De Jong: «La Juventus Women è grande ma per me la pressione non esiste» – ESCLUSIVA VIDEO | OneFootball

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·18 febbraio 2026

De Jong: «La Juventus Women è grande ma per me la pressione non esiste» – ESCLUSIVA VIDEO

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Danielle De Jong, portiere olandese della Juventus Women, parla in esclusiva a JuventusNews24.com alla vigilia della gara di Champions col Wolfsburg

La maglia numero 1 da subito, quando in estate ha messo piede a Vinovo; i gradi da titolare conquistati pochi mesi dopo: l’addio di Peyraud-Magnin ha solo velocizzato un avvicendamento parso inevitabile a prescindere. Danielle De Jong (23 anni, olandese), da gennaio, è il nuovo primo portiere della Juventus Women. E sta parando tutto. L’abbiamo intervistata, in esclusiva, su JuventusNews24.com alla vigilia della gara decisiva di Women’s Champions League contro il Wolfsburg.

Un paio di aggettivi per i primi tuoi mesi alla Juventus?«Fantastici, indescrivibili. Prima di andare in un altro Paese senti molti pareri dalle compagne. C’è chi dice che sia bello, c’è chi dice duro. Ma io mi sono sentita immediatamente come se fossi a casa. Le ragazze si sono prese davvero cura di me, il club è stato molto accogliente. Amo la città. E naturalmente sto giocando. Quindi sì, sono molto felice qui».


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La chiamata della Juve è stata una sorpresa?«Un po’ sì. Stavamo parlando con un altro club. Poi, devo essere onesta, quando è arrivata la Juventus abbiamo parlato un attimo e mi ha dato subito sensazioni davvero positive. Come ho reagito? Con un sorriso. Un grande sorriso, sì».

La differenza tra la Juve e club com il PSV o il Twente?«Naturalmente la professionalità, ma anche l’esperienza nella sua totalità. È un insieme di cose. Il modo in cui impari qui, le ragazze con cui giochi. Tutto è più grande, più professionale».

Guardandoti in campo c’è la sensazione che tu trasmetta grande sicurezza. È una tua dote?«Penso di sì. Penso di essere sempre stata un po’ così. Sono una persona molto calma. Mi piace mostrare sicurezza alle mie compagne. Voglio che siano in grado di fidarsi di me. Penso sia importante se sei un portiere. Di mio sono molto tranquilla, non voglio sentirmi sotto pressione. Semplicemente mi godo la partita, mi godo di essere qui».

Parli molto durante le partite?«Penso sia parte del ruolo di un portiere. Devi parlare molto ma anche rimanere concentrata. Devi aiutare le tue compagne e ugualmente restare focalizzata. È molto importante farlo nel modo giusto».

Appena arrivata ti è stata subito assegnata la maglia numero 1. Titolare lo sei diventata a tutti gli effetti qualche mese dopo… Ti aspettavi tutto così in fretta?«Così velocemente no. È stato davvero molto rapido. È stato pazzesco. Naturalmente sono davvero felice di poter ricoprire questo ruolo. Ma non mi aspettavo che fosse così veloce».

La migliore parata da quando sei qui?«Penso senz’altro quella contro l’Inter in Women’s Cup. Quando ho fatto quella parata, era un momento molto importante. Era l’intervento ma anche il momento. Dal mio punto di vista sentivo di aver fatto una parata normale, ma evidentemente è sembrata speciale. Amo quel tipo di parate, amo “volare”. È stata una parata importante, scelgo quella».

Cosa ha rappresentato per te PPM?«Molto, davvero. Il modo in cui abbiamo parlato l’una con l’altra, ci siamo aiutate vicendevolmente. Anche con Alessia (Capelletti ndr), noi tre e anche Lysianne (Proulx ndr). Ciascuna di noi era vicina all’altra e abbiamo provato ad aiutarci reciprocamente, a spingerci a un livello più alto. E Pauline è stata un po’… Potrei dire la mamma del gruppo. Ero un po’ come una bambina lì, ma mi ha aiutato molto».

Da fuori sembra siate una piccola famiglia in effetti«Quello che vedete è come stanno le cose nella realtà. Ogni abbraccio che ci vedete dare sul campo è vero. Il modo in cui parliamo e ci teniamo l’una all’altra è genuino. Vogliamo che ognuna si senta al meglio. Questo è quello che perseguiamo, quello che vogliamo far vedere. È molto reale».

A gennaio però c’è stata una rivoluzione del reparto portieri. È cambiato molto?«Credo molto ma anche poco. Molto perché ovviamente loro se ne sono andate e ci sono delle nuove ragazze ma credo che in allenamento sia lo stesso. Tutte vogliamo lavorare sodo. Ma alla fine, o anche durante, può scappare una risata che penso sia importante. Devi essere in grado di passare dall’essere seria allo scherzo per avere un buon equilibrio. E naturalmente è cambiata l’età. Loro erano entrambe più grandi di me e ora sono io la più grande. Se è strano?Non così strano. Ci comportiamo normalmente. Ma so che devo prendermi cura di questo gruppo con Larissa (Rusek ndr) e Anna (Maliardi ndr). Ho cercato di fare del mio meglio in questo senso. E voglio davvero tenerle vicine come facevamo con le altre. Penso che lo stiamo facendo bene».

Presentaci Rusek e Mallardi«Comincio con Anna. Conosco Anna da un po’ più di tempo, da quando l’ho vista la prima volta. Naturalmente è una ragazza molto giovane ma quando la vedi giocare puoi avvertire già che è davvero un buon portiere. Ha grande potenziale. Come ragazza, è giovane, ma la adoro. Abbiamo davvero un bel legame. Possiamo ridere, essere serie. Lei vuole lavorare, mi piace quando le ragazze vogliono farlo. Lo apprezzo. Quindi sì, è una brava ragazza. Anche Larissa è un po’ nuova per me. Personalmente quando è arrivata ho avvertito energia positiva. Credo abbia la giusta mentalità per giocare alla Juventus. Questo è davvero importante. E come ho detto di Anna anche lei ha voglia di lavorare. Noi tre abbiamo di nuovo trovato un equilibrio tra allenamento serio e scherzoso. Mi piacciono entrambe».

In Italia ci sono molti pregiudizi nei confronti dei portieri del calcio femminile. Si dice siano scarsi«Credo dipenda dal modo in cui ti alleni. Non è giusto dire che il livello sia basso. Penso che abbiamo molte ragazze di talento. Come ho detto è il modo in cui ti alleni che fa la differenza. È il modo in cui vuoi allenarti, il modo in cui vuoi lavorare. Perché molte atlete hanno grande potenziale ed è solo questione di riuscire ad esprimerlo. Ma non è corretto dire che il livello sia basso».

Tu in cosa devi migliorare?«Ci sono sempre cose da migliorare. Io sento di poter sempre migliorare su tutto. Posso dire di avere un rinvio lungo, sicuramente. Ma puoi sempre essere più precisa. Posso bloccare il pallone, sì, ma puoi sempre avere una tecnica di parata migliore. Credo si possa migliore su qualsiasi cosa. Naturalmente lavoro su cose specifiche ma voglio migliorare ogni cosa ed anche le cose specifiche di cui parlo con il mio allenatore».

Domani il ritorno col Wolfsburg. Quante possibilità avete di qualificarvi?«È ancora tutto aperto. Abbiamo mostrato a noi stesse anche contro il Lione e contro il Bayern qual è il nostro valore. È 2-2. Giochiamo in casa. Abbiamo i nostri tifosi. Abbiamo una grande opportunità di andare avanti. Siamo completamente concentrate su questo e credo che abbiamo una buona occasione».

Sarà la tua prima partita giocata allo Stadium«Pazzesco. Sarà incredibile. Lo adoro. Ovviamente ci abbiamo già giocato e ho avuto modo di fare il riscaldamento sul campo e il walk around, penso sia un grande stadio. È bello, è grande, il manto erboso è di qualità. C’è molto spazio per i tifosi».

Più emozionata o tranquilla? «Entrambe. Sicuramente sono molto emozionata di giocare in questo stadio per questo club in una competizione come la Champions League. È fantastico. Ma quando la partita inizia io sono calma e concentrata sulla partita. Anche io provo le mie emozioni ma soltanto in modo positivo. Come ho detto prima non sarà motivo di pressione per me. Emozionarmi mi aiuta soltanto».

Allo scudetto credi ancora?«Sì. Ora il focus è sulla Champions League ma penso che anche in questo caso sia ancora tutto aperto. Fino a quando abbiamo abbastanza partite per ottenere abbastanza punti credo che sia tutto possibile. Quindi sì, sono fiduciosa».

È un caso che abbiate smesso di subire gol da quando in porta vai sempre tu? «Non saprei. Non voglio prendermi tutto il merito. È un lavoro di squadra. Quindi no, non voglio sia riconducibile esclusivamente a me».

Fuori dal campo come sei?«Sono disponibile ad aiutare. Mi importa delle persone che mi circondano. Spero di mostrare molta positività. Perché è quello che voglio. Voglio che tutti siano felici. Voglio energia positiva, sensazioni positive in modo che le persone si sentano al meglio e questo migliora anche la prestazione. Adoro quando tutti si sentono felici e a loro agio quindi è quello che cerco di creare nel gruppo».

È vero che sei una pianista molto talentuosa?«È vero che lo suono. Molto talentuosa… Non direi. Anche in questo caso ci sono molto persone molto più brave di me. Ma so suonare alcune canzoni, questo è vero. E mi piace davvero farlo. Ho cominciato quando ero una bambina. Mio papà sapeva suonare. E quindi ho preso delle lezioni quando ero più piccola. Poi ho smesso per un po’. Ma quando mi capita di essere a casa dei miei genitori e lo vedo mi viene voglia di suonarlo. Non passo più molto tempo lì ma ora ne ho comprato uno qui, quindi ne ho uno a casa mia. Adoro il suono, il tipo di musica. Mi piace davvero».

Torino è la città giusta per te? «Sì, assolutamente. Amo quando una città non è troppo turistica ed ha carattere. Vivo abbastanza vicina al centro e mi dà davvero una bella sensazione. Sì, mi piace davvero qui. Ogni tanto dopo allenamento o nel giorno libero possiamo andare in città. Mi piace passeggiare un po’, andare a prendere un caffè, fare qualche ricerca. Torino è perfetta. Non è troppo frenetica ed è davvero italiana. Mi piace veramente».

Il tuo sogno con la Juve?«Vincere la Champions League. Andiamo… Sì, è questo».

Si ringrazia Danielle De Jong e l’ufficio stampa della Juventus, nella persona di Sara Ganapini, per la concessione dell’intervista

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