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Alessandro De Felice ·3 ottobre 2026
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Alessandro De Felice ·3 ottobre 2026
Tre partite, quattro punti e soprattutto una Nazionale completamente diversa da quella travolta dal Belgio. La vittoria in Turchia e il pareggio allo Stade de France raccontano i primi segnali del nuovo ciclo: Mancini ha cambiato uomini, alzato il coraggio e cominciato a costruire un'identità.
Tre partite possono essere pochissime per emettere sentenze. Ma possono essere sufficienti per individuare una direzione. E quella intrapresa dall'Italia di Roberto Mancini sembra finalmente più chiara.
Dallo 0-2 contro il Belgio al 4-1 in Turchia, fino all'1-1 contro la Francia allo Stade de France: in appena una settimana la Nazionale è passata dai fischi dell'Olimpico alla capacità di giocarsela contro una delle squadre con il potenziale tecnico più alto d'Europa.
Non è ancora un'Italia arrivata. Non potrebbe esserlo. È però una squadra che, partita dopo partita, sta iniziando ad assomigliare maggiormente alle idee del suo allenatore. E forse è proprio questa la notizia più importante.
L'esordio del Mancini-bis era stato durissimo. Contro il Belgio l'Italia aveva sofferto soprattutto nel primo tempo, chiuso in svantaggio soltanto grazie agli interventi di Donnarumma. Il 2-0 finale, firmato da Godts e Lukebakio, aveva fotografato una Nazionale ancora fragile e alla ricerca di riferimenti.
Mancini aveva provato immediatamente a cambiare molto: Pio Esposito e Kean insieme, Cambiaghi a completare il tridente, Alessandro Romano in regia all'esordio dal primo minuto, Mancini-Coppola coppia centrale. Tante novità contemporaneamente e una squadra che inizialmente non aveva trovato né distanze né fluidità.
Il Belgio riusciva ad arrivare troppo facilmente nella trequarti italiana, mentre davanti Pio Esposito rimaneva spesso isolato. Il dato dei primi 45 minuti — 14 conclusioni belghe contro 4 italiane — spiegava meglio di qualsiasi impressione la differenza tra le due squadre. Eppure, proprio dentro quella sconfitta, era comparso il primo piccolo indizio.
All'inizio della ripresa l'Italia aveva iniziato a pressare più alta, accompagnando l'azione con più uomini e creando diverse occasioni prima del raddoppio belga. È da quei minuti che Mancini ha deciso di ripartire. Non abbassarsi. Non aspettare. Provare a recuperare il pallone più avanti. Da lì è cominciata la trasformazione.
Tre giorni dopo, contro la Turchia, Mancini ha cambiato otto giocatori su undici. Una rivoluzione che poteva sembrare un altro esperimento e che invece ha prodotto la partita che ha cambiato l'atmosfera intorno alla Nazionale. Dentro Kayode, Scalvini, Bastoni e Ruggeri in difesa. A centrocampo Frattesi, Fagioli e Tonali. Davanti Raspadori insieme ai fratelli Sebastiano e Pio Esposito.
Ma la differenza non era soltanto nei nomi. Era nell'atteggiamento. L'Italia ha cominciato a giocare più alta, aggressiva, cercando continuamente superiorità nella costruzione. Tonali si abbassava tra i centrali, Raspadori veniva incontro per creare una soluzione tra le linee e gli esterni potevano attaccare lo spazio. Kayode, soprattutto, ha dato alla squadra una dimensione completamente nuova sulla destra.
Il risultato è stato un primo tempo quasi perfetto: Bastoni, Frattesi e Kayode hanno portato gli Azzurri sul 3-0 nei primi 27 minuti, prima del quarto gol di Pio Esposito nella ripresa. Il 4-1 di Bursa non è stato importante solo perché ha cancellato immediatamente la sconfitta con il Belgio. Ha suggerito a Mancini una possibile struttura sulla quale lavorare.
La vera conferma è arrivata con la Francia. Perché dopo aver cambiato otto uomini contro la Turchia, allo Stade de France Mancini ne ha cambiati soltanto due. Un dettaglio che racconta molto. Calafiori al posto di Ruggeri e Kean al posto di Raspadori. Per il resto, fiducia alla squadra di Bursa: Kayode, Scalvini, Bastoni; Tonali, Frattesi e Fagioli; Pio e Sebastiano Esposito.
Non più una Nazionale costruita attraverso tentativi continui, quindi, ma una prima possibile ossatura. Ed è probabilmente questo il passaggio più importante delle tre partite. Mancini è partito cercando giocatori. Adesso sta iniziando a trovare funzioni.
Pareggiare allo Stade de France può essere considerato un buon risultato quasi indipendentemente dalla prestazione. Ma l'aspetto interessante dell'1-1 è stato un altro.
L'Italia non è andata a Parigi soltanto per resistere. La Francia ha avuto più possesso — 61% nel primo tempo — ma le occasioni migliori dei primi 45 minuti sono state italiane: prima Kean, poi Frattesi. Gli Azzurri hanno cercato di uscire palla a terra anche contro la pressione francese, accettando il rischio di giocare. Significa molto pensando alla squadra impaurita vista appena una settimana prima contro il Belgio.
Poi naturalmente è servito Donnarumma. Sette parate, alcune straordinarie, soprattutto nella ripresa. Olise ha trovato il vantaggio con una splendida punizione, ma l'Italia non si è disunita.
Ed è qui che emerge forse la crescita più interessante. Contro il Belgio il secondo gol aveva sostanzialmente chiuso la partita. Contro la Francia, invece, essere andati sotto non ha cambiato l'atteggiamento. Gli Azzurri hanno continuato a giocare.
Non è casuale neppure il modo nel quale è arrivato l'1-1.
Bastoni non ha pareggiato sugli sviluppi di un calcio piazzato. Ha segnato andando a pressare alto, recuperando il pallone a Da Cunha e arrivando davanti a Maignan.
Un difensore centrale che, allo Stade de France, sullo 0-1, va ad aggredire nella trequarti avversaria.
Dentro quell'azione c'è probabilmente l'idea che Mancini vuole trasmettere a questa squadra. Coraggio. Pressione. Voglia di non subire semplicemente la partita.
Poi ci sono gli uomini. E Mancini, in appena tre partite, sembra aver allargato notevolmente il numero dei giocatori realmente utilizzabili.
Michael Kayode è probabilmente la scoperta più evidente. Gol all'esordio contro la Turchia, corsa, aggressività e capacità di incidere anche contro la Francia. Non è più soltanto un'alternativa: dopo Bursa e Parigi può diventare una soluzione stabile.
Scalvini e Bastoni sembrano offrire una coppia centrale più adatta a una squadra che vuole difendere in avanti e costruire dal basso. Tonali è tornato ad essere il riferimento della mediana, capace di abbassarsi in costruzione ma anche di dare intensità senza palla. Frattesi porta una caratteristica che poche mezzali italiane possiedono: l'attacco continuo dell'area. Fagioli aggiunge qualità nel palleggio.
E poi ci sono i fratelli Esposito. Pio è stato titolare in tutte e tre le partite di questa Nations League. Sebastiano, lanciato contro la Turchia, è stato confermato anche allo Stade de France. Non significa che le gerarchie offensive siano già definitive, ma significa che Mancini ha deciso di utilizzare questa fase per costruire qualcosa di nuovo e non soltanto per affidarsi alle vecchie certezze.
La Nazionale sta diventando più giovane, ma soprattutto sta diventando più competitiva internamente.
La differenza più grande, però, forse non riguarda né il modulo né i singoli. Riguarda la percezione che l'Italia sembra avere di se stessa. Contro il Belgio sembrava una squadra che aspettava di capire cosa sarebbe successo.
Contro la Turchia ha deciso cosa dovesse succedere. Contro la Francia ha dimostrato di poter mantenere quella personalità anche contro un avversario superiore tecnicamente.
Sono tre livelli diversi. Prima la reazione. Poi la proposta. Infine la conferma. Ed è esattamente il percorso che serviva dopo l'ennesima ferita mondiale.
Il pareggio di Parigi non deve trasformare improvvisamente l'Italia in una squadra senza problemi.
La Francia nella ripresa ha costretto gli Azzurri molto più vicino alla propria area e senza un Donnarumma straordinario il risultato avrebbe potuto essere diverso.
Ci sono ancora momenti nei quali la squadra fatica a risalire il campo. La gestione delle transizioni difensive deve migliorare. E contro avversari capaci di muovere rapidamente il pallone la pressione italiana non è ancora sempre coordinata.
Mancini sta costruendo praticamente da zero, inserendo contemporaneamente giocatori giovani e cercando una nuova identità. Ma rispetto alla notte contro il Belgio qualcosa è cambiato. E parecchio.
0-2, 4-1, 1-1. Guardare soltanto i risultati significherebbe però perdere la parte più interessante di questa settimana.
La vera progressione è stata un'altra. Dal subire il Belgio all'aggredire la Turchia. Dall'aggredire la Turchia al provare a giocare allo stesso modo contro la Francia.
È questo il primo successo di Mancini. A Bursa è arrivata la risposta emotiva. A Parigi quella tecnica e caratteriale. Adesso bisogna trasformare questi segnali in continuità. Perché una nuova Italia non è ancora nata definitivamente.
Ma dopo Belgio, Turchia e Francia, per la prima volta si comincia davvero a intravederla.
📸 FILIPPO MONTEFORTE - AFP or licensors







































