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·30 novembre 2025
Conti: «Il Cagliari è sempre stato la mia Nazionale! Cellino aveva fiducia in me, mi difendeva sempre. Su Astori…»

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L’edizione odierna de La Gazzetta dello Sport ha dedicato ampio spazio ai ricordi di Daniele Conti, storico centrocampista e simbolo del Cagliari. L’ex capitano, classe 1979 e figlio d’arte di Bruno Conti, ha ripercorso in un’intervista i momenti più significativi della sua lunga carriera!
Cresciuto calcisticamente nella Roma, Conti approda in Sardegna nel 1999, appena ventenne. Da quel momento diventa una colonna portante dei rossoblù, restando al club fino alla stagione 2014/15. Nel corso della sua esperienza tra i professionisti colleziona 470 presenze, arricchite da 52 gol e 32 assist, numeri che testimoniano il suo peso specifico nella storia del calcio. Un legame, il suo con il Cagliari, che rimane indissolubile e ancora oggi rappresenta un punto di riferimento per i tifosi. Vi riportiamo di seguito alcune dichiarazioni:
PAPA’ BRUNO – «Assolutamente. Avere un papà così è stato scomodo. Devi andare al doppio degli altri per toglierti l’etichetta del raccomandato e del “figlio di”. A Roma poi, ancora peggio. Io in giallorosso ho esordito in Serie A, ma poi sono stato contento di andare via. Avevo bisogno di fare il mio percorso».
ESULTANZA OLIMPICO – «Mi incolpavano di aver esultato troppo sotto il settore ospiti. Ma non mi pento di nulla, i cagliaritani sono la mia gente e io in quel momento rappresentavo loro. La Roma, mio padre e tutto il resto non c’entrano. Mi diedero del traditore, invece il mio era semplicemente amore incondizionato per una terra».
ZERO RIMPIANTI – «Il Cagliari è sempre stato la mia Nazionale. Potevo andare a Napoli, a Firenze, in Germania. Di possibilità ne ho avute veramente tante. Un anno mi chiamò Ranieri che voleva portarmi al Monaco. “Ma come faccio a lasciare questa gente”, gli dissi. Sapevo che lui poteva capirmi».
RETROCESSIONE SERIE B – «Mi sarebbe piaciuto chiudere in maniera diversa, sono stato male per Cagliari e per i nostri tifosi. Non ho festeggiato perché non c’era niente da festeggiare. Era un giorno triste per la Sardegna, mica per me che smettevo».
CELLINO – «Ha sempre avuto fiducia in me. Anche all’inizio quando in campo facevo fatica e mi guardavano male pure per strada. Sembrava avessi ucciso qualcuno. Il pres mi ha difeso in ogni occasione. Poi era particolare, fissato con la scaramanzia. Una volta giocai con un paio di scarpe viola, venne da me e mi disse: “Se perdiamo te le brucio”. Vincemmo, ma non le ho mai più messe per sicurezza».
ASTORI – «E’ stata dura. Io e Davide eravamo molto legati, mi sento ancora con i suoi fratelli. Un ragazzo speciale, pieno di passioni. Era una persona vera come piacciono a me. Sarà l’indole del capitano…».
NAINGGOLAN – «Una furia, Radja era davvero inarrestabile. Arrivò da noi giovane, ma molto consapevole dei suoi mezzi. Faceva ancora tanti errori, però. Quanti discorsi gli ho fatto: era come fosse un fratello minore. Non volevo che sprecasse l’immenso talento che aveva e cercavo di farglielo capire».
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