Juventusnews24
·5 settembre 2026
Douglas Costa svela: «Agnelli venne da me dopo Bayern-Juve per chiedermi questo. Io bianconero grazie ad Alex Sandro»

In partnership with
Yahoo sportsJuventusnews24
·5 settembre 2026

Douglas Costa, ex esterno offensivo della Juventus, si racconta in un’intervista a ChiamarsiBomber.com.
AVVENTURA ALL’AL-ITTIFAQ – «Prima cosa perché è l’unico paese in cui non ho giocato dopo aver fatto un bel giro… (ride ndr). Al di là di questo, il progetto è bello, non ci sono solo io, c’è Mario (Balotelli), c’è Dani (Baselli), che ha giocato nel Toro. Penso che possiamo fare delle belle cose, io ho molto entusiasmo riguardo questa scelta»
ESPERIENZA AL CHIEVO – «Col fatto che a Dubai avevano gli slot per gli stranieri già pieni è nata la possibilità di venire al Chievo, club da cui sono stato sorpreso in maniera positiva, sia per le strutture che per le persone che ci lavorano. Quando sono arrivato qui a Verona mancavano 3/4 mesi per finire il campionato, posso dire che se fossi arrivato prima avrei potuto fare un po’ meglio e magari anche portare la squadra in Serie C, quello era il mio obiettivo. Devo essere sincero, quando sono arrivato al Chievo pensavo fosse solo un posto dove ‘aspettare’ prima di andare a Dubai, dopo ci ho preso gusto, qui mi hanno trattato benissimo. Anche i miei compagni di squadra mi hanno accolto benissimo, mi hanno dato una grandissima mano. All’inizio ho dovuto abituarmi al contesto della Serie D, poi ho iniziato a fare ciò che sapevo fare ed è andata benissimo, anche grazie ai compagni appunto. Anche gli avversari mi hanno sempre trattato benissimo, post partita era sempre un macello, pieno di tifosi».
GUARDIOLA – «Non è proprio un uomo di spogliatoio, lui ha le sue idee chiare, chi vuole seguirlo gioca, chi non vuole aspetta. Lui è un malato di calcio, parla sempre di calcio e vuole sempre migliorare. Dal primo all’ultimo giorno è calcio vero, certo si lavora anche sul fisico, ma c’è sempre la palla. Vuole sempre il massimo da te, ti stimola a fare sempre meglio».
JUVENTUS – «Il passaggio dal Bayern alla Juve è stato diverso da quello da Shakthar a Bayern. Arrivavo già da un livello più alto, e loro li avevo già affrontati negli ottavi di Champions, erano sopra 2-0 da noi a Monaco poi Evra non buttò il pallone… Dopo la partita venne da me Agnelli per parlare e gli spiegai che io ero felice a Monaco, e finì là. Poi andai con la Nazionale Brasiliana in Australia per un’amichevole contro l’Argentina e con me c’era Alex Sandro. Guardiola era andato via dal Bayern ed era arrivato Ancelotti che preferiva puntare su Robben e Ribery mentre io volevo andare al Mondiale e avevo bisogno di giocare, e glielo dissi. Lui non voleva che andassi via, ma mi disse che alla fine della stagione sarei stato libero di andare. Racconto questo perché fu proprio Alex Sandro, lì in Australia, a chiedermi se volessi andare alla Juve. Gli dissi di sì e lui avvisò Paratici che a sua volta contattò il mio agente. Avevo anche l’opzione Liverpool, ma ho guardato innanzitutto dove sarei stato importante per la squadra. Avevo anche parlato con Coutinho che però mi disse che stava andando al Barcellona, e io volevo almeno un brasiliano con me e a Torino c’era Alex Sandro che alla fine mi ha convinto. Pensavo che arrivando dal Bayern sarei stato subito titolare, ma poi ho beccato Mandzukic in una forma strepitosa e ho dovuto aspettare 5 o 6 mesi. Entravo sempre ma non iniziavo mai le partite. La mia occasione è arrivata in una sfida contro il Napoli al Maradona, nemmeno Sarri si immaginava che Allegri mi avrebbe messo in campo. Ho fatto un partitone e abbiamo vinto 1-0 con gol di Higuain. Da lì in poi giocavo spesso, tanti minuti, anche perché arrivavo da un calcio diverso, in cui avevamo sempre la palla, e in Italia invece ho dovuto imparare tante nuove cose. Quando stavo in forma però, da lì in poi, giocavo sempre, con Allegri ero sempre in campo».
ALLEGRI E SARRI – «Con Sarri io non avevo problemi, era più un ‘fare gioco’ rispetto ad Allegri, potrei dire più vicino a Guardiola, spingere e pressare alto: quello che a me piaceva di più. Due esperienze diverse da cui ho imparato tanto, due allenatori fortissimi».
PALO CONTRO L’AJAX – «La partita prima avevamo passato il turno contro l’Atletico, io arrivavo da un infortunio, avevo fatto di tutto per poter essere in campo e entrai nel secondo tempo. Ci fu tanta sfortuna, se fosse entrato quel pallone sarebbe cambiata la storia. Ho una partita che ho sempre bene in testa, era una Juve fortissima che aveva tutto per vincere qualsiasi cosa, anche la Champions. Ma anche l’anno prima, quando stavamo 3-0 in vantaggio al Bernabeu…».
CRISTIANO RONALDO – «Innanzitutto io ho vissuto Ronaldo, e posso dire che è un fenomeno. Non ho vissuto in prima persona Messi però l’ho visto giocare… Mi piacciono entrambi, sono due talenti diversi, mi piace più Messi perché è più vicino al mio tipo di calcio, ma giocare con Ronaldo era un sogno, quando giocavo nel Gremio a 17 anni e lui era nel Manchester United era il mio idolo assoluto. Lui ha la testa diversa dagli altri è anche per quello che ha raggiunto tutti quegli obiettivi, e io tifo affinché arrivi al traguardo dei 1000 gol in carriera, se lo merita, lavora tantissimo tutti i giorni. Dietro le quinte è una persona normalissima, stavamo spesso con lui perché parlava portoghese. L’unica differenza tra lui e gli altri è che è un fenomeno e ha vinto tutti quei palloni d’oro. Di lui e con lui ho bei ricordi, posso dire che quando decide di fare una cosa, la fa, su quello è il numero uno. Avere Cristiano Ronaldo in squadra significa iniziare la partita 1-0».
BREMER E DOUGLAS LUIZ – «Sono due giocatori fortissimi. Douglas è tornato, ha tutte le qualità per fare bene e secondo me ha iniziato benissimo. Bremer è sempre stato forte, e anno dopo anno migliora sempre più: non voglio fare paragoni ma sta seguendo le orme di difensori come Chiellini, sta prendendo quella strada».
CONCEICAO – «Secondo me è il giocatore giusto, ha l’uno contro uno, ha tutto, tutte le qualità. Devono lasciargli fare ciò che è abituato a fare, a me piace, è veramente forte. È un giocatore che crea tantissimo, è un giocatore importante per la rosa della Juve».
Live







































