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Zerocinquantuno

·25 gennaio 2026

Dal sogno all’incubo: il Bologna non c’è più

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Il Bologna, o almeno un certo tipo di Bologna, non c’è più. Se prima i campanelli d’allarme erano vissuti come un momento difficile dal quale la squadra sarebbe uscita, ora il campionato ha impietosamente preso una brutta piega. Qualche scricchiolio si era iniziato a palesare già il 27 novembre nella gara di Europa League contro il Salisburgo, dove nonostante il 4-1 finale i rossoblù erano stati presi d’infilata troppo spesso. Di lì a poco la sconfitta interna con la Cremonese, fino ad arrivare ad oggi: nelle ultime 10 uscite il BFC ha ottenuto 6 punti su 30, con ben 19 reti subite.


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Il k.o. rimediato oggi pomeriggio in casa del Genoa fa malissimo in particolar modo perché dopo un’ora di gioco il doppio vantaggio maturato era sacrosanto, con Skorupski impegnato una sola volta. Poi lo stesso portiere polacco ha perso nuovamente il senno, tanto da avventurarsi molto fuori dalla sua area per poi svirgolare un pallone e infine atterrare Vitinha. L’arbitro Maresca, non al primo episodio di protagonismo in carriera, non solo ha estratto il cartellino rosso, ma in seguito ha ignorato il corretto richiamo della sala VAR confermando la sua errata decisione: secondo i parametri relativi al cosiddetto ‘DOGSO’, non si trattava mai e poi mai di una chiara occasione da gol.

Ma tant’è, e la combo espulsione-gol subito (con grave errore di Ravaglia, entrato a freddo, sulla sassata da trenta metri di Malinovskyi), unita a qualche cambio rivedibile da parte di Italiano (Odgaard e soprattutto Rowe erano a pieno dentro il match), hanno fatto crollare un Bologna rimasto senza testa né gambe a tal punto da incassare un tris di reti (pur di alta qualità balistica) in meno di mezzora e lasciare l’intera posta in palio ai ragazzi di De Rossi, ben felici di ricevere e scartare il regalo.

Adesso, dopo due mesi di nulla, pensare di riacciuffare un piazzamento europeo appare utopistico. Solo con un filotto di quattro-cinque vittorie si potrebbe riaccendere una fiammella di speranza, ma ora come ora è forse meglio chinare il capo, fare mea culpa e impegnarsi per completare in modo quantomeno decoroso il campionato, visto che mancano altre 16 giornate. Un campionato che, coi dovuti termini di paragone, ricorda molto quello del Napoli post scudetto spallettiano, chiuso al decimo posto. Ma se qualcuno, dopo aver alzato un trofeo, si è ‘imborghesito’ (per usare lo stesso termine sdoganato da Italiano), ha sbagliato di grosso.

Non si vede la luce alla fine del tunnel e sulla piazza c’è tanta, tantissima delusione, a maggior ragione dopo aver ammirato nei primi dodici turni un Bologna bello ed esaltante nei singoli e nel collettivo, capace addirittura di salire per qualche ora in vetta alla classifica. Ma siamo solo al 26 gennaio, arrendersi ora sarebbe estremamente grave. Così come costringere una tifoseria a vivacchiare di nuovo nell’anonimato del centro classifica, senza arte né parte, sarebbe un’autentica mazzata sull’entusiasmo ritrovato nelle ultimi anni.

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