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·4 ottobre 2026

De Rossi e il momento del Genoa: “Non faccio il pagliaccio”

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De Rossi non si nasconde dopo l’avvio difficile del Genoa: zero dubbi, fiducia nella squadra e la volontà di ripartire dopo la sosta.

Daniele De Rossi è esattamente come lo vedi. Nell’espressione di un volto “abbacchiato” – per sua stessa ammissione – si legge la frustrazione per un avvio di campionato da un punto in cinque partite, ma negli occhi resiste forte la voglia di riscattare una stagione partita nel modo sbagliato. Difficilmente, però, l’allenatore del Genoa risponde in maniera superficiale, e non l’ha fatto nemmeno in questa occasione.


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De Rossi difende la squadra

Lei è lo stesso dell’anno scorso o qualcosa è cambiato? «Qualche giorno fa una persona che mi vuole bene mi ha mandato una foto di me che esulto scivolando in ginocchio sotto la gradinata, aggiungendo che la gente vuole rivedermi così. Ma che devo fa’? Che vado a esultare dopo una sconfitta? Quando l’anno scorso sono andato a salutare i miei ex tifosi sotto la Sud avevo grinta in volto? No. Ero abbacchiato. Potrei fare un bel cinema in panchina: urlare, sbraitare, insultare i calciatori, attaccarli in conferenza come fanno tanti miei colleghi. Battere i pugni e dire che “i giocatori devono prendersi le responsabilità e fare gli uomini, tirare fuori gli attributi”. Ma questa roba qui da me non la vedrete».

Qualche mese fa salvò il Genoa subentrando, fin qui cosa non ha funzionato? «I numeri vanno letti e dicono che qualcosa non va in zona offensiva: la squadra arriva al limite dell’area 5-6-7 volte, magari anche in un tempo solo, ma poi non calcia. È il nostro più grande problema. Da un’azione potenziale non concretizziamo il gioco. A livello difensivo, però, non stiamo concedendo troppo: per occasioni concesse saremmo al 12° posto in classifica. Comunque sia, finché avrò le spalle abbastanza larghe per difendere i miei giocatori continuerò a fare questo lavoro. Quando mi vedrete fare il pagliaccio per scaricare le colpe, vorrà dire che sarò agli sgoccioli».

Magari si è insinuato qualche dubbio? «Io ho zero dubbi. Idee chiarissime. Con il mio staff abbiamo infatti deciso di pensare che siamo subentrati adesso. Facciamo finta che fino ad oggi abbia allenato un altro. Cerchiamo di “mangiare il pollo con le mani”. Ma vedo una squadra che reagisce agli schiaffoni esattamente come reagisco io: li abbiamo presi e continueremo a prenderli, ma durante gli allenamenti vedo ragazzi perfetti».

Una soluzione può essere avvicinare El Shaarawy alla porta? «Stephan è un giocatore di fascia. Tutta la carriera l’ha fatta lì. L’abbiamo preso per colmare quel gap sugli esterni, ma ci vuole gente che inventi qualcosa, crei, salti l’uomo. Dobbiamo capire anche che c’è un tema di condizione: è arrivato per ultimo e ci può stare che sia un po’ più in difficoltà fisicamente».

La ricetta per salvarsi è un mix tra giovani ed esperti? «Sì, ci tireremo fuori da questa situazione come lo scorso anno: alcune partite vinte grazie ai ragazzi, altre grazie ai più esperti. L’importante è che tutti abbiano voglia di immedesimarsi. Il mio obiettivo è quello di creare nuovi bei momenti. Con il Genoa».

Come valuta questa nuova sosta nazionali? «È molto più lunga, può essere un problema o un’opportunità in più. Quando vai male vorresti che durasse due giorni, quando vai bene due mesi per goderti il momento. Qui la serenità non è mai mancata e io apprezzo che la mia società abbia la pazienza che mi ha dimostrato nonostante le sconfitte. Certo, non siamo felici. Ma non vediamo l’ora di ripartire».

Crede che la Roma possa davvero insidiare l’Inter nella corsa allo scudetto? «È una squadra molto forte, ma il mio unico pensiero va alla Fiorentina alla ripresa del campionato: sarà un impegno delicato».

fonte: La Gazzetta dello Sport

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