Dossena: «Mancini deve difendere la squadra, ma si faccia sentire negli spogliatoi. I giovani devono essere consapevoli» | OneFootball

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·27 settembre 2026

Dossena: «Mancini deve difendere la squadra, ma si faccia sentire negli spogliatoi. I giovani devono essere consapevoli»

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Beppe Dossena, ex bandiera della Sampdoria, ha analizzato l’attuale momento della Nazionale Azzurra guidata da Mancini dopo la sconfitta con il Belgio

La sconfitta per 2-0 contro il Belgio ha lasciato il segno in casa Italia, che domani si appresta ad affrontare la Turchia di Montella nella seconda giornata di Nations League. Dell’attuale momento della Nazionale ha parlato l’ex bandiera della Sampdoria Beppe Dossena in una lunga intervista all’edizione odierna di Tuttosport.


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Dossena: il richiamo a Mancini dopo il Belgio

Nel suo intervento, l’ex centrocampista ha commentato le parole di Mancini nell’immediato post gara, auspicando un atteggiamento incisivo dentro lo spogliatoio: «Un allenatore deve sempre difendere il lavoro dei suoi giocatori in Tv, ma poi mi auguro che sia stato spietato nello spogliatoio. Spietato. Non interrompiamo un trend negativo che ci portiamo dietro da troppo tempo».

Dossena: la posizione su Romano

Nel mirino delle critiche è finito anche Alessandro Romano, giovane talento del Cagliari reduce dall’esordio negativo in maglia azzurra. Su questo punto, l’ex blucerchiato ha espresso una posizione controtendenza: «Mi dispiace per il ragazzo, ma ben vengano le musate. Basta proteggere i giovani a prescindere: ha grandissime qualità e la partita si può anche sbagliare, ma deve sbatterci il muso e avere consapevolezza della prestazione».

Dossena: la ricetta per la rifondazione del sistema

Allargando l’analisi al futuro del calcio italiano, il giudizio è drastico sulla necessità di riforme strutturali per evitare ulteriori fallimenti internazionali: «Il sistema deve cambiare radicalmente, altrimenti tra quattro anni ci siederemo di nuovo sul divano a guardare gli altri giocare. Serve un presidente con poteri straordinari, il calcio non si riforma da solo».

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