Calcio e Finanza
·25 agosto 2026
Dai laziali a FdI, tutti contro Lotito: Forza Italia ora teme il boicottaggio

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·25 agosto 2026

La dura contestazione dei tifosi della Lazio nei confronti di Claudio Lotito può avere dei risvolti anche nella politica. Infatti, come risaputo, oltre a essere patron e presidente dei biancocelesti, Lotito è anche un senatore di Forza Italia e con l’avvicinarsi delle elezioni politiche il clima intorno alla sua posizione istituzionale inizia a subire di alcune preoccupazioni sempre più crescenti all’interno del partito politico fondato da Silvio Berlusconi, appartenente alla coalizione di centrodestra attualmente al governo.
Come riporta l’edizione odierna della Repubblica, dall’inizio della contestazione dei tifosi biancocelesti, la carica di senatore di FI di Lotito è finita al centro, con più di qualche esponenti del tifo laziale che ha annunciato di essere pronto a non votare più Forza Italia pur di dare un segnale al patron del club. I gruppi organizzati l’hanno già dichiarato da tempo.
I tifosi laziali, secondo le stime, sono intorno ai 900mila e considerando magari che non tutti sono elettori storici di Forza Italia, un astensionismo diffuso comunque potrebbe far perdere centinaia di migliaia di voti al partito guidato oggi da Antonio Tajani, vicepremier e ministro per gli Esteri del governo Meloni in carica. Un allarme che risuona sempre più forte in casa FI con l’avvicinarsi delle elezioni amministrative in programma per il 2027. Allarme che risuona comunque anche dalle parti degli alleati di centrodestra in vista della conferma della coalizione al governo.
C’è una corrente di pensiero, propugnata da Guido Paglia, già uomo comunicazione ai tempi di Cragnotti presidente, che ha suggerito lo sciopero nelle urne nei confronti di tutto il centrodestra. E questa è una protesta di massa, probabilmente senza eguali: Lotito è ritenuto colpevole di trattare male la tifoseria e di non avere più i mezzi per fare le cose in grande. Un malessere che dura da tanti anni. Domenica al Sussidiario il governatore del Lazio, il meloniano Francesco Rocca, grande tifoso della Lazio, ha dato corpo a questo sentimento, attaccando per la seconda volta in poche settimane Lotito: «Credo che oggi spetti soprattutto a lui comprendere che la sua stagione appare, agli occhi di una parte vastissima del popolo laziale, ormai conclusa». Ieri pomeriggio a Repubblica ha aggiunto: «Ma no, non c’è nessun attacco a Forza Italia, nessun caso politico: ho fatto una semplice constatazione. C’è libertà di pensiero, no? È che vedo lo stadio vuoto, il dolore della gente, e non posso non intervenire».
A luglio Rocca si era presentato con la sciarpa biancoazzurra al collo a un corteo di protesta. «Quando si hanno dei ruoli istituzionali è meglio non travalicare certi confini: suggerire l’addio del presidente di una squadra di calcio o auspicare l’ingresso di nuovi acquirenti nella proprietà di una squadra di calcio non rientra in alcun modo nei compiti di un governatore», l’ha rimproverato Alessandro Cattaneo, deputato azzurro. «E poi siamo tutti di centrodestra, Lotito è pure un collega senatore, insomma…» ha aggiunto, con amarezza. Quando glielo si riferisce Rocca replica: «Io Cattaneo non so chi sia. Lotito non ha saputo empatizzare. Ma perché buttarla in politica, il calcio è parte della società, Andreotti non interveniva continuamente in difesa della Roma?»
Parole che testimoniano come il caso Lotito abbia ormai da tempo superato i confini sportivi. Il ministro dello Sport Andrea Abodi, laziale, un habitué della tribuna Tevere, ha fatto capire che non rinnoverà l’abbonamento. Tra i 40mila firmatari di una petizione anti Lotito c’è anche il portavoce di Giorgia Meloni, Fabrizio Alfano, che ai tempi di Cragnotti aveva fondato il Lazio club Parlamento. «Andai in trasferta anche a Cava dei Tirreni» ha spiegato agli Stati generali della Lazialità. Primi anni Ottanta, la Lazio in B, «ma c’era una partecipazione fortissima». Ora invece le masse biancoazzurre disertano lo stadio Olimpico (ma non le trasferte, ieri erano in 3mila a Bologna per la vittoria della Lazio firmata Davide Frattesi), disdicono l’abbonamento a DAZN con la causale «Lotito», boicottano il merchandising.
Inoltre, nelle scorse settimane ha fatto più che discutere la pubblicazione da parte di Luigi Bisignani sulle colonne del Tempo di 10 domande rivolte direttamente a Lotito. Bisignani lo descriveva, dopo Ferragosto, «chiuso nel suo rifugio-bunker di Cortina». E Lotito? L’ultima volta è stato eletto in Molise. Stavolta, dicono, potrebbe chiedere di essere candidato in Calabria, dove ha appena comprato la Reggina, militante in Serie D. Qualcuno rievoca l’avventura di Vittorio Cecchi Gori in Sicilia. Correva l’anno 2001, quello del 61-0 per il centrodestra, e l’allora presidente della Fiorentina venne catapultato dai Popolari nel collegio di Acireale. Cecchi Gori annunciò che avrebbe acquistato l’Acireale, allora in Serie C. Promessa non mantenuta e che comunque portò a una netta sconfitta nel duello elettorale con Basilio Catanoso di Alleanza Nazionale. Ora la situazione sembra addirittura più grave e visto che le prossime elezioni si potrebbero risolvere sul filo di lana, ecco che il segnale di pericolo risuona forte in casa Forza Italia e in quelle degli alleati di centrodestra.







































