Calcio e Finanza
·9 giugno 2026
Dal Chelsea a mediatore: Abramovich protagonista dei negoziati fra Russia e Ucraina

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·9 giugno 2026

Roman Abramovich, ex patron del Chelsea, è il mediatore che ha consegnato a Vladimir Putin la richiesta formulata dal presidente dell’Ucraina, Volodymyr Zelensky, per un incontro dal vivo fra i due leader delle nazioni in guerra ininterrotta, se non per qualche giorno di tregua comune, dal febbraio 2022.
A confermarlo è il Financial Times dopo che lo scorso venerdì, in occasione del Forum economico internazionale di San Pietroburgo, lo stesso Putin ha dichiarato che un imprenditore a lui vicino gli aveva consegnato la richiesta avanzata da Zelensky. Non si tratta di una prima volta per Abramovich, che già nel 2022 aveva preso parte a delle trattative fra le due delegazioni, sia a Kiev (dove si sarebbe recato anche questa volta) che nella tornata di negoziati a Istanbul.
Proprio nella capitale turca, Abramovich si è trasferito dopo aver lasciato Londra nel 2022, quando fu colpito in prima persona dalle sanzioni da parte della Gran Bretagna e dell’Unione Europea, che lo portarono anche a dover cedere il Chelsea (acquistato nel 2003), depositando la cifra pattuita con l’attuale patron Todd Boehly, e il fondo Clearlake Capital, in un conto corrente sotto il controllo del governo britannico. Conto che però non è ancora stato sbloccato per via delle resistente dello stesso oligarca che chiede che quei 3 miliardi siano destinati a tutti i reduci, che siano russi o ucraini. Condizione che il governo UK non vuole accettare per paura che pare di essi rientrino nella macchina da guerra del Cremlino.
L’influenza di Abramovich in Russia non è mutata in questi anni, anzi l’oligarca può contare su un patrimonio personale che, secondo Forbes, vale 9,3 miliardi di dollari ed è affidato alla società di investimenti Millhouse. L’ex patron del Chelsea detiene anche oltre il 28% delle quote del gruppo metallurgico Evraz. Ma la sua fortuna si basa ancora sul petrolio. Settore in cui entrò negli anni ’90 fondando con Boris Berezovsky la compagnia petrolifera Sibneft, di cui poi riuscì a ottenere l’esclusivo controllo. Nel 2005 Abramovich cedette la Sibneft alla Gazprom per 13 miliardi di dollari, realizzando la più grande operazione commerciale nella storia della Russia.







































