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·4 ottobre 2026

Dalle voci sulla cessione alla rivincita con l’Italia: ora l’Inter vuole blindare Bastoni. Le ultime sul rinnovo

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Il retroscena rivelato da La Gazzetta dello Sport: Bastoni aveva aperto alla cessione, poi il cambio di rotta grazie a Chivu

Una turbolenta primavera e qualche pensiero d’addio. Le tentazioni catalane e la scelta di restare all’Inter per riscattarsi. Ora Alessandro Bastoni prova a cancellare i ricordi negando di aver pensato di lasciare i nerazzurri, ma La Gazzetta dello Sport rivela la verità sull’intricata situazione di mercato vissuta dal centrale classe 1999.

«Alessandro Bastoni ha vissuto una turbolenta primavera che gli aveva consigliato non solo di lasciare l’Inter ma anche la Serie A: all’epoca aveva ricevuto segnali invitanti dal Barcellona, non proprio l’ultimo club al mondo, e aveva comunicato alla società che sarebbe stato felice di andare fino in fondo. Poi però è successo qualcosa che ha cambiato il destino. Concause, le potremmo chiamare. Da una parte Bastoni, confortato dagli interisti della Nazionale e da Chivu che non ne ha mai messo in discussione il valore, ha rivisto alcune certezze negative, valutando che l’esilio dorato sarebbe stato letto come una fuga dalle contestazioni. E forse un po’ lo era. Dall’altro lato, sul mercato, non si sono create le condizioni per una separazione intelligente. L’Inter non avrebbe venduto il suo difensore mancino per meno di 60 milioni e nessuno, neppure il Barça, intendeva avvicinarsi a certe cifre.»

Dal mercato al campo: il rinnovo e la rinascita in Azzurro

Un rapporto incanalato verso l’interruzione per volontà di tutti si è trasformato in un’occasione per renderlo migliore. Tanto che adesso Alessandro Bastoni è entrato nella lista di coloro che dovranno discutere il rinnovo del contratto, attualmente in scadenza nel 2028. Da sicuro partente a colonna del futuro, il passo è stato lungo ma anche incisivo, certificato da prestazioni maiuscole e numeri da trascinatore.

«Un rapporto incanalato verso l’interruzione per volontà di tutti si è trasformato in un’occasione per renderlo migliore. Tanto che adesso Alessandro è entrato nella lista di coloro che dovranno discutere il rinnovo del contratto, in scadenza del 2028. Da sicuro partente a colonna del futuro, il passo è stato lungo ma anche incisivo. I due gol in Nazionale, soprattutto quello folle e bellissimo segnato venerdì allo Stade de France, hanno certificato che Bastoni ha superato la crisi. Smentendo velocemente gli scettici che sottolineavano la sua scarsa abitudine (e quindi attitudine) alla difesa a quattro. Alla vigilia era stato già il ct, Roberto Mancini, a polverizzare l’argomento con una frase caustica, quasi zemaniana: «I bravi calciatori possono giocare in qualunque sistema». Il resto è verdetto da campo. «Non mi aspettavo nemmeno io di partire così bene» ha confessato Alessandro dopo aver spento il ghigno di Zidane e di 76.000 tifosi arrivati in tribuna con il mood di chi prepara la grigliata in attesa di festeggiare con la torta. E’ curioso che dopo la notte di Zenica, e dell’espulsione che ha accompagnato l’Italia fuori dal terzo Mondiale, Bastoni abbia una media realizzativa da centravanti di razza: una rete a partita». LEGGI ANCHE: Le ultimissime di casa Inter «Non tutti sarebbero tornati a grandi livelli in così poco tempo. La simulazione con esultanza durante Inter-Juve, il rosso contro la Bosnia, qualche situazione antipatica fuori dal calcio: a un certo punto sembrava che tutto congiurasse contro Bastoni. Invece il nostro è riuscito a isolarsi con gli affetti più sinceri, «con l’aiuto della famiglia» e in particolare guardando ogni giorno gli occhi della figlia Azzurra. Una volta recuperata la necessaria serenità, più o meno nei giorni in cui vinceva il suo terzo scudetto con l’Inter, ha potuto preparare la stagione della rivincita. «Ho giocato più di 300 partite in carriera, non mi sono fatto condizionare da un paio di episodi negativi» ha sottolineato in Francia. Ha saputo così azzerare il conta-errori e pensare a uno sviluppo diverso della vita. Non aveva mai parlato in pubblico dopo le scuse per il caso Kalulu, aspettando di depurare la mente dalla tentazione del vittimismo; ha riconquistato gli italiani con un gol fondamentale proprio in una partita contro Kalulu. Era tutto scritto».

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