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·3 settembre 2026

Dall'élite al cantiere: Hernán Encina, ex Colón, aiuta il papà

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L’apparizione di un ex giocatore molto ricordato del Rosario Central in un torneo amatoriale della città ha sorpreso i tifosi del calcio argentino. Hernán Encina, originario del quartiere Las Flores, fa parte della squadra di amici del suo quartiere, mentre aiuta suo padre nella vita di tutti i giorni come muratore.

El Sapito fa parte dei “Los de siempre”, la squadra che disputa tornei veterani al parco Regional Sur e in altri campi della zona di Rosario. Lì, dopo aver giocato appena un tempo per un fastidio alla caviglia dovuto a un infortunio subito durante la sua carriera professionistica, ha raccontato che allena anche i ragazzi del quartiere e ha ricordato che fino all’anno scorso viaggiava con quel progetto per “togliere i ragazzi dalla strada”.


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“Mi godo l’amicizia del quartiere e il giocare con gli amici. Mi è sempre mancato il quartiere Las Flores”, ha affermato Encina in un’intervista al quotidiano La Capital. Ha anche spiegato con la stessa schiettezza qual è la sua situazione lavorativa attuale: “Oggi sto lavorando come muratore con mio padre. Non mi cadranno certo le braccia per dirlo, non me ne vergogno”. Nel marzo 2025 è diventato virale un video di Encina nel suo quartiere, seduto su una sedia sdraio, ripreso da un tifoso del Central.

L’ex giocatore, che alla sua seconda partita in Primera fu titolare nel clásico al Coloso e segnò l’1-0 parziale nel pareggio per 1-1 (2011), tornò a segnare in un altro Central-Newell’s nel 2013, questa volta al Gigante, quando realizzò il 2-1 per la vittoria canalla.

Durante la chiacchierata, Encina ha raccontato di non essersi mai sentito tentato di spezzare il legame con le sue origini, anche quando il percorso professionale e i guadagni del calcio sembravano spingerlo verso un’altra vita. “Andavo a vivere in un altro posto, ma finivo sempre per tornare nel quartiere per stare con la mia famiglia, i miei amici”, ha detto.

“Non sono mai cambiato. È quello che mi hanno insegnato mio padre, il quartiere, il sacrificio di ognuno. Oggi siamo a Las Flores e quando giochiamo, mi siedo a bere una bibita con i ragazzi, con i miei amici. Un po’ d’acqua minerale, ahah. Ci beviamo sempre una birretta. Siamo già vecchi, quindi ce lo possiamo permettere. Tutto questo è la cosa più bella, l’amicizia”, ha sottolineato, prima di descrivere una routine che oggi comprende partite con gli amici, ritrovi dopo aver giocato e la convivenza quotidiana con vicini che lo conoscono da quando era bambino.

Nella sua squadra attuale condivide il gruppo con César Delgado, un altro cresciuto a Las Flores, e con uno dei figli di Omar Palma. Su questa rete di affetti, il Sapito ha sottolineato che vive nel quartiere e che ha ricevuto rispetto sia dai tifosi del Central sia da quelli del Newell’s: “Fino a oggi hanno saputo rispettare la mia professione”.

L’ex calciatore, che il prossimo 3 novembre compirà 44 anni, ha risposto in modo diretto anche sull’economia dei giocatori che arrivano in Prima Divisione, almeno ai suoi tempi. “La differenza la fanno in pochi”, ha detto, e ha messo in evidenza quelli che hanno giocato in Paesi come Italia o Spagna, pur chiarendo che non si lamenta di ciò che ha ottenuto e che il suo percorso è stato frutto dello sforzo.

Encina ha indicato il momento più doloroso della sua vita nella morte di sua madre. “Grazie al sacrificio che hanno fatto i miei genitori, sono riuscito a giocare a calcio. Poi c’è sempre un giudizio negativo sull’allenatore, anche se io sono grato al calcio”, ha raccontato il Sapito.

Ha anche ricordato di essere stato vicino a lasciare il calcio. “Sì, a me è capitato di mollare e ho persino voluto lasciare il calcio. Credo che ci fosse Menotti e finii a giocare in locale quando ero già stato in prima squadra. Ho continuato, non ho mollato, ma arrivò un momento in cui fui sul punto di lasciare tutto. Avevo mio figlio, Gustavo, parlai con mia moglie e le dissi: ‘Negra, voglio smettere, non ce la faccio più’. E lei mi disse di fare quello che volevo, ma ‘pensaci bene perché è quello che ti piace. Io ti sosterrò’. E ho continuato. Ancora oggi lei continua a starmi accanto e grazie a Miguel ho avuto la possibilità di continuare nel calcio”, ha riflettuto.

Proprio Encina ha messo in risalto il trattamento che gli riservò Miguel Ángel Russo, al quale attribuisce un’occasione decisiva. Ha spiegato che era stato messo da parte e stava giocando nella quarta squadra quando l’allenatore lo riportò nel gruppo professionistico. Gli altri due simboli del Canalla che ha menzionato sono stati Omar Palma e Ángel Zof.

“Omar per me è stato un padre, sia dentro che fuori dal campo. Quando ero ragazzo, fu il primo a dirmi insieme ad Alfredo Killer: ‘Resta nella pensione’. Zof era coordinatore e io e il Chelo Delgado stavamo nella pensione. Mi hanno educato e insegnato molte cose. Poi ho avuto Russo. Ero emarginato e lui mi portò in Prima. Lì ebbi l’opportunità di giocare di nuovo. Mi diede una possibilità che in quel momento non mi aveva mai dato nessuno. Sarò sempre grato a Omar e a Miguel”, ha rivelato.

L’altra figura che compare nel suo bilancio è suo padre, non più come sostegno affettivo ma come riferimento lavorativo concreto. Encina ha affermato che, se il calcio non gli avesse dato una nuova opportunità, avrebbe comunque lavorato come fa adesso: nell’edilizia. “Oggi stiamo lavorando anche in questo e mi piace”, ha detto.

Nel suo ripasso delle decisioni personali, ne ha indicata una che considera ancora sbagliata: la sua partenza dal Messico, dove giocò con i Tecos e con l’Atlas de Guadalajara. Come ha confessato nell’intervista al media rosarino, crede che se fosse rimasto “sarebbe stata un’altra cosa” e che avrebbe potuto giocare più a lungo in quel Paese.

La sua breve incursione in politica ebbe un’origine diversa da quella sportiva. Ha raccontato di essersi avvicinato con l’intenzione di aiutare i ragazzi del quartiere e le loro famiglie, dopo aver lavorato con 150 ragazzi di Las Flores e Toba, che allenavano e ai quali davano la merenda con il contributo di amici e denaro proprio. “Mi dissero di andare avanti, che bisogna avere un po’ di faccia tosta. Però mi resi conto che non fa per me. A volte bisogna abbassare la testa su certe cose… Vivendo a Las Flores avrei avuto l’appoggio della gente, ma poi decisi di stare tranquillo. Magari qualcuno poteva dire che era per i soldi, ma il mio motivo era un altro, i ragazzi”, ha ricordato. In chiusura, ha lasciato una riflessione che definisce la sua carriera nel calcio. “Sono stato toccato dalla bacchetta magica e sono tornato a giocare. Grazie a Dio non mi sono fermato fino al giorno in cui mi sono ritirato”.

Encina ha disputato 366 partite ufficiali e segnato 28 gol in una carriera di 17 anni che lo ha portato in sette club argentini e in due squadre all’estero. Il centrocampista si è formato nelle giovanili del Central e ha debuttato in prima squadra il 27 ottobre 2001, in una sconfitta per 3-1 contro il Vélez Sarsfield allo stadio José Amalfitani.

Appena due giornate dopo il suo debutto, l’allenatore Juan José López gli diede una maglia da titolare come centrocampista di destra nel clásico rosarino dell’11 novembre 2001. La partita finì 1-1 contro il Newell’s Old Boys e Encina segnò il gol del Central. Dopo quella prestazione, collezionò cinque presenze nel torneo e rimase quasi due anni e mezzo senza giocare in prima squadra, relegato alla riserva.

Il suo ritorno avvenne il 6 marzo 2004, in una vittoria per 3-1 contro il Racing Club, partita nella quale segnò anche lui. Russo iniziò a dargli continuità, ma il 18 aprile subì la rottura dei legamenti del ginocchio destro dopo uno scontro con Fernando Belluschi contro il Newell’s. Encina riuscì a tornare in campo nella prima giornata del Torneo Clausura 2005, anche se un nuovo infortunio, questa volta una frattura alla caviglia destra causata da un contrasto con Sebastián Ariel Romero, lo tenne di nuovo lontano dai campi.

Dopo il suo passaggio nel calcio messicano, tornò in Argentina nel 2008 per giocare nel Colón de Santa Fe. La stagione 2008-2009 lo vide nel Godoy Cruz Antonio Tomba, con 30 partite e un gol, e nel secondo semestre del 2009 giocò nel Barcelona Sporting Club, dell’Ecuador, dove totalizzò 10 presenze senza segnare. Tra il 2010 e il 2011 indossò la maglia del Gimnasia y Esgrima La Plata, club con cui disputò 50 partite e segnò tre reti.

L’Instituto de Córdoba fu la sua destinazione successiva, nella stagione 2011-2012 della Primera B Nacional. Dopo di ciò, Russo lo convocò di nuovo per il Rosario Central, che stava affrontando il suo terzo anno consecutivo nella seconda categoria del calcio argentino. Encina fu titolare inamovibile nella campagna con 33 partite e tre gol, e la squadra si laureò campione, ottenendo così il ritorno in Primera División. Già nella massima categoria, disputò 28 partite e segnò quattro gol nella stagione 2013-2014. Il più ricordato fu quello segnato al Newell’s Old Boys il 20 ottobre 2013, in un clásico che il Central vinse 2-1 allo stadio Gigante de Arroyito.

Dopo aver lasciato il Rosario Central, Encina rappresentò l’Olimpo de Bahía Blanca nel 2015. L’anno seguente retrocesse insieme al Talleres de Córdoba e partecipò alla campagna che riportò il club cordobese in Primera División, il suo secondo titolo di Primera B Nacional dopo quello ottenuto con il Central nel 2013. Rimase nella seconda categoria per giocare nell’Independiente Rivadavia, con 25 partite e un gol durante il Campionato di Primera B Nacional 2016-2017. A metà del 2017 firmò con il Guaraní Antonio Franco, di Posadas, per disputare il Torneo Federal A. Totalizzò sette presenze nella prima parte del torneo e, dopo la pausa estiva, decise di non tornare nel club misionero, mettendo così fine alla sua carriera professionistica.

Questo articolo è stato tradotto in italiano dall'intelligenza artificiale. Puoi leggere la versione originale in 🇪🇸 qui.

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