Juventusnews24
·4 giugno 2026
Comolli in difficoltà: dal caso Tudor ai flop mercato. Ma su Vlahovic non è colpevole

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A un anno esatto dal suo sbarco nel mondo Juventus, l’operato di Damien Comolli finisce sotto una severa lente d’ingrandimento. Sebbene dodici mesi siano pochi per emettere sentenze definitive, il bilancio societario che sanguina costringe John Elkann e la dirigenza a fare i conti con la realtà. Tuttavia, non tutte le spine di questa stagione possono essere imputate direttamente all’attuale amministratore delegato.
Se l’addio di Dusan Vlahovic a parametro zero può apparire in prima battuta come un passo falso, il mancato rinnovo è in realtà del tutto comprensibile e non va considerato un errore di Comolli. Si tratta, piuttosto, di una scomoda eredità della gestione Arrivabene, che aveva legato il club a un contratto iperbolico.
Prolungare il rapporto a quelle cifre era semplicemente impensabile per la tenuta dei conti bianconeri. Inoltre, assecondare le pretese economiche del serbo sarebbe stato scorretto nei confronti del resto del gruppo, poiché avrebbe significato abbattere il rigido tetto ingaggi fissato con Kenan Yildiz, rischiando di avvelenare definitivamente gli equilibri dello spogliatoio.
I reali nodi dell’operato di Comolli risiedono invece in altre scelte strategiche e nei cortocircuiti diplomatici dell’ultimo anno:
I pur positivi rinnovi di Yildiz e McKennie sono stati oscurati dai colpi sfumati in extremis di Alisson e Robertson. Ora la palla passa a John Elkann: la scrivania di Comolli resterà sotto esame fino al 29 giugno. Per salvare il posto non basteranno i bilanci previsionali; serviranno cessioni immediate e un acquisto di spessore che rassicuri Spalletti.







































