Corradi: «C’è voglia di reagire alla Samp dopo gli ultimi anni. I tifosi sono incredibili, ci aiuteranno» | OneFootball

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·2 agosto 2026

Corradi: «C’è voglia di reagire alla Samp dopo gli ultimi anni. I tifosi sono incredibili, ci aiuteranno»

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Bernardo Corradi, tecnico della Sampdoria, ha analizzato diverse tematiche ai microfoni di Rai Radio Sport. Le dichiarazioni

Bernardo Corradi, tecnico della Sampdoria, ha affrontato diverse tematiche intervenendo ai microfoni di Domenica Sport, su Radio Rai1. Di seguito le sue dichiarazioni:


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SFIDE «La sfida è comunque mettersi alla prova e cercare di approcciare con tutte le energie possibili ad un progetto ambizioso, anche con responsabilità non banali. Poi c’è sempre la domanda se uno si sente pronto o non si sente pronto; ma quando uno non prova, non può mai sapere se è pronto o no. Nella vita, secondo me, conta molto il tipo di preparazione e il percorso che fa ognuno di noi quando si trova di fronte a una prova alla quale viene messo davanti».

AMBIENTE E LAVORO «Non sono stati anni facili, però devo dire che ho trovato un ambiente desideroso di ripartire, di voltare pagina con tantissimo entusiasmo. E non solo da parte dei calciatori, ma anche da parte aziendale, diciamo la “squadra invisibile”, tutto il personale che lavora attorno ai calciatori, che poi sono quelli che li mettono in condizione di rendere al meglio la domenica, dai magazzinieri fino alle persone che lavorano in sede. C’è tanto entusiasmo e tanta voglia di ripartire, quindi questo entusiasmo va cavalcato e bisogna cercare di lavorare nel miglior modo possibile».

ESPERIENZA E GESTIONE GRUPPO – «Dal punto di vista tecnico-tattico il calcio è bello perché ognuno ha la sua idea e alla fine dicono sempre che ha ragione chi vince, chi fa punti. Tralasciando la parte tecnico-tattica, mi porto dietro dai miei anni di formazione il fatto di riuscire a entrare nella testa dei propri calciatori e di riuscire a portarli a sé, chiaramente utilizzando tutte le possibilità che si hanno a disposizione: dall’empatia alla conquista attraverso tutte quelle che sono le capacità tecnico-tattiche acquisite negli anni. Perché poi alla fine i calciatori riconoscono la preparazione, ci deve essere una stima professionale. Poi dopo, se uno riesce anche dal punto di vista empatico a instaurare un rapporto che va al di là del solo campo, magari riesce a ottenere qualcosa in più».

IDENTITA’ E GIOCO «C’è sempre il rischio, quando si copia e poi non si reinterpreta, di riuscire solo a fare delle brutte copie, perché poi la parte di personalizzazione ci va e ci vuole. Chiaramente mi piacerebbe una squadra che interpreti la partita, non una squadra passiva. Al giorno d’oggi, con la grande preparazione tattica che hanno tutti gli allenatori e col fatto che ci sono cinque cambi, hai molte partite all’interno della stessa partita. Non sempre dalla panchina riesci a trasmettere, perché sappiamo — soprattutto quando giocheremo in casa — che abbiamo tantissimi tifosi e ci sarà uno stadio molto caldo, quindi è difficile. Mi piacerebbe riuscire a far sì che i calciatori interpretassero la gara strada facendo e che potessero riuscire a trovare le soluzioni. È normale che queste soluzioni devono essere messe davanti e poi loro devono essere bravi a sceglierle».

TIFOSI «Quello che ho percepito e mi hanno trasmesso in questi primi giorni di inizio avventura, è comunque una tifoseria molto attaccata alla squadra e che sta comunque, a prescindere da quello che succede, dietro la squadra e supporta la squadra. E questo non può che essere una grossa mano. Sarà sicuramente una grossa mano. So che la campagna abbonamenti è iniziata da poco, ma comunque hanno risposto alla grande. Ma questo me l’avevano detto e io poi, nella mia esperienza da calciatore, ci ho giocato contro e quindi so che tipo di ambiente andavo a trovare. Il fatto che comunque sia una tifoseria a prescindere attaccata alla squadra, attaccata alla maglia, questa è una roba che, insomma, non può che non essere da stimolo per chi poi la domenica va e si indossa quella maglietta e va a correre per il campo».

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