🎙️ Dani Olmo: “La semifinale con l’Inter è stata durissima. In Champions vicini al top per due anni consecutivi” | OneFootball

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·9 settembre 2026

🎙️ Dani Olmo: “La semifinale con l’Inter è stata durissima. In Champions vicini al top per due anni consecutivi”

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Dani Olmo, centrocampista del Barcellona, ha parlato della situazione in casa blaugrana una lunga intervista rilasciata a Sport:

“La generazione attuale del Barça è vincente. Arrivavamo da un anno di enorme successo, con tanti trionfi a livello di club, dalla Supercoppa alla Liga, e abbiamo messo la ciliegina sulla torta con il titolo mondiale”. 


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“Anche in Europa, per due anni consecutivi, siamo stati vicini al massimo livello. Sono stati soltanto piccoli dettagli a far pendere la bilancia dalla parte degli avversari. Ma sappiamo di essere una squadra capace di giocarsela alla pari con le migliori”. 

“Abbiamo giocatori ambiziosi e competitivi, perché sappiamo cosa significa vincere e perché, semplicemente, siamo brave persone. Questo ci ha aiutato anche in Nazionale. Alla fine non importava se avevi giocato tanto o poco: tutti sapevano che la cosa più importante era il gruppo”. 

“Innanzitutto ci sono aspetti legati al fatto che eravamo una squadra molto giovane. E lo siamo ancora, anche quando parliamo di giocatori come Pedri, che gioca ai massimi livelli nel Barça da sei o sette stagioni. La gioventù a volte può giocare a nostro sfavore, ma parliamo comunque di giocatori che hanno già vissuto molte esperienze, come Pau Cubarsí o Lamine Yamal. Secondo me il Barça ha la miglior cantera del mondo, La Masia, e questi dati dimostrano che è più viva che mai”.

“Ogni anno sono usciti giocatori straordinari, anche se non sempre hanno avuto la loro opportunità. Durante l’epoca della generazione d’oro del Barça, con Messi, Xavi e Iniesta, oltre a Neymar, era difficile emergere e mostrare il proprio valore. Persino un giocatore come Thiago ha dovuto andare via…”. 

“Il ko con l’Inter è stato durissimo. Ci vedevamo già in finale. I dettagli, come ho detto: pensate all’azione degli ultimi minuti con Gerard Martín. Se l’arbitro fischia il fallo di Denzel Dumfries, siamo qualificati. Detto questo, forse potremmo anche dire che Gerard avrebbe dovuto intervenire con maggiore decisione. Alla fine, però, credo che non si debba rimproverare nulla a nessuno. Abbiamo lottato nel modo giusto e dimostrato che tipo di squadra siamo. Ora abbiamo l’esperienza di quella partita a Milano”. 

“L’anno prima con l’Atletico abbiamo sofferto troppo per quello che era successo nella partita d’andata, persa 0-2. In alcune situazioni ci è sfuggita la partita di mano. E l’Atletico è una squadra che sa come giocare le proprie carte quando è in vantaggio. Al ritorno siamo andati molto vicini a ribaltare la situazione. Anche da quella sfida dobbiamo trarre esperienza: le eliminatorie non finiscono finché l’arbitro non fischia la fine della partita di ritorno”. 

“Durante una partita succedono tantissime cose e non tutte possono essere controllate. Forse a volte pensiamo: non succederà nulla. Abbiamo accumulato molta esperienza e conoscenza su quando possiamo assumerci dei rischi e quando invece no; quando dobbiamo fare un passo avanti e quando dobbiamo proteggerci un po’ di più. In partite del genere ogni dettaglio, ogni sprint, ogni minuto è importante. A questo livello, qualsiasi errore può trasformarsi in un’occasione per l’avversario o, peggio ancora, in un gol subito. Se per un istante non sei attento e l’avversario ne approfitta, sei fuori”. 

“Dopo le sconfitte Flick reagisce dandoci sicurezza rispetto alla nostra idea di gioco e rinnovando la sua fiducia in noi. Crediamo nel suo modo di intendere il calcio, lo abbiamo già dimostrato e continueremo a farlo”.

“Ogni anno introduce sfumature che dobbiamo cambiare e adattare, soprattutto perché gli avversari ci conoscono meglio. L’allenatore e il suo staff fanno un lavoro eccellente per evitare che possano farci troppo male”. 

“Flick e de la Fuente sono motivatori e tutti e due sono molto disponibili. Le loro porte sono davvero sempre aperte. Se hai bisogno di qualcosa, hai una domanda o semplicemente vuoi parlare di qualsiasi cosa, puoi rivolgerti a entrambi. Sempre. Luis forse è ancora più vicino ai giocatori rispetto a Hansi, che a volte sembra un po’ più serio. E probabilmente ci sono differenze dovute al fatto che uno è tedesco e l’altro spagnolo. Uno parla inglese e l’altro nella sua lingua madre, lo spagnolo. Questo non significa che Hansi non riesca ogni tanto a tirare fuori qualche frase davvero bella in inglese”.

“La somiglianza è maggiore in fase offensiva che in quella difensiva. L’idea di base è simile: avere il pallone, muovere l’avversario e giocare sempre con l’intenzione di avanzare. Entrambi cercano situazioni di transizione. Con la Nazionale, però, non ci posizioniamo così in alto come facciamo nel Barça. Luis ci chiede comunque pressione e intensità. Quando, come dice lui, dobbiamo stringere i denti, lo facciamo senza alcuna vergogna. In quel caso ci disponiamo in un blocco medio o basso senza pensarci due volte. Nel Barça, invece, in caso di dubbio cerchiamo di fare un passo avanti anche senza palla e di effettuare transizioni rapide. Io metterei la parola ‘rischio’ tra virgolette. Ma nel Barça è davvero così: l’allenatore vuole che sfruttiamo ogni opportunità per giocare in avanti, soprattutto per la velocità e la pericolosità dei giocatori che abbiamo davanti. Dopo aver recuperato il pallone possiamo fare male all’avversario in contropiede con uno o due passaggi. Cerchiamo di sfruttare questi nostri punti di forza”. 

“Anthony Gordon e Karim Adeyemi sono incredibilmente veloci, e questo si sposa perfettamente con la nostra idea di gioco. In difesa, invece, perché per noi il gioco senza palla è altrettanto importante. Difendere insieme e fare pressione è una delle richieste più importanti che ci fa il mister”. 

“Rodri senza dubbio ci aiuterà in fase difensiva. Porta equilibrio al gioco. Si sente a suo agio in una zona di campo più fissa e mantiene la squadra strutturata”.

“Mi dà una buona sensazione perché ho più libertà: la libertà di interpretare meglio gli spazi e, a seconda di dove li vedo, di spostarmi da una parte o dall’altra”. 

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