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·28 marzo 2026
Da Cunha avverte la Juventus: «Più facile che il Como arrivi in Champions rispetto a…»

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Sbarcato in Italia nel gennaio 2023 per vestire la maglia di un Como che lottava duramente in Serie B, Lucas Da Cunha rappresenta oggi il simbolo assoluto dell’incredibile ascesa del club lariano. Nel giro di pochissimo tempo, il centrocampista francese di origini portoghesi si è imposto come capitano, leader tecnico e imprescindibile punto di riferimento dello spogliatoio, trascinando la compagine lombarda a competere con merito nelle zone altissime della classifica.
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Una metamorfosi sportiva eccezionale, che lo stesso giocatore ha ammesso di non aver minimamente preventivato al suo approdo in Italia. Intervistato ai microfoni di Sky Sport, ha infatti svelato:
«Quando sono arrivato eravamo in Serie B, sono venuto soprattutto per giocare, per prendere fiducia». Per poi aggiungere con onestà: «Oggi, quando vedo tutta la strada fatta, non pensavo sarebbe andata così quando sono arrivato».
L’adattamento al campionato cadetto non è stato però una passeggiata, nonostante le spiccate doti tecniche del talento classe 2001:
«È stato molto difficile. È un calcio molto diverso, più diretto, e per me è stato duro. Sapevo di avere qualità, ma non sono venuto in Serie B per fare il fenomeno o per pensare di essere più forte degli altri».
Oggi Da Cunha indossa la fascia di quello che in molti definiscono il miglior Como di sempre, vivendo questo ruolo con immenso orgoglio e grande senso di responsabilità:
«È davvero una cosa molto bella essere il capitano di questa squadra, è qualcosa di incredibile. Quando sei capitano di una squadra in cui ti senti a casa e hai la fiducia di tutti ti senti molto bene. Sono molto contento».
Un tassello fondamentale di questa clamorosa crescita è legato a doppio filo a Cesc Fabregas, passato da collega di reparto a guida tecnica:
«Quando il mister Fabregas è diventato allenatore è stato un po’ diverso, perché prima avevamo un rapporto da compagni, quasi da amici. Poi è cambiato tutto, perché lui è diventato il mio allenatore e il rapporto è diverso. Però ero molto contento, perché sapevo già che sarebbe diventato un grande allenatore e oggi credo che si veda».
La formidabile continuità di rendimento messa in mostra lo sta lecitamente avvicinando al prestigioso palcoscenico della Nazionale, un traguardo vissuto però come logica conseguenza del lavoro quotidiano:
«Francia e Portogallo? Oggi la vedo un po’ di più come un obiettivo, perché sento che, se continuo a fare bene, posso meritare anche io una chiamata. Ma non è qualcosa a cui penso ogni giorno. Devo concentrarmi sul mio lavoro e sul Como. Poi, se un giorno arriverà la chiamata, sarò molto contento. È sicuramente qualcosa di importante per la mia carriera».
E messo di fronte al dualismo tra una convocazione internazionale e la qualificazione in Champions League, il faro del centrocampo lombardo ha le idee chiarissime:
«Secondo me è più difficile arrivare in nazionale».









































