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·23 agosto 2026

Dagli Stankovic agli Altobelli: padri e figli che hanno giocato nell'Inter

Immagine dell'articolo:Dagli Stankovic agli Altobelli: padri e figli che hanno giocato nell'Inter

Il calcio, a volte, regala storie particolari. Fa vivere emozioni forti, uniche e rare, attraverso momenti che sembrano intrecciati dalle mani del destino. Un figlio che guarda suo padre dai seggiolini dello stadio, immerso nella concentrazione e nell'atmosfera della partita: lo vede con quegli scarpini e quella maglia nerazzurra, lo ammira segnare un gol o rubare un pallone, contrastare un avversario o andare via in dribbling. Nella sua testa, magari, sogna già di ripercorrerne le orme, di indossare anche lui quella maglia e quegli scarpini. Un'idea, una suggestione che difficilmente si trasforma in realtà: quel bambino non sa se diventerà calciatore, non sa se seguirà la strada paterna tracciata dai solchi dei tacchetti sul manto erboso, ma in quel momento di fantasia tutto è possibile.

Magari a quel momento di fantasia è tornato Aleksandar Stankovic, quando al minuto 83' di Inter-Monza si è guardato intorno e ha visto lo stadio di San Siro in piedi per lui. I ricordi saranno riaffiorati numerosi, mentre gli occhi si riempivano di emozioni e si guardavano intorno per racchiudere in un solo battito di ciglia l'immagine di tutto lo stadio. Il numero 5 sulla schiena, lo stesso di papà Dejan, che 22 anni prima calpestava per la prima volta quello stesso prato con quella stessa maglia (indossando l'11, all'esordio). L'ingresso in campo, gli applausi, i primi palloni giocati nel suo esordio ufficiale con la Prima Squadra: un momento indimenticabile, che ha consegnato alla storia nerazzurra una nuova coppia di padre e figlio che hanno giocato almeno una partita con la maglia dell'Inter.


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Sono sei, in totale, le coppie ad essere riuscite in questa impresa: sei padri e sei figli, un legame unico attraverso i colori nerazzurri, con storie diverse ma con in comune un'eredità entrata nella storia dell'Inter.

DEJAN E ALEKSANDAR STANKOVIC

Il capitolo più recente, la storia più nuova. Aleksandar è nato e cresciuto a Milano mentre Dejan viveva da assoluto protagonista una delle ere più vincenti della storia dell'Inter. Arrivato in nerazzurro nel 2004, Stankovic è diventato uno dei simboli di una squadra capace di vincere tutto in Italia e in Europa, collezionando 326 presenze e 42 gol, conquistando quindici trofei: cinque Scudetti, quattro Coppe Italia, quattro Supercoppe Italiane, una Champions League e un Mondiale per Club. Ha conquistato tutti, Dejan, con la sua grinta travolgente e con la sua potenza devastante: le sue bordate da fuori area hanno illuminato San Siro per anni, i suoi gol al volo da centrocampo contro Genoa e Schalke 04 sono ancora vividi negli occhi dei tifosi nerazzurri. Durante i festeggiamenti per le vittorie, al suo fianco e sulle sue spalle compariva spesso il piccolo Aleksandar, il più giovane dei suoi tre figli, che ne ha ereditato il ruolo e l'amore per i colori nerazzurri: è entrato a dodici anni nel settore giovanile dell'Inter, dove è cresciuto e si è formato da centrocampista come suo padre. Contro il Monza, nella prima di campionato, è arrivata la chiusura del cerchio: l'esordio con la maglia numero 5, in mezzo al campo, sul prato di San Siro. Ventidue anni racchiusi in un singolo momento.

ALESSANDRO E MATTIA ALTOBELLI

Quando Mattia entrava nel settore giovanile dell'Inter, suo padre Alessandro aveva già scritto pagine indelebili della storia del Club. Arrivato in nerazzurro nel 1977, "Spillo" è diventato uno dei più grandi centravanti della storia dell'Inter, collezionando 466 presenze e realizzando 209 gol, che lo hanno reso il secondo miglior marcatore di sempre del Club, con cui ha conquistato uno Scudetto (1979-1980) e due Coppe Italia (1977-1978 e 1981-1982). Ha lasciato il segno con la sua eleganza, con il senso del gol e con una continuità impressionante: undici stagioni da protagonista con i colori nerazzurri, con cui è diventato uno dei volti più amati dell'Inter degli anni Settanta e Ottanta. Poi, anni più tardi, è arrivato Mattia, anche lui attaccante, cresciuto nel vivaio nerazzurro e campione d'Italia con la Primavera nel 2002. Per lui l'esordio in Prima Squadra è arrivato nel dicembre dello stesso anno, in Coppa Italia contro il Bari: una sola presenza ufficiale, ma sufficiente a rendere ancora più speciale una storia di famiglia.

GIUSEPPE E REGINA BARESI

Una storia unica, una fascia nerazzurra che passa di padre in figlia. Una fascia che per anni è rimasta saldamente sul braccio di Giuseppe Baresi: arrivato all'Inter nel 1976, per sedici stagioni è stato una delle colonne del mondo nerazzurro collezionando 559 presenze, che lo hanno reso il quinto giocatore con più partite giocate nella storia dell'Inter, e conquistando due Scudetti, due Coppe Italia, una Supercoppa Italiana e una Coppa UEFA. Difensore e centrocampista, capitano e leader, Beppe ha attraversato un'epoca intera della storia nerazzurra diventando uno dei giocatori più rappresentativi del Club: una presenza costante, una fascia al braccio e un legame indelebile con l'Inter, proseguito anche successivamente al suo ritiro dal calcio giocato. Un'eredità raccolta da sua figlia Regina, che ha portato sul campo la stessa fascia con la stessa passione e gli stessi colori. Attaccante e capitana dell'Inter femminile, ha vissuto da protagonista la crescita della squadra, accompagnandola dalla Serie A2 alla Serie A e conquistando nel 2019 la promozione nella massima categoria con la nuova Inter Women. Per anni ha rappresentato il volto dell'Inter femminile, diventando una delle giocatrici simbolo del Club.

LENNART E EVERT SKOGLUND

Una storia che parte dalla Svezia e arriva a Milano, attraversando due generazioni di calcio. Lennart “Nacka” Skoglund è stato uno dei grandi protagonisti dell’Inter del dopoguerra, un talento puro capace di conquistare San Siro con la sua tecnica e la sua fantasia. Arrivato in nerazzurro nel 1950, ha collezionato 246 presenze e 57 gol, vincendo due Scudetti consecutivi nel 1953 e nel 1954. Insieme a Lorenzi e Nyers ha composto uno dei tridenti più celebri della storia nerazzurra, e fu proprio una sua doppietta contro la Triestina a regalare all’Inter il secondo titolo di fila. Vent'anni dopo, sulle orme del padre, è arrivato Evert, anche lui centrocampista e anche lui cresciuto nell'Inter. Sedici presenze ufficiali tra il 1971 e il 1974, un'esperienza più breve rispetto a quella di Lennart, che gli ha permesso di vivere l'emozione di vestire gli stessi colori di suo padre.

CAMILLO E MARCO ACHILLI

Il primo cognome tramandato da padre in figlio sulla maglia dell'Inter. L'esperienza di Camillo è iniziata nel 1945, nell'immediato dopoguerra, in un'Inter nuova e ancora lontana dai grandi trionfi che sarebbero arrivati negli anni successivi. Sei stagioni nel centrocampo nerazzurro, giocando 198 partite e realizzando 18 reti, lasciando il segno nella storia nerazzurra anche grazie al gol segnato nel derby contro il Milan del febbraio 1946. Quasi vent'anni più tardi, il figlio Marco ha seguito le sue orme, entrando nel settore giovanile e arrivando fino alla Prima Squadra. Centrocampista come il padre, ha collezionato undici presenze ufficiali in nerazzurro tra il 1967 e il 1971: nella sua ultima stagione con l'Inter ha conquistato lo Scudetto numero undici della storia nerazzurra.

LUIGI E ANSELMO ROBBIATI

Un lungo arco temporale ha diviso le avventure nerazzurre di Luigi e Anselmo Robbiati. Esperienze brevi, entrate però nella storia dell'Inter con quasi mezzo secolo di distanza l'una dall'altra: Luigi, difensore, ha esordito nel 1954 e in quattro stagioni ha collezionato quattro presenze, mentre Anselmo ha indossato la maglia nerazzurra in un'unica occasione, nel match di Coppa Italia tra Inter e Lecce del 19 settembre 2000. Pochi minuti, sufficienti però per scrivere il proprio nome nella storia nerazzurra.

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