Inter News 24
·19 settembre 2026
Darmian torna a parlare: «Avrei voluto fare un altro anno all’Inter, ma nessun rimpianto. I nerazzurri sono ancora i più forti e di Jones mi dicono questo»

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·19 settembre 2026

Dopo anni vissuti a ritmi frenetici tra campi da allenamento, ritiri ed impegni di primissimo livello, per Matteo Darmian è arrivato il momento di sperimentare un capitolo del tutto inedito della propria carriera. L’esperto jolly difensivo, rimasto senza contratto dopo la naturale conclusione del suo sodalizio con l’Inter, ha tracciato un bilancio del suo presente nell’ambito di un’intervista concessa ai microfoni di Sportweek, raccontando le dinamiche di questa fase di transizione e la ricerca di una nuova avventura professionale.
LA VITA DA SVINCOLATO – «È una sensazione strana perché non mi ero mai trovato davvero a fine contratto senza squadra. Per me è tutto nuovo. Adesso mi dedico più tempo possibile ai miei due bambini, sono appena stato a Madrid con loro a vedere l’Inter in Champions. Allenarsi da solo, però, è tutt’altra cosa che farlo con i compagni…».
PIU’ COMPLICATO FISICAMENTE O MENTALMENTE? – «Per come sono fatto io, più nel fisico. Mentalmente mi sento ancora un giocatore, e poi ho lo stesso fuoco dentro che mi porta a voler ancora giocare. La forma, invece, è difficile da conservare, anche perché faticare da soli è duro e anche un po’ noioso. Intanto, sto lavorando in palestra con un preparatore, faccio forza e lavoro atletico e cerco di tenermi subito pronto. Posso dire di stare bene, però non saprei a che livello sono rispetto agli altri perché mi manca il ritmo del gruppo, il confronto quotidiano, quella sensazione che hai solo quando sei assieme ai compagni».
TI ASPETTAVI DI ESSERE ANCORA SVINCOLATO? – «No, anche perché qualche chiacchierata c’è stata, ho parlato con qualche direttore sportivo. A livello concreto, però, non si è chiuso nulla perché avevo già fatto un ragionamento generale alla fine del contratto con l’Inter. Mi sarebbe piaciuto fare un altro anno in nerazzurro ma, in generale, ho fatto una carriera di cui sono orgoglioso e che voglio “difendere”, senza offendere nessuno. Ho ancora voglia di giocare, però ne deve valere la pena. Non sto parlando di una squadra di altissima classifica, ma sono convinto di valere una buona Serie A».
SULLA SUA ETA’ – «Non so se sia giusto parlare di pregiudizio sulla mia età, però è normale che tanti club puntino su giocatori più giovani, magari da rivendere successivamente: l’età è un fattore. Forse pesa anche l’infortunio dell’anno passato, che mi ha tenuto circa due mesi e mezzo fuori. Magari qualcuno ha pensato: “Questo non ce la fa più..”. Posso dire che non è vero: se uno guarda la mia storia all’Inter, noterà che ho sempre giocato. Dallo scorso gennaio, poi, sono stato bene, mi sono allenato senza problemi e non ho più avuto guai».
COSA TI MANCA DI PIU’ – «Lo spogliatoio. Anche la partita, l’agonismo, l’attesa prima di andare in campo, però più di ogni altra cosa vivere con i compagni: finiscono per diventare fratelli, indipendentemente dal fatto che ti stiano simpatici o meno. Mi riferisco al day by day, agli scherzi, allo stare insieme ogni giorno. E quello che non puoi fare quando ti ritrovi da solo ad aspettare una chiamata».
HAI PENSATO DI SALUTARE L’INTER DA CAMPIONE D’ITALIA A SAN SIRO? – «No, onestamente no. Non era il momento giusto per dire addio, anche perché mi sento e sono ancora un giocatore. Nessun rimpianto, nemmeno quello di non aver iniziato a collaborare nello staff tecnico delle giovanili interiste: avrei potuto farlo subito, però quando deciderò di smettere magari arriverà un’altra opportunità. Allenare è ciò che voglio fare».
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COME VEDE L’INTER QUEST’ANNO? – «Bene, come me lo aspettavo perché la squadra è forte e potrà dominare ancora a lungo. Non è identica a quella dell’anno scorso, però i principi e le idee sono gli stessi. Il lavoro arriva da molto lontano, da Conte passando per Inzaghi fino a Chivu: è stato un percorso che ha portato a creare l’Inter capace di avere in mano la partita al Bernabeu, con la personalità dei grandi e senza paura. C’è una base costruita nel tempo e poi il mercato ha aggiunto qualità: Stones è forte, i miei ex compagni dicono grandi cose di Curtis Jones e Spence al Mondiale ha fatto benissimo e dobbiamo solo aspettarlo».
CHI PUO’ CONTENDERSI LO SCUDETTO CON L’INTER? – «In questo inizio, Como e Roma hanno qualcosa in più, ma dovremo vedere come reagiranno al doppio impegno Italia-Europa sul lungo periodo: Cesc e Gasp le fanno giocare bene e la loro traccia si vedeva già l’anno scorso. Le altre grandi non le escluderei mai, nonostante Juve e Milan puntino decise anche sull’Europa League e questo potrebbe condizionare: viaggi, trasferte, energie da gestire..».
CHI SONO I COMPAGNI DI SQUADRA DA CUI HAI IMPARATO DI PIU’ – «Sono cresciuto con l’idea che le cose andassero conquistate. Ho dovuto lavorare molto, niente mi è arrivato subito. Oggi per tanti ragazzi non è cosi e questo può far perdere un po’ il contatto con la realtà. Invece, già al Milan ho avuto la fortuna di partire con dei campioni che mi facevano tenere i piedi a terra: vedevo Maldini e Nesta e mi sembravano giganti, poi Pirlo e Gattuso che non mollavano neanche una palla. Ho sempre cercato di ispirarmi ai giocatori più seri e professionali, anche se in uno spogliatoio servono anche quelli un po’ più… spensierati».
SULLE ALTRE SQUADRE IN CUI HAI GIOCATO – «Anche al Palermo c’erano tanti giocatori della Nazionale da cui imparare: Balzaretti, Cassani, Sirigu, Nocerino. A Torino ho apprezzato Rolando Bianchi. Nel mio primo anno allo United c’erano campioni del livello di Rooney e Carrick. All’Inter, invece, sono arrivato già adulto: Handanovic e Ranocchia appartenevano alla mia stessa generazione, assieme a loro ho acquisito una mentalità vincente».
I GIOCATORI PIU’ FORTI CON CUI HAI GIOCATO – «Ripeto Rooney allo United e Maldini al Milan. Citerei anche Ronaldo: non era più quello dell’Inter, però anche in rossonero era… ingiocabile. Il simbolo di questi anni all Inter e stato comunque Lautaro, bomber e capitano vero: mostra di amare questa maglia e la gente lo sa. Anche Thuram, però, ha l’affetto dei tifosi, giustamente: Marcus mi ripete che sono pure io un po’ francese, mi chiama Mathieu, ed è la persona a cui sono più legato all’Inter oltre al blocco di italiani».

















