DirettaCalcioMercato
·20 maggio 2026
Dal “ristorante” della Juventus allo strappo con l’Inter post Scudetto: tutti gli addii controversi di Conte

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Dopo gli indizi lasciati trapelare nell’intervista dopo Pisa-Napoli e la conferma di Fabrizio Romano, manca ormai solamente l’ufficialità: Antonio Conte saluterà il Napoli al termine della stagione.
Le separazioni del tecnico pugliese sono sempre state contornate da strappi e porte sbattute: da Arezzo fino al Napoli, passando per la Juventus, l’Inter e la Premier League. Il carattere di Antonio è spigoloso, diretto. Ha sfumature positive, come la capacità innata di trasformare gruppi squadra modesti in campioni, così come negative.
Ogni volta che si è giunti ad un addio, le sue parole al veleno sono sempre rimbalzate rumorosamente, fin dai suoi esordi. Dalle sue primissime esperienze in panchina, all’ultima con il Napoli, senza risparmiarsi neanche all’estero o con la Nazionale.
I primi pugni sbattuti sul tavolo sono arrivati già all’esordio con l’Arezzo nel 2007. Esonerato in favore di Maurizio Sarri, Conte poi viene richiamato dalla società e sfiora la salvezza. A fine stagione, poi, attacca liberamente Emanno Pieroni, consulente esterno del club, e lo accusa di aver tradito la sua fiducia.
Nel 2009 porta il Bari in Serie A. La società gli rinnova il contratto ma, dopo poche settimane, Conte si dimette rompendo con la società con delle parole al veleno: “Sapevano cosa volesse dire sposare il mio progetto e le mie idee. Conte è questo. È venuta meno la fiducia“.
All’Atalanta, invece, l’avventura dura soli tre mesi. Come raccontato a posteriori da Cristian Doni – capitano della Dea – nella sua bibliografia, il tecnico non aveva mai ricevuto la fiducia necessaria dalla società.
Al Siena, invece, arrivano gli attacchi a giornalisti e tifosi a metà stagione: “Pseudo intenditori che sparano stro**ate e gufi, non salite su quel ca**o di carro”, riferendosi alla sperata promozione in Serie A (poi arrivata a fine anno).
Il binomio Conte-Juventus ha dominato distruggendo la Serie A: tre Scudetti consecutivi, una Supercoppa, il record di punti in Serie A (102) e la creazione di una vera e propria macchina da guerra. Qui il “giocattolo perfetto” si è inceppato per via di divergenze su mercato e obiettivi. Antonio chiedeva maggiori investimenti per competere in Europa, lanciando il famoso monito “non si può mangiare con 10 euro in un ristorante da 100 euro“. Agnelli voleva tenerlo a tutti i costi, offrendogli anche un rinnovo a 5 milioni di euro, ma il tecnico ha preferito salutare.
Neanche la Nazionale è stata “risparmiata”. Dopo il viaggio eroico di Euro 2016, culminato ai rigori nei quarti di finale contro la Germania, Conte lamentava la mancanza di sostegno dalla Federazione: “Non ho visto nessuno al mio fianco, non mi sono mai sentito appoggiato da nessuno“.
Dopo l’esperienza da CT, Antonio Conte voleva tornare a mangiare l’erba del campo 24/7. Lo fa scegliendo un club che veniva da un decimo posto in classifica: il Chelsea. Esporta gli allenamenti estenuanti in Inghilterra e, dopo solo un anno, viene incoronato campione della Premier League con 93 punti. La stagione successiva, però, si apre con tensioni inerenti al mercato e con più di qualche difficoltà sul campo. Lo stesso Conte nel corso della stagione dichiara: “Con questo organico non sarà semplice arrivare in Champions“. La qualificazione, infatti, poi salterà: ad andarci è il Liverpool, che stacca i Blues di 5 punti. Nell’estate, poi, arriva l’esonero.
Un anno sabbatico e, poi, la grande occasione: l‘Inter. Al primo anno sfiora lo Scudetto chiudendo ad un punto dalla Juventus di Maurizio Sarri. La stagione successiva, però, domina in lungo e il largo riportando il tricolore nella sponda nerazzurra di Milano dopo ben 11 anni. La squadra costruita dalla società poteva contare su nomi come Romelu Lukaku, Achraf Hakimi e Ivan Perisic. Dopo la finale di Europa League persa contro il Siviglia, però, qualcosa si è rotto. Antonio tuona e si sfoga contro la società: “Abbiamo visioni diverse, ho dovuto sacrificare anche tempo per la mia famiglia: non voglio fare un altro anno così“. Le proteste della Curva Nord non bastano: Zhang-Suning sono in crisi e l’Inter non ha i fondi per sostenere Antonio Conte e le sue richieste di mercato.
Al Tottenham, invece, Conte ha cercato il colpo grosso: vincere il campionato con una squadra che non l’ha mai fatto. Subentrato a stagione in corso a Nuno Espirito Santo nel novembre del 2021, nella prima stagione Conte riesce a riportare gli Spurs in Champions League. L’anno successivo, però, il copione è quello di sempre. Il tecnico chiede rinforzi sul mercato per alzare il livello. Arrivano Richarlison, Romero, Bissouma e Udogie. Colpi in prospettiva, ma non certamente pronti per competere per il titolo. Dopo l’ennesima prova sottotono e una situazione di classifica deludente, Conte sbotta in conferenza stampa prendendosela con la squadra e società, evidenziando la carente personalità. La frase: “The Tottenham story is this” racchiude tutto lo scontro ideologico tra un allenatore vincente e competitivo e un club con poche ambizioni. A marzo 2023, poi, arriverà la separazione consensuale.
Dopo lo Scudetto vinto all’ultima giornata contro la “sua” Inter nella scorsa stagione, De Laurentiis ha fatto di tutto per trattenerlo. Nonostante le lusinghe della Juventus, Conte aveva deciso di rimanere a Napoli per difendere il titolo. Il Presidente dei partenopei lo accontenta con un mercato da quasi 150 milioni, ma la stagione inizia in salita.
I nuovi acquisti non ingranano e gli infortuni pregiudicano la lotta con Inter e Milan. Dopo il pesante ko di novembre al Dall’Ara contro il Bologna, Conte rilascia un’intervista al veleno, lasciando presagire un addio a fine stagione: “io morti non ne voglio accompagnare“. Gli azzurri, però, riescono a raddrizzare il tiro e a proseguire nella corsa alla Champions League. Dopo il fallimento della Nazionale italiana ai playoff Mondiali contro la Bosnia, il nome di Antonio Conte come nuovo CT è rimbalzato ovunque. Lo stesso allenatore, al tempo, non ha smentito: “Se fossi il Presidente della FIGC mi terrei in considerazione“.
De Laurentiis ha immediatamente chiesto spiegazioni: dal confronto sarebbero emerse differenze profonde sulla struttura del club, sulla necessità di un centro sportivo moderno, sulla comunicazione, sullo staff medico e sulle strategie di mercato. Insomma, continuare insieme sarebbe stato impossibile. Ecco perché, dunque, lo stesso Conte aveva ammesso ai microfoni di DAZN dopo il Pisa di aver comunicato alla Presidenza la sua decisione già da un mese.
Antonio Conte non sarà più l’allenatore del Napoli. Questo non sarà proprio un addio da porta sbattuta, ma da continui cigolii che vanno avanti da tutta la stagione.







































