Calcionews24
·28 giugno 2026
Corea del Sud, Hong Myung-bo si dimette dopo il flop al Mondiale 2026

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L’eliminazione della Corea del Sud dalla fase a gironi del Mondiale 2026 ha portato alle dimissioni del commissario tecnico Hong Myung-bo. Il 57enne ha annunciato il proprio addio durante una conferenza stampa nel centro di allenamento della nazionale a Zapopan, in Messico, assumendosi la piena responsabilità del fallimento sportivo.
Il percorso della selezione asiatica si è chiuso con un bilancio di una vittoria e due sconfitte, insufficiente anche per rientrare tra le migliori terze classificate e accedere alla fase a eliminazione diretta. Un risultato che ha generato forte delusione tra tifosi, stampa e istituzioni.
Leggendo un comunicato preparato per l’occasione, Hong Myung-bo ha salutato squadra e sostenitori con parole chiare: «Lascio l’incarico di commissario tecnico della nazionale di calcio maschile della Corea del Sud. Vorrei scusarmi con tutti i tifosi che amano il calcio coreano e sostengono la nostra nazionale. Non abbiamo ottenuto i risultati che si aspettavano e la responsabilità ricade interamente su di me».
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Per il tecnico si trattava della seconda esperienza alla guida della Corea del Sud, ma l’avventura si è chiusa nel modo più amaro, dopo un Mondiale segnato da tensioni interne e polemiche.
Il passo indietro dell’allenatore è arrivato poche ore dopo le dichiarazioni del presidente della Repubblica Lee Jae Myung, che aveva definito “sconcertante” l’eliminazione e chiesto l’apertura di un’indagine sulla gestione della Federcalcio sudcoreana.
Il capo dello Stato aveva puntato il dito contro i criteri utilizzati nelle scelte tecniche e dirigenziali: «Quando la faziosità viene anteposta alla competenza e persone impreparate vengono scelte per ricoprire ruoli di leadership, il risultato è inevitabile. Offro le mie più sincere scuse ai tifosi per questa inaccettabile delusione. Ci impegneremo a riformare rapidamente l’amministrazione sportiva affinché una situazione simile non si ripeta».
L’esperienza mondiale era partita in un clima già complicato, con rapporti tesi tra squadra e stampa. Al centro delle polemiche anche il tema del servizio militare, obbligatorio in Corea del Sud per i cittadini maschi, ma con esenzioni e percorsi ridotti per alcuni sportivi.
Un privilegio contestato da parte dell’opinione pubblica, soprattutto se confrontato con altri casi simbolici come quello dei BTS, costretti a sospendere la carriera per completare il periodo di leva.


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