Archistadia
·17 aprile 2026
Costruire soluzioni: come l’ingegneria interpreta la complessità. Talk con il prof. Majowiecki alla Biennale Tecnologia 2026

In partnership with
Yahoo sportsArchistadia
·17 aprile 2026

Giovedì 16 Aprile, alla Biennale Tecnologia 2026, ho avuto la possibilità di seguire un affascinante talk con il prof. ing. Massimo Majowiecki, uno dei più importanti strutturisti italiani della nostra epoca, e autore di svariate coperture e tensostrutture anche per gli stadi di calcio in Italia e nel mondo, fra cui un paio di progetti di assoluta avanguardia per l’epoca (v. Olimpico di Roma e Delle Alpi di Torino) – insieme al prof. Giuseppe Ferro (Scienza delle Costruzioni, PoliTo) e ad Anna Osello (gruppo di ricerca Drawing TO the Future, con particolare attenzione al BIM, alla Virtual and Augmented Reality e l’evoluzione dei processi digitali per l’ambiente costruito.
Oggi l’ingegneria si trova davanti a una sfida che rincorre la “creatività” dell’architettura alimentata dall’evoluzione tecnologica.
I software virtuali permettono una risposta immediata a qualunque idea disegnata su carta e che necessiti di trovare una risposta di stabilità. Ma proprio questa facilità nel gestire le richieste ha aperto la porta a scelte estetiche che tendono verso l’arte surreale, andando contro la regolarità dell’ingegneria e i suoi parametri.
Il Know How si oppone al Know Why, e la tecnologia oggi a disposizione permette alle scelte estetiche (la forma) di dominare la funzione.
Nel corso del talk, l’analisi dell’evoluzione storica nell’approccio alle soluzioni statiche al servizio dell’architettura, ha mostrato passaggi chiave che sono chiarificatori: dall’empirismo dell’architettura gotica alla comparsa dell’acciaio, che permise il passaggio dalle strutture massive a quelle leggere, e alla sperimentazione con maestri come Eiffel, Gaudì, Morandi, Torroja, Musmeci, Candela.
Infine la facilitazione offerta da CAD e BIM nel disegno dei componenti e nella modellazione virtuale delle strutture, con l’esperienza – purtroppo mai portata avanti concretamente – del CAD-LAB, di creazione tutta italiana e che anticipava il prodotto Autodesk, con cui negli anni ’80 si riuscirono a risolvere progetti ingegneristici di grande portata (per esempio lo stadio di San Benedetto del Tronto e la struttura di copertura dell’Olimpico di Roma).
Fasi dell’evoluzione storica che ci ricordano che al di là del voler stupire a tutti i costi – che sembra la vera chiave delle nuove architetture contemporanee – deve prevalere la consapevolezza del risultato che si vuole ottenere e dell’impatto sull’ambiente costruito e sulle persone.
In questo momento storico la tecnologia (con software sempre più innovativi, si veda Catia o Rhinoceros) permette di far prevalere l’estetica come unica ratio delle grandi architetture, in una ricerca della “forma libera”, della traduzione in architettura di linee che sarebbero parte solo dell’arte e della scultura.
La “forma libera” diventa quasi opposta alla logica ingegneristica e ai suoi parametri
Si insegue un’idea alimentata dal “KNOW HOW”, cioé la possibilità di fare qualcosa grazie alla potenza e all’immediatezza della tecnologia. Ma bisognerebbe pensare al “KNOW WHY”, il perché fare le cose in un determinato modo e con quale obiettivo. In questa corsa all’esasperazione, non bisogna farsi travolgere dalla “libertà” compositiva ma anzi, tenere sempre a mente quel “La Funzione Determina la Forma” che ci hanno lasciato in eredità Le Corbusier e il Razionalismo, e che rimane un pilastro della buona progettazione.
prof. Massimo Majowiecki – MJW Structures
© Riproduzione Riservata
Live


Live


Live


Live



































