LazioPress.it
·25 marzo 2026
Dossena: “Italia? Speriamo di invertire la rotta. Abbiamo poco in termini di talento. Sulla gestione di Lotito..."

In partnership with
Yahoo sportsLazioPress.it
·25 marzo 2026

In occasione degli imminenti playoff a cui è chiamata la nazionale italiana per le qualificazioni ai Mondiali di giugno, è intervenuto l'ex campione del Mondo nel 1982, l'allenatore e dirigente sportivo con un passato anche in biancoceleste, Beppe Dossena.
Mondiali? Peggio sarebbe non andare, scontiamo anni di poca gloria però sarebbe meglio sempre andare, io sono di questo avviso.
Non lo so, lo vedremo, lo vedremo giovedì, lo vedremo. Abbiamo un traguardo, siamo l'Italia, dobbiamo andarci e queste sono tutte le attese che abbiamo vissuto, tutte le parole che abbiamo sentito e poi quando si è trattato di scendere in campo non ce l'abbiamo fatta, speriamo ecco di invertire la rotta, di riuscire a farcela questa volta però mi sembra di ripercorrere le stesse cose, di rivedere lo stesso film del passato, mi auguro che il finale sia totalmente diverso.
Abbiamo poco in termini di talento, questo sì, è fondamentale però quelle caratteristiche a cui facevi accenno tu, perché noi non abbiamo giocatori che possono cambiare la partita, non abbiamo giocatori che la possono condizionare e quindi è ovvio che ci dobbiamo tenere stretto questa volontà, il desiderio, la grinta, la determinazione perché se la mettessimo su un altro piano faremmo veramente fatica, intanto pareggiamo l'agonismo dei nostri avversari e poi magari cerchiamo di attingere la nostra capacità di vivere la partita, di usarla e di capire i momenti, questo sì, cosa che non c'è successo in passato.
È un punto di vista perché l'atmosfera, i giornali, i media, i tifosi, dobbiamo andarci, dobbiamo andarci, certo sì, però dopo c'è la gestione della pressione che è singola di ognuno di noi, dei calciatori, quindi quella parte lì la deve gestire l'allenatore nei migliori dei modi, non portarli troppo carichi, non portarli troppo ansiosi e quindi fare luce solo sulle cose importanti, essenziali. Io come dico sempre se hai un metodo, se hai un modo di stare in campo, se hai le idee, se ti attira quello che devi fare, un po' di pressione te la togli, è certo che se non hai neanche questi appoggi diventa dura perché allora la pressione può diventare un problema, però non possiamo neanche farne a meno, non possiamo neanche nascondere, questo c'è, quindi è un dato di fatto, però è l'ambiente, in questo caso è l'allenatore che deve portarli alla giusta temperatura.
La comunicazione dell'allenatore diventa fondamentale ai tempi di oggi, perché molte volte noi allenatori, mi ci metto anch'io finché l'ho fatto, è credere che i calciatori abbiano lo stesso tuo punto di vista, le tue stesse aspettative, le tue stesse volontà, i desideri, i sogni, mentre ognuno di noi ha fatto alla propria maniera, quindi sarebbe sbagliato generalizzare: “dovete pensare al vostro paese, c'è un paese che vi guarda”. Sì, secondo me sono discorsi che si devono fare, toccare al minimo indispensabile, ma poi tu uno per uno dei ragazzi che hai di fronte devi trovare una chiave di comunicazione, di rapporto, perché non tutti sono uguali, questo è ovvio e quindi c'è qualcuno che sente di più una cosa, un altro che è più sensibile, però bisogna trovare gli argomenti giusti per portare la squadra nel migliore dei modi in campo.
Politano a tutta la fascia non è che mi faccia impazzire: ho la sensazione che si perda un po' poi durante i 90 minuti, è ovvio che un allenatore ha le proprie capacità, le proprie caratteristiche, anche un selezionatore che non vede la squadra tutti i giorni e ha poco tempo per mediare, ha poco tempo per matchare quelle che sono le sue idee, le sue caratteristiche rispetto a quello che ha. L'allenatore nazionale ha un vantaggio, può scegliersi ciò che vuole, i giocatori che vuole e adattarli, questo sì, non c'è poco tempo. Io come tutti quelli che sono passati in quel ruolo, è inutile chiedere stage, inutile chiedere, non ha senso, non ha senso, il tempo è questo, punto, bisogna fare con quello che si ha, è inutile che va, perdiamo il campionato, non ti permettono nulla, sbagliato o giusto che sia, bisogna prendere atto di una situazione e quindi lavorare su quei pochi giorni, su quei pochi momenti ed ecco che secondo me lì sta anche la paura delle persone, degli uomini, degli allenatori, che capitalizzare il poco tempo con il quale sta la squadra. Io ho apprezzato che magari c'è anche il dopo, c'è anche la settimana prima, quindi lui ha tenuto i rapporti magari durante la settimana, anche se non era una settimana dedicata alla nazionale, ecco, questo è che secondo me si possono accorciare le distanze, si possono coinvolgere le persone e mi sembra che lui l'abbia fatto.
Sai, la Sampdoria è un mistero, cioè è un mistero, non è un mistero. Quando fai di tutto per fare le cose totalmente diverse di quello che farebbe un imprenditore, un uomo dello spettacolo, dei professionisti. Se tu sbagli tutto quello che è possibile sbagliare, ti ritrovi in queste situazioni. Io dico che molti dei destini dei club sono legati alle proprietà, alle società e qui a Genova sembrerebbe che ci siano due presidenti, due direttori sportivi, due anime nella stessa squadra. Come si possono cambiare sette portieri in tutti questi anni? Secondo me questo sarà un caso da studiare negli anni e nei secoli. Se volete far andare le cose nel peggiore dei modi, studiate il caso Sampdoria di questi ultimi anni. Fate tesoro di quello che leggerete, informatevi, prendete appunti, studiate, perché non è possibile. Difatti questa gente non deve scherzare con il patrimonio e la storia di un club. Io dico che il club è di chi lo compra. I tifosi secondo me hanno il loro campo d'azione, che è quello di protestare, di farlo nei modi più educati possibili, però è la proprietà. Ma la proprietà ha un patrimonio e ha una grande responsabilità.
Non deve prendere in giro i propri tifosi. Qualsiasi cosa stia facendo che sia chiara, che sia valutata agli occhi di tutti. Non faccia sognare nessuno, non prenda in giro nessuno e dica esattamente come stanno le cose. Questo è quello che dovrebbe fare una società in questo momento. Perché sennò poi la domanda è chi te l'ha fatto fare di prendere un club? Chi te l'ha fatto fare di prendere una società con quella storia, con quella tradizione? Questi sono i misteri e poi ci sono ovviamente nel nostro calcio i tifosi, gli allenatori, gli abiti e poi c'è chi dovrebbe vegliare sulla buona gestione dei club, sul controllo delle proprietà, su conoscere effettivamente il patrimonio. Noi scontiamo in questi ultimi anni, quello che stiamo vedendo non è un caso, che se due le edizioni della fase finale del Mondiale non ci siamo, non è perché abbiamo pochi talenti, non è perché ci sono troppi stranieri, perché il sistema ha bisogno di correzioni.
Io sono stato lì, responsabile del settore giovanile, con una delle persone secondo me con una profondità di ragionamento, con una sensibilità, con un equilibrio straordinario, che è stato Giovanni Cragnotti. Purtroppo è stato troppo poco alla guida della società, poi subentrò il fratello, io ho avuto il piacere e l'onore di stargli vicino, quindi era una persona che trasmetteva passione. Quello che secondo me forse i proprietari di oggi, o alcuni proprietari di oggi, dovrebbero far crescere all'esterno è la passione oppure la capacità di gestire il club. Io ho la sensazione che i rapporti tra Presidente Lotito e la tifoseria siano a minimi termini, se non addirittura sia un rapporto impossibile da ricucire. Ai tifosi rimane la protesta, ai tifosi rimane l'assenza dallo stadio, ma altro non possono fare, quindi il Presidente Lotito ha tutto il diritto di guidare la società come crede, secondo me in passato l'ha fatto anche bene. La mia sensazione è che lui aveva veramente poca empatia, che non è un danno irreversibile, perché ognuno di noi non è fatto la stessa maniera, però ho tanti piccoli segnali che mi fanno credere che quel rapporto non si possa più ricucire. Non so cosa possa succedere, perché cambiano le cose, però la squadra ultimamente, almeno in questo ultimo periodo, ha dato segni di risveglio.
L'allenatore si deve occupare delle questioni di campo. Non si deve caricare di nulla di più di quello che è chiamato a fare. Poi certamente ci sono situazioni più facili o meno facili, ma allenatori di esperienza come Sarri possono assolutamente uscire e guidare la squadra nella giusta direzione. Secondo me erano tutte cose risapute, tutte cose che ci si doveva aspettare. Abbiamo dato un compito in più all'allenatore perché lui pensava di trovare il modo giusto per mettere la squadra in campo, l'equilibrio migliore. Questo ormai è il compito degli allenatori, il rapporto, la comunicazione, stare vicino, porre dei principi, dei vincoli. Ormai è il compito dell'allenatore, ma è così da tutte le parti.









































