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·24 luglio 2026

Di Francesco: “Da noi Guardiola si sente a casa”

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Di Francesco parla della salvezza con il Lecce, dei giovani e dell’ipotesi Guardiola ct dell’Italia, raccontando la sua idea di calcio.

Intervistato da Franco Vanni per la Repubblica, l’ex romanista Eusebio Di Francesco sa cosa chiedere alle Alpi austriache: “Dal ritiro dobbiamo uscire pronti, i punti a inizio stagione pesano. La nostra Champions è la salvezza”.


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“Le sconfitte aiutano, ma senza retorica”

Dopo due retrocessioni all’ultima giornata con Frosinone e Venezia, questa volta ce l’ha fatta. “È stata una liberazione, nel nostro mondo è facile essere etichettati. Ma non mi esalto, così come non mi dispero se le cose vanno male”.

A Lecce fece la prima esperienza in Serie A, nel 2011, e fu esonerato. Si è chiuso un cerchio? “È stata una riconciliazione. Nel 2011 non ero maturo, ma l’esperienza mi ha fatto crescere. Però non bisogna esagerare con la retorica delle sconfitte che insegnano. Iniesta dice che in Spagna, dopo le partite, ai ragazzini viene chiesto se si siano divertiti e se abbiano giocato bene, non si parla del risultato. La grande Roja nasce lì”.

In Spagna puntano sui giovani. “Ne ho fatti crescere tanti. A Roma ho fatto esordire Zaniolo al Bernabéu, in Champions. Camarda è maturato, è stato sfortunato a stare fuori quattro mesi, ma, per l’età che ha, da noi ha giocato tantissimo. Ora può giocarsi la sua chance al Milan”.

Guardiola ct? DiFra si affida a Leonardo e Maldini

Le piace l’ipotesi Guardiola ct? “Mi fido di Leonardo e Maldini, che, come compagno in Nazionale, non tralasciava niente. Sono sicuro che sapranno trovare la persona giusta. Quanto a Pep, è di casa in Italia, a partire dalla mia Pescara, grazie al legame con Manuel Estiarte”.

Ha mai visto un allenamento di Guardiola? “Sono interessanti, ma non sono fatti per il copia e incolla. Ognuno ha le sue idee”.

Conosce Malagò? “Quando allenavo la Roma, veniva a trovarmi prima di tutte le partite in casa. Parlavamo poco di calcio e tanto di vita. Mi aiutava a sciogliere la tensione”.

Programmazione e disciplina

Com’è ripartire senza Pantaleo Corvino? “Mi ha dato tanto. Condividevamo l’idea che nulla si improvvisa, si programma tutto. Un approccio che ha anche il nuovo direttore sportivo, Trinchera”.

Lei prova a limitare l’uso dei cellulari fra i giocatori. Ci riesce? “A tavola sono banditi, lì si parla. Per il resto, è impensabile togliere loro del tutto i social, che io non uso”

“Sono i giocatori a renderci migliori”

Lei ha mai visto giocare suo figlio Federico con la maglia del Catanzaro? “No. Negli anni l’ho visto a Ferrara, una volta a Bologna e una a Lanciano. Non amo gli spalti: è tutta una chiacchiera, non ti godi la partita. Meglio a casa con gli amici, una birra fresca e due arrosticini”.

Consiglierebbe a Federico di fare l’allenatore? “Certo, è bellissimo. Intanto, sono felice che abbia deciso di studiare Lettere. Per un calciatore è importante pensare al dopo. Si evita di trovarsi spiazzati”.

L’ultimo libro che ha letto? “Inside, il racconto di Boris Becker della sua esperienza in carcere. Ho amato Elogio dell’ignoranza e dell’errore di Carofiglio”.

Oggi si parla più di allenatori che di calciatori. Perché? “È una stortura metterci al centro del discorso. Dobbiamo ricordarci che sono i calciatori a renderci bravi agli occhi degli altri. Il nostro compito è guadagnare la loro fiducia”.

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