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·24 giugno 2026
Donati: «Non è normale che l’Italia non partecipi al Mondiale! Nuovo format? Tante squadre hanno più opportunità»

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In un’intervista in esclusiva a CalcioNews24, Massimo Donati ha commentato l’attuale Mondiale in corso tra Canada, Messico e Usa. In particolare si è soffermato a parlare del ricambio generazionale, del nuovo format voluto da Infantino e di tanto altro. Di seguito alcuni estratti delle sue dichiarazioni:
Finora abbiamo visto nazionali emergenti mettere in difficoltà squadre più quotate. Il livello del calcio internazionale si sta livellando oppure le grandi nazionali stanno attraversando una fase di ricambio generazionale?
«Ma non credo alla seconda cosa che hai detto, si crede che tutte le altre squadre si stanno preparando, si stanno evolvendo, hanno allenatori molto bravi, organizzati e preparati che portano le varie nazionali a crescere e a crescere di livello, a livello organizzativo, a livello difensivo, a livello di proposta di gioco. Quindi c’è una crescita, secondo me, globale di conoscenza del gioco, delle tattiche, di queste cose che poi ti permettono di competere con nazionali che sulla carta sono maggiori. E un altro dato importante, secondo me, sempre parlando delle squadre minori, sono la fame, la determinazione, la voglia di farsi vedere in una competizione, la competizione del calcio, la competizione più importante, perché ti dà una visibilità, un’opportunità incredibile per poi andare magari in squadre blasonate, che magari giocatori di nazionali minori non sono visti o sono in campionati con meno visibilità, hanno una determinazione, una voglia di far vedere che possono starci anche loro e di poter fare un salto importante e determinante. Questa cosa fa sì che appunto si presentano in campo anche contro giocatori veramente forti, nominati, famosi, che gli fa dare tutto ed è bello da vedere».
Sei quindi a favore del nuovo format allargato voluto da Infantino?
«Ma sì, nel senso più nazionali si vedono è meglio, sono nazionali che nella mia vita, ho sentito nominare poco, ma invece ci sono e sono anche bravi e quindi perché no, dare l’opportunità a più squadre di partecipare a un mondiale che è la competizione per eccellenza, secondo me è una cosa positiva. Dal punto di vista europeo, qua chiamo in gioco l’Italia che non è stata qualificata e alla fine è passata una squadra per girone, magari quello si poteva sistemare un po’ perché non è normale che alla fine l’Italia non ci sia. Poi è vero che ci sono stati i play-off e tutte quelle cose, però è stata un po’ limitante».
Da allenatore, qual è l’aspetto più difficile da gestire in un Mondiale?
«L’organizzazione senza dubbio, anche perché gli allenatori delle nazionali non hanno tantissimo tempo a disposizione durante l’anno per i campionati, per le tante competizioni che hanno i giocatori, però dare l’organizzazione e un’identità alle proprie squadre è fondamentale, questo vale per il nazionale ma vale per tutti gli allenatori. Cercare di dare più organizzazione possibile, dare identità, dare grande voglia, fiducia, determinazione di quello che si fa, poi quelle sono le cose che un allenatore può controllare, poi in campo se un giocatore sbaglia un gol, sbaglia un passaggio o il portiere sbaglia un intervento, quello ci può far poco, però quando riesci a dare queste cose riesci ad essere ben messo in campo e a fare la tua partita la maggior parte delle volte».







































