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·13 gennaio 2026

Edison pensa al ritorno in Borsa dopo il delisting del 2012

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Il gruppo francese Électricité de France (Edf), che controlla la Edison, ha deciso che la società italiana, guidata da Nicola Monti, è pronta per il ritorno in Borsa. A riportarlo è l’edizione odierna de Il Sole 24 Ore.

Questa strategia è stata messa a punto appena prima delle vacanze di Natale e si appresta a entrare nel vivo da metà febbraio, quando sarà organizzato il cantiere per l’Ipo del gruppo di Foro Buonaparte con la scelta delle banche a servizio dell’operazione. Già individuata la piazza di quotazione di riferimento che sarà Milano.


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Dalla stessa Edison è poi arrivata una conferma parziale di questa strategia sottolineando però come il processo di valutazione sia ancora in corso e una decisione definitiva non è ancora stata presa. Proprio in questa ottica vanno letti i diversi incontri a Parigi delle ultime settimane, nei quali sarebbero stata definita la strada percorrere nell’ambito del processo di valorizzazione allo studio per la controllata del gruppo francese Edf.

Le opzioni esaminate da Edf per il futuro di Edison erano essenzialmente due, oltre alla quotazione in Borsa, la vendita di una minoranza a un fondo specializzato e anche la cessione della totalità della società. La scelta è ricaduta sulla prima opzione, ovvero la quotazione in Borsa. Il piano, ancora in via di definizione, prevederebbe il collocamento di una quota fino al 30% della società energetica, mentre l’individuazione delle banche che saranno chiamate a organizzare il cantiere dovrebbe essere definita, secondo alcune fonti, entro metà febbraio. La piazza di quotazione, sempre secondo le stesse fonti, sarà come detto Milano.

Per Edison l’opzione decisa dall’azionista francese rappresenta un ritorno a piazza Affari dopo la riorganizzazione che nel 2012 portò i soci italiani raggruppati intorno ad A2A fuori dal libro soci di Foro Buonaparte in cambio delle centrali di Edipower e soprattutto dopo l’Opa di Edf che sancì il delisting del gruppo. La società che si riaffaccia a piazza Affari è però cambiata profondamente nell’ultimo decennio, complice un piano cessioni che ha portato nelle casse risorse importanti e una rifocalizzazione sulla transizione verde.

Si parla poi di un valore intorno a 10 miliardi per quanto riguarda Edison, che si presenta al mercato con un bilancio che non ha più debiti, ma produce cassa: al 30 settembre 2025 nei conti della società energetica è iscritto un saldo a credito di 618 milioni di euro, rispetto al debito di 313 milioni del 31 dicembre 2024, e questo per effetto dei flussi di cassa operativi, ma anche, come detto, delle dismissioni di Edison Stoccaggio e di altri asset non strategici, come la centrale termoelettrica di Sesto San Giovanni e la partecipazione in Elpedison, per circa 850 milioni complessivi.

Il dato sulla posizione finanziaria netta è da leggere insieme a un conto economico che registra buoni tassi di crescita e macina utili. Il gruppo registra a fine settembre (ultimi dati disponibili) ricavi in crescita a 13,3 miliardi (+22%), un’Ebitda di 1,08 miliardi (da 1,39 miliardi del 2024) e un utile netto di 251 milioni. Per fine anno il gruppo stima un Ebitda tra 1,3 e 1,4 miliardi, nella parte alta della forchetta inizialmente individuata.

Quanto basta per delineare una valutazione del gruppo che, secondo le prime stime, potrebbe aggirarsi appunto intorno ai 10 miliardi di euro. Il che significa, per l’azionista transalpino incassare 2-3 miliardi a seconda della valutazione su cui si posizionerà la società energetica e delle quota che sarà collocata sul mercato. Risorse preziose per il CEO di Edf, Bernard Fontana, pronto a sacrificare alcune attività per spingere sugli investimenti nei nuovi reattori nucleari tenendo sotto controllo un debito importante. Tanto più che in questo caso la valorizzazione di Edison non coincide con la perdita del controllo. almeno in questa fase.

L’ipotesi di una vendita e di una valorizzazione di Edison da parte dell’azionista francese è stata più volte ventilata nel corso della gestione transalpina. Il gruppo francese in alcune fasi avrebbe anche ipotizzato la cessione dell’intera partecipazione. Tant’è che, nel mezzo delle riflessioni, molti attori e player del settore avrebbero esaminato il dossier: da A2A a Plenitude, la controllata di Eni. La scelta di procedere con la quotazione frena così per il momento le ambizioni degli altri attori del settore, a meno che ci sia una marcia indietro per quanto riguarda la quotazione in Borsa che però a questo punto sembra imminente.

(Image credit: Depositphotos)

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