Inter Milan
·15 settembre 2026
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Estate 1993. L’Inter finisce un campionato entusiasmante al secondo posto dietro al Milan. Osvaldo Bagnoli compie un miracolo sportivo, arrivando a lottare per lo scudetto contro forse il Milan più ricco di alternative della storia. Per intenderci, il Pallone d’Oro del 1991 è Jean Pierre Papin, che viene acquistato dai rossoneri nell’estate del 1992 e il cui ruolo diventa, sostanzialmente, quello di alternativa di lusso a van Basten. L’Inter ha i soli Ruben Sosa, Salvatore Schillaci e Darko Pancev in attacco. Serve un colpo, magari mediatico, per avvicinarsi ai rossoneri. Il prescelto è Dennis Bergkamp, dell’Ajax, che arriva assieme al connazionale Jonk. Dopo il blocco tedesco, da Klinsmann Brehme Matthaus, 1989-1992, ai due olandesi.
Wim Jonk, geometrico centrocampista, e soprattutto Dennis, che nella classifica del pallone d’oro 1992 arriva terzo e l’anno successivo secondo dietro Roberto Baggio. Il primo gol arriva contro la Cremonese, ma il meglio lo darà in Europa. Primo turno di Coppa Uefa, Inter contro Rapid Bucarest. 16 settembre 1993. Bergkamp è scatenato, ne fa tre, uno addirittura in rovesciata. La notte di San Siro se la prende l’olandese, solo quella visto che portarsi a casa il pallone dopo aver segnato tre gol è un’abitudine che prenderà piede soltanto qualche anno dopo. Si prenderà anche la Coppa a fine anno, la seconda Uefa della storia interista, capocannoniere della manifestazione con otto reti. In campionato andrà meno bene, sempre otto gol ma in oltre trenta partite, non in undici come in Europa. Il calcio di Osvaldo Bagnoli, pane e salame si sarebbe detto una volta, certamente molto più italiano nell’accezione difensivista che aveva il termine negli anni Novanta, era perfetto per Ruben Sosa, che si esaltava in contropiede, meno per l’olandese, abituato a giocare nell’Ajax, squadra che il pallone lo gestiva. Durò tre anni l’esperienza in nerazzurro, poi all’Arsenal Bergkamp divenne uno dei più grandi giocatori della storia della Premier League. Ma quella Coppa Uefa, e quella notte a San Siro, profumava anche della sua grandezza.







































