pagare, allora investiremo».
L’ultima disamina è dedicata alla rosa, tracciando la linea tra le certezze per il futuro, i nodi contrattuali da sciogliere e le analisi in corso sui rendimenti deludenti in ottica Europa League:
«Yildiz non si muove: di sicuro non è a rischio di cessione. Su Vlahovic dico che vorremmo andare avanti, ma come non lo so. Dusan e suo padre, l’ultima volta che avevamo parlato, dicevano che avremmo parlato a fine stagione in base anche al raggiungimento della Champions. Su Zhegrova, il club sapeva che poteva esserci frustrazione, ma abbiamo scelto di portarlo perché ha una capacità molto chiara: può creare qualcosa dal nulla. Può uscire da una situazione con il destro o con il sinistro, ha una qualità specifica che sia l’algoritmo sia lo scouting ci avevano mostrato. C’era un accordo chiaro con il giocatore, che conosceva il suo ruolo. Capisco la sua frustrazione. Mi ha detto: “Se avessi segnato quel gol, forse avrebbe cambiato la mia stagione e la mia carriera”. Gli ho risposto: “Sì, è possibile, ma ora devi essere abbastanza forte mentalmente per reagire”. Siamo felici del suo contributo e anche l’allenatore è felice del suo contributo. La lista dei club che volevano Openda la scorsa stagione, anche in Champions League, era molto lunga. So che è un giocatore che ha mercato. Abbiamo analizzato molto e abbiamo parlato con lui per capire che cosa non abbia funzionato. L’errore è nostro, perché probabilmente abbiamo portato un giocatore con caratteristiche che non erano del tutto adatte alla Juventus, oppure un giocatore che non era ancora pronto per giocare nella Juventus. Non sto cercando scuse, ma va ricordato anche che abbiamo fatto una scelta per un certo tipo di giocatore e per un certo tipo di allenatore, e poi abbiamo cambiato allenatore: Tudor aveva un certo tipo di gioco, Luciano un altro, quello può avere inciso. Comunque pensiamo di avere una base forte di giocatori e vogliamo proteggerla, costruirci attorno la squadra. Basta qualche aggiunta mirata. Il lavoro di un Ceo deve essere valutato, secondo me, in un percorso di 5 anni, ma noi dobbiamo tornare a vincere il prima possibile. Abbiamo già cominciato a studiare l’Europa League e i possibili avversari, è una competizione che dobbiamo affrontare con grandi ambizioni. Il nostro obiettivo è mettere la squadra nella condizione di essere competitiva su ogni fronte».







































