Di Biagio: «Questa sfida non deciderà lo scudetto. L’Inter ha l’obbligo di vincerlo per la squadra che ha e per la storia degli ultimi anni» | OneFootball

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·17 settembre 2026

Di Biagio: «Questa sfida non deciderà lo scudetto. L’Inter ha l’obbligo di vincerlo per la squadra che ha e per la storia degli ultimi anni»

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Di Biagio intervistato da La Gazzetta dello Sport ha detto la sua su Roma-Inter, super sfida in programma sabato allo Stadio Olimpico di Roma

Gigi Di Biagio doppio ex della sfida Roma-Inter ha rilasciato un’intervista a La Gazzetta dello Sport. Queste le sue parole:

Roma-Inter è ancora sua? «Sì, sarà per sempre così. Quattro anni di qua e quattro di là, c’è la mia vita dentro perché sono le due squadre a cui rimarrò per sempre più legato. Sarà uno spettacolo, ma è presto per immaginarsi qualcosa di definitivo: questa sfida non deciderà lo scudetto. L’Inter ha l’obbligo di vincerlo per la squadra che ha e per la storia degli ultimi anni. La Roma, invece, è lì per un percorso di crescita ed è una piacevolissima sorpresa: merita tutto per quello che sta facendo. Ci divertiremo perché sono due squadre frizzanti che cercano sempre di attaccare e vincere, senza troppi tatticismi».


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L’Inter concede troppo «È vero che sta soffrendo un po’ dietro, ma è solo questione di concentrazione individuale e del processo di crescita, ma Chivu vuole giustamente conservare la sua identità: non la baratta e questo è apprezzabile. In partite come questa, poi, l’attenzione si alza immediatamente».

Roma principale avversaria per lo Scudetto? «Ogni settimana cambiano le cose. Un mese e mezzo fa tutti avrebbero indicato Napoli e Juventus come antagoniste dell’Inter. Io ho sempre detto che la Roma poteva essere una sorpresa: lo sostenevo l’anno scorso in chiave Champions e lo ribadisco quest’anno per lo scudetto. L’Inter, numericamente e per i cambi che ha, è ancora più avanti, ma Gasp può darle molto fastidio. Bisognerà capire come la Roma reagirà quando dovrà gestire insieme campionato e Champions, questo passaggio sarà decisivo».

Quanto è cambiata l’Inter? «Direi che Chivu aveva fatto molto bene già l’anno scorso… E poi l’intelligenza dell’uomo e dell’allenatore la vedi a un chilometro di distanza. Adesso va ad aggredire ancora più alto e cerca di chiudere subito, così può capitare di concedere qualcosa, com’è successo contro l’Udinese. L’Inter deve arrivare gradualmente a regime e a marzo poi tirare le somme: questa squadra deve portare a casa qualcosa di importante tra scudetto e Champions. Diciamo così, l’Inter ha l’obbligo di vincere, la Roma la speranza di riuscirci. E so che in città l’entusiasmo è incredibile».

Quale Roma Inter nel cuore? «Andai via dalla Roma e la prima trasferta con l’Inter nel settembre 1999 fu proprio all’Olimpico. È stata la partita più difficile della mia vita: tornare subito a giocare in casa della tua squadra era duro. Il clima era pesante, la gente c’era rimasta male per il trasferimento. Con il tempo, però, il rapporto con i tifosi della Roma è diventato eccezionale e lo stesso con gli interisti».

Malen o Lautaro chi più decisivo? «Malen fa quasi reparto da solo, è il sole e tutti gli altri si muovono attorno a lui: Dybala, Soulé, gli esterni, i centrocampisti. Attacca la profondità e negli ultimi trenta metri diventa incredibilmente decisivo. Lautaro, soprattutto con Thuram, fa un mestiere diverso: gira di più, viene incontro, gioca anche lontano dalla porta e poi si butta dentro. Sono decisivi entrambi, qui il livello è altissimo».

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