Inter News 24
·22 aprile 2026
Dimarco e il caso difesa dopo Inter Como: si parla di difesa a 4, ma siamo sicuri che sia la scelta giusta?

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L’Inter conquista la finale di Coppa Italia superando il Como per 3-2 in una partita rocambolesca, ribaltando il doppio svantaggio iniziale dopo lo 0-0 dell’andata. Nonostante il traguardo raggiunto grazie alla doppietta di Calhanoglu e alla rete di Sucic, la serata di San Siro ha sollevato pesanti interrogativi sull’atteggiamento difensivo di Federico Dimarco. L’esterno azzurro è apparso in netta difficoltà nel contenere l’esuberanza lariana, evidenziando limiti che riaccendono la discussione sul modulo futuro di Cristian Chivu.
L’episodio del primo gol è emblematico: Dimarco si è lasciato sfuggire Van Der Brempt con una facilità eccessiva, mostrando un atteggiamento poco consono a un difensore vero. Spesso fuori posizione, ha pagato l’assenza di una copertura estremamente difensiva, dato che ieri agiva con Carlos Augusto come braccetto sinistro. Questa configurazione lo ha esposto a continui uno contro uno senza la protezione dei titolari abituali.
I numeri stagionali di Dimarco in fase di non possesso confermano queste lacune: con 0.9 intercetti e 1.6 contrasti medi a partita, il suo contributo appare deficitario per una linea a quattro. Con 3.8 palle recuperate medie, ma solo 0.6 nel terzo offensivo, e 0.6 dribbling subiti per gara, è chiaro che il suo habitat naturale resti la corsia a tutta fascia nel 3-5-2. In questo sistema, le sue doti balistiche eccezionali sono esaltate, mentre i limiti nel posizionamento e i pochi rinvii difensivi (0.8 a partita in Serie A) vengono mascherati.
In definitiva, Dimarco si conferma un calciatore fortissimo in fase offensiva, capace di fare una differenza enorme grazie a una qualità nei piedi fuori dal comune. Proprio questa sua dote eccezionale nel creare superiorità e crossare con precisione millimetrica rappresenta un’altra ragione fondamentale per cui non dovrebbe essere sacrificato nel ruolo di terzino in una difesa a quattro. Per l’Inter di Chivu, limitare il suo raggio d’azione allontanandolo dalla porta avversaria significherebbe depotenziare una delle armi più letali della squadra.









































