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·25 marzo 2026

Dagli azionisti ai tifosi, il calcio diventa un’industria vigilata: la svolta parte da Londra

Immagine dell'articolo:Dagli azionisti ai tifosi, il calcio diventa un’industria vigilata: la svolta parte da Londra

Articolo a cura di Andrea Conso e Jason Ronchin di Annunziata&Conso, boutique di consulenza legale e regolamentare a servizio degli intermediari bancari, finanziari e assicurativi. 

C’è una partita che si sta giocando lontano dai riflettori, ma destinata a cambiare il calcio europeo. Non si disputa in campo, bensì sul terreno della regolazione. E parte da Londra.


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Negli ultimi vent’anni il calcio si è trasformato da fenomeno sportivo a industria globale dell’intrattenimento, trainata da diritti audiovisivi, sponsorizzazioni e calciomercato, fino a generare in Europa ricavi per circa 30 miliardi di euro annui. Una crescita imponente, accompagnata però da modelli di governance spesso opachi, forte leva finanziaria e crescente dipendenza dal capitale degli azionisti. Le criticità sono ormai evidenti: club storici falliti o in crisi, debiti elevati, gestione orientata al breve periodo e una progressiva distanza tra proprietà e tifosi. E quando una società entra in dissesto, il danno non è solo economico: viene meno un presidio sociale e identitario. Il calcio, infatti, non è un mercato sostituibile: il tifoso non è un consumatore ordinario.

È in questo contesto che il Regno Unito ha scelto di intervenire con una riforma organica, avviata dopo il fallimento della European Super League – simbolo di un calcio sempre più distante da tifosi e territori – e culminata nel Football Governance Act 2025, che introduce un modello di regolazione pubblica del calcio professionistico. Il fulcro del nuovo assetto è l’istituzione dell’Independent Football Regulator (IFR), autorità indipendente dotata di poteri di vigilanza e intervento sull’intero sistema calcistico professionistico. Un passaggio che segna il superamento del modello di autoregolazione finora imperniato su Premier League e Football Association. Il perno operativo del sistema è rappresentato da un regime autorizzatorio (licensing system): a partire dalla stagione 2027/2028, i club potranno partecipare alle competizioni professionistiche solo previa concessione di una licenza, da ottenere entro maggio 2027, subordinata al rispetto di requisiti stringenti.Andrea Conso

In particolare, l’IFR è chiamato a verificare: la sostenibilità economico-finanziaria del club, sulla base di piani industriali, strategie di sviluppo e adeguatezza delle risorse; la qualità degli assetti di governance, incluse competenze e affidabilità degli organi gestori; il coinvolgimento degli stakeholder, con particolare riferimento ai tifosi. Elemento centrale è inoltre il rafforzamento dei controlli sugli assetti proprietari. Proprietari e dirigenti (formali ed effettivi) saranno sottoposti a test di idoneità, comprensivi di verifiche sulla provenienza delle risorse, sulla solidità dei piani finanziari, nonché di valutazioni sull’onorabilità, integrità e competenza professionale. Si tratta di meccanismi che richiamano direttamente quelli previsti nei settori vigilati, in particolare nel diritto dei mercati finanziari.

Il regolatore disporrà anche di poteri di intervento progressivo: un approccio inizialmente “advocacy-first”, basato su supporto e indirizzo, che può evolvere in misure correttive e sanzionatorie in caso di inadempienze. Il tutto con l’obiettivo di garantire la resilienza sistemica del settore, evitando effetti domino in caso di crisi. Un ulteriore profilo innovativo riguarda il ruolo dei tifosi, qualificati come stakeholder rilevanti. Il loro coinvolgimento diventa parte integrante del sistema regolatorio: i club dovranno consultarli su decisioni che incidono sul patrimonio identitario – nome, colori, stemma – quale condizione per il mantenimento della licenza.

L’introduzione di standard più stingenti in materia di governance, trasparenza e coinvolgimento degli stakeholder (in primis i tifosi) contribuisce non solo la stabilità finanziaria dei club, ma anche a migliorarne la loro responsabilità sociale e la qualità della gestione, favorendo un modello di calcio più sostenibile e attento alle comunità locali. Un impatto particolarmente rilevante se si considerano le iniziative a livello unionale sui temi ESG.

Il modello britannico si inserisce in una più ampia tendenza europea verso la regolazione pubblica del calcio, con evidenti intersezioni con il diritto dei mercati finanziari e della compliance.Jason Ronchin

Anche in Italia si registrano segnali, seppur ancora parziali, nella stessa direzione. È stata istituita una Commissione indipendente per la verifica dell’equilibrio economico-finanziario delle società sportive professionistiche, organo esterno alla FIGC e distinto dalla Co.Vi.So.C.; tuttavia, le sue funzioni restano prevalentemente limitate alla certificazione contabile necessaria per l’ammissione alle competizioni. Sul fronte della governance e della partecipazione, il ritardo è più evidente. Il DDL S. 581, presentato nel 2023, mirava a introdurre forme di azionariato popolare e a disciplinare la governance dei club, favorendo il coinvolgimento diretto dei tifosi nella proprietà e nella gestione.

Il testo prevedeva, tra l’altro, l’obbligo per le società calcistiche di adottare forme societarie di capitali (S.p.A. o S.r.l.) e statuti conformi a requisiti normativi minimi, con possibilità di commissariamento in caso di inadempienza. Tuttavia, l’iter parlamentare risulta attualmente sospeso. Permangono inoltre criticità strutturali legate alla sostenibilità economico- inanziaria e ai requisiti di onorabilità degli operatori. Il sistema dei controlli si articola oggi in verifiche antimafia (d.lgs. 159/2011), controlli federali sulle partecipazioni societarie e protocolli di collaborazione con le Autorità. Dal 2025 è previsto anche il rafforzamento del ruolo della Guardia di Finanza nelle verifiche economico-finanziarie. In parallelo, il calcio è sempre più coinvolto nella disciplina dei mercati finanziari. La crescente diffusione di strumenti di raccolta di capitali – crowdfunding, fan token, NFT – comporta che tali operazioni possano integrare forme di sollecitazione al pubblico risparmio, con conseguente applicazione delle regole del TUF e della normativa di settore. Ne deriva che i club, nel momento in cui raccolgono risorse presso il pubblico, sono tenuti a rispettare obblighi di autorizzazione, trasparenza, rendicontazione e vigilanza, nonché a dotarsi di assetti di governance adeguati. In caso di violazioni, possono trovare applicazione sanzioni, misure cautelari e, nei casi più gravi, procedure di tipo commissariale o liquidatorio.

Il quadro si completa con la normativa europea antiriciclaggio. Il Regolamento (UE) 2024/1624 include tra i soggetti obbligati anche i club professionistici di alto livello, gli agenti e le associazioni calcistiche. A partire dal 10 luglio 2029, tali soggetti saranno tenuti a svolgere adeguate verifiche sull’identità dei clienti, sulla provenienza dei fondi e sugli assetti proprietari, nonché a valutare il rischio di riciclaggio e finanziamento del terrorismo, con obblighi di segnalazione alle autorità competenti. Si tratta di un’evoluzione che rafforza la trasparenza del sistema, ma introduce al contempo nuovi oneri e complessità operative, come dimostra l’esperienza del Belgio, già alle prese con l’applicazione di regole simili nel mondo del calcio. Per evitare fenomeni di arbitraggio normativo e garantire condizioni di concorrenza omogenee, sarà fondamentale un coordinamento a livello europeo. La direzione, tuttavia, è ormai tracciata. Il calcio ha cessato di essere un settore autoregolato: è diventato, a tutti gli effetti, un’industria vigilata. E come ogni settore regolato, richiede regole, controlli e responsabilità. Chi non si adegua, rischia un autogol.

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